Archivio per la categoria ‘3.3 Fitoterapia’

A.I.F.F.
Associazione Italiana Fitoterapia e Fitofarmacologia

Secondo la teoria delle signature la Melissa è pianta di Venere per eccellenza, cioè pianta medicinale per i disturbi femminili. Infatti, conosciuta fin dal Medioevo per le sue proprietà antiisteriche e sedative, è capace di curare disturbi gastrici e nausee da ipereccitabilità, amenorree e dismenoree di origine psichica.

Curiosità: La Melissa è anche conosciuta come Cedronella, Erba limona o Erba cedrata. Nel X secolo gli arabi la utilizzano come cordiale e contro la malinconia. La melissa entra nella composizione della “chartreuse” del “bénédictine”.

La Melissa è uno degli ingredienti della nota “Acqua antisterica dei Carmelitani Scalzi”, rimedio utile in caso di insonnia ed eccitazione nervosa.

Un po’ di storia: il nome Melissa deriva dalla radice indoeuropea “Mel”, la stessa da cui proviene il termine “miele”. La sua è una storia antica, essendo stata coltivata da molte civiltà, come gli Arabi, i Romani, Francesi, che già ne conoscevano le molte proprietà curative. In greco significa pianta delle api, a dimostrare la predilezione che questi insetti hanno per la pianta. Durante il medioevo la melissa conobbe un periodo di fama come erba medicinale, infatti, Carlo Magno ne aveva ordinato la coltivazione nei giardini medicinali del regno

Botanica: la Melissa fa parte della famiglia botanica delle Lamiaceae (o Labiatae) che comprende circa 3.000 specie diffuse in aree temperate e nella regione mediterranea. Si tratta di piante prevalentemente erbacee, ma non mancano suffrutici e piccoli arbusti. I fusti giovani sono a sezione quadrangolare; le foglie sono opposte, spesso verticillate o semplici e prive di stipole. Le infiorescenze sono formate da gruppi di cime più o meno contratte, riuniti a formare strutture con aspetto simile a spighe o più raramente a capolini. I fiori, ermafroditi e zigomorfi, hanno calice gamosepalo e corolla gamopetala, con le basi dei petali saldate in un tubo che si apre con labbro superiore formato da due petali e in uno inferiore formato da tre petali.

Habitat: terreni freschi, incolti dal piano alle zone montane, intorno a boschi e lungo le siepi.

Parti utili: si utilizzano, a scopo terapeutico, foglie e sommità fiorite (Melissae folia F.U.I. IX)

Principi attivi: Olio essenziale (0,05-0,1%, prodotto dai tricomi ghiandolari) contenente citronellale, citrale a e b, acetato di eugenolo e geraniolo, altri mono e sesquiterpeni (beta-cariofillene, germacrene D). Acidi triterpenici (ac.ursolico, ac.oleanolico, ac.pomolico). Acidi polifenolici con legame glicosidico (ac.rosmarinico, ac.clorogenico, ac.caffeico, ac.ferulico, ac.protocatechico). Flavonoidi (luteolina, luteolin 7-O-beta-D-glucopiranoside, apigenin 7-O-beta-D-glucopiranoside, luteolin-7-O-beta-D-glucuronopiranoside, luteolin 3’-O-beta-D-glucuronopiranoside, luteolin 7-O-beta-D-glucopiranoside-3’-O-beta-D-glucuronopira-noside, quercitroside, rhamnocitrina, isoquercitrina, cinaroside. ramnazina). Tannini; polisaccaridi.

Proprietà curative: antispasmodica,  coleretica, emmenagoga, antibatterica, afrodisiaca, antiacida, ansiolitica, sedativa. Recentemente è stato dimostrato che flavonoidi e triterpeni esercitano anche un’azione antistaminica. L’acido rosmarinico, presente anche in altre Lamiacee, possiede un’ AZIONE ANTITIROIDEA impedendo il legame dell’ormone ipofisario stimolante della tiroide (TSH) con i recettori di membrana specifici. La frazione polifenolica ed alcuni componenti dell’olio essenziale dimostrano invece una ATTIVITA’ ANTIVIRALE specifica contro Herpes virus. L’olio essenziale possiede PROPRIETA’ STOMACHICHE E CARMINATIVE stimolando inoltre la coleresi (secrezione biliare) e la diuresi, utili in caso di indigestione, crampi addominali e flatulenza.

Indicazioni terapeutiche: Stati neurotonici degli adulti e dei bambini. Sindromi ansiose e ansiose-depressive. Disturbi del sonno di origine nervosa. Disturbi funzionali gastrointestinali (nevrosi gastrointestinali quali dispepsia, aerofagia, flatulenza, nausea, vomito, gastrite, ulcera peptica, spasmi gastrointestinali), piccola insufficienza epatica, discinesie biliari. Manifestazioni dolorose di origine nervosa (psicosomatismi cardiaci quali palpitazioni, extrasistoli, tachicardia), vertigini, ronzii ed acufeni psicogeni originati da stress ed emozioni, emicranie di origine nervosa. Distonie neurovegetative della menopausa e della sindrome premestruale (dismenorrea), forme algiche in genere. Herpes labiale.

Controindicazioni ed effetti collaterali: ipotiroidismo; l’OE in dosi eccessive può provocare irrigidimento e sonno con rallentamento del respiro, ipotensione.

L’essenza pura di Melissa è considerata uno stupefacente ma poco tossica ed in piccole dosi provoca torpore e rallentamento dei battiti cardiaci.

Applicazioni:

  • Estratto Fluido           15 gocce 3 volte al giorno
  • Estratto Secco            200-300 mg 2 volte al giorno
  • Infuso di: Foenicum v., Citrus a., Genziana l., Melissa o., Valeriana o., Angelica a. – per l’aerofagia;
  • Infuso di: Achillea m., Angelica a., Cinnamomum z., Matricaria r., Melissa o., Passiflora i., Vaccinum m. – per il trattamento della colite;
  • Infuso di: Hypericum p., Hyssopus o., Melissa o., Rosmarinus o. – per il trattamento della depressione;
Bibliografia
– C. Di Stanislao, O. Iommelli, L. Giannelli, G. Lauro – “Fitoterapia comparata” – Massa Editore
–  “Enciclopedia della Fitoterapia” – Ed. Riza
– “Erbe buone per la salute” – Ed. Giunti Demetra
– “Guida alla Medicina Naturale” – Ed. Selezione
– C. Monti – “Le erbe aromatiche e le spezie. Cucina, salute e bellezza” – Ed. Xenia
– “Natura&Salute” – Ed. De Agostini
– “I miei fiori e le mie piante” – Alberto Peruzzo Editore
– G. Pasqua et al. “Botanica generale e diversità vegetale – II edizione”  – Piccin
– Altre fonti: web

Giuseppe Annunziata

LIVING ON AIR MAGAZINE NON DA’ CONSIGLI MEDICI

Nozioni ed informazioni fornite in questa rubrica hanno fine esclusivamente illustrativo e non permettono di acquisire l’esperienza necessaria per il loro utilizzo. Questa rubrica, pertanto, conserva solo l’intento di diffondere la pratica delle terapie naturali, senza tentare di offrire un consulto medico o di sostituirsi all’opinione di uno specialista!
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di Giuseppe Annunziata

Comuni disturbi di origine gastrointestinale – nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, meteorismo – possono avere un’eziologia sicuramente da ricercare in eventuali Intolleranze alimentari. La statistica clinica ne riporta un gran numero di casi che, fino a pochi anni fa, venivano riuniti sotto la diagnosi di allergia alimentare o, in mancanza di riscontri di natura biochimica, in sindrome psicosomatica. Malgrado talune manifestazioni organiche (eritemi cutanei, affaticamento muscolare, emicrania) palesassero da tempo un interessamento gastrointestinale o, quantomeno, alimentare, solo nel 1991 l’allergologo Allen P. Kaplan descrisse con esattezza la differenza che intercorre tra allergie ed intolleranze alimentari, indicando quest’ultime come allergie non allergiche, sottolineando l’aspetto patologico di interesse immunologico.

Inutile, ora, soffermarci sulla triste diatriba che esiste, in materia di Intolleranze alimentari, fra gli operatori del settore, più o meno vicini alla visione olistica della Medicina, che non riconoscono in toto tale fenomeno, in quanto non supportato da sufficienti prove di carattere scientifico, nonostante la letteratura clinica abbia riservato un piuttosto ampio capitolo a riguardo.

E’, tuttavia, necessario tener presente che si tratta di un fenomeno in largo sviluppo (circa il 40% della popolazione soffre di intolleranze alimentari o lo sospetta) e, per quel che riguarda la fisiologia, diverso da quello delle allergie.
Le allergie rappresentano il risultato di una risposta immunologica anomala che si verifica dopo che l’organismo sia venuto a contatto con una o più sostanze apparentemente innocue, ingerite od inalate. Si tratta, dunque, di una reazione immuno-mediata, costituita da meccanismi di ipersensibilità immediata. Tale reazione è dovuta alla produzione, da parte dei globuli bianchi, di anticorpi (gamma-globuline ed Immunoglobuline) che, legandosi all’antigene, lo inattivano. Nel caso delle allergie alimentari, le Immunoglobuline coinvolte sono le IgE: queste vengono sintetizzate a seguito della prima ingestione poi, in caso di seconda assunzione, reagiscono in maniera diretta con l’alimento producendo istamina. Il manifestarsi di un’allergia è, quindi, dovuto ad un’anormale capacità di produrre IgE specifiche in presenza di naturali antigeni introdotti in maniera fisiologica. La sintomatologia legata alle allergie è molto variabile e può interessare diversi organi ed apparati: si va da un interessamento della mucosa orale – con orticaria, gonfiore o edema –  alla regione oculare –  con sintomi di congiuntivite, lacrimazione ed edemi palpebrali – ed ancora all’apparato respiratorio – con episodi di asma bronchiale. Il quadro clinico di maggiore importanza è rappresentato dall’anafilassi sistemica manifestata da disturbi gatrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, prurito, orticaria) con successivo interessamento delle vie respiratorie (edema della glottide e laringospasmo); il culmine è il collasso cardiocircolatorio, o shock anafilattico.

Non del tutto differente è il tipo di reazione legata ad un’Intolleranza alimentare. Sicuramente si tratta di una reazione non IgE-mediata della quale non è possibile dimostrare una patogenesi immunologica. Numerosi studi clinici hanno, tuttavia, evidenziato un interessamento del sistema anticorpo-antigene a carico delle IgA. A differenza delle allergie, le Intolleranze alimentari sono dose-dipendente e con eziologia legata ad un aumentato passaggio di macromolecole antigeniche per alterazione della mucosa intestinale, conseguenza di fenomeni di disbiosi con presenza di candidosi nella mucosa del medesimo viscere e, relativo accumulo tossinico a carico di uno o più organi emuntori. In presenza di tale situazione è, quindi, compromesso il sistema immunitario intestinale. Un’ulteriore differenza è rappresentata dalla mancata immediatezza della reazione conseguente all’ingerimento dell’antigene e da una scomparsa dei sintomi nel momento in cui esso viene eliminato.

Le cause dell’insorgenza di intolleranze alimentari sono varie:
– condizioni genetiche (il figlio di due persone con intolleranze alimentari avrà il 40-60% di possibilità di contrarre anch’esso un’intolleranza alimentare);
– sostituzione, durante la prima infanzia, del latte materno con altro latte di origine animale o vegetale;
– svezzamento precoce;
– disturbi della digestione e dell’assorbimento di carboidrati, proteine e lipidi;
– ingestione di alimenti ricchi di ammine vasoattive, come tiramina ed istamina (formaggi fermentati o stagionati, salmone, aringhe, sardine, tonno, acciughe, sgombro, insaccati, fegato di maiale, pomodori, spinaci, bevande fermentate) o liberatori di istamina (pomodori, fragole, crostacei e frutti di mare, albume d’uovo, cioccolato, alcuni tipi di pesce ed alimenti in scatola);
– deficit enzimatici (deficit di lattasi nell’intolleranza al lattosio);
– presenza di sostanze tossiche naturali (aflatossine nei cereali) o aggiunte (coloranti ed additivi);
– effetto farmacologico indesiderato (causato dall’ingerimento di sostanze nervine);
– ipersensibilità a farmaci ed alimenti;
– azione fermentante su alcuni substrati ad opera della flora batterica del colon (vino ed alcolici);
– stress persistente e sensibilità cerebrale.

Nonostante l’eziopatogenesi differente, esiste una correlazione fra Intolleranze alimentari ed allergie. In primo luogo, un sovraccarico alimentare può, dopo lunghi periodi in cui si è sviluppata un’intolleranza, evolversi in allergia; in secondo luogo, le Intolleranze alimentari possono essere fenomeni predittivi dello sviluppo di allergie ad inalanti. (Calkhoven et al. 1991; Kemeny et al. 1991; Hidvegi et al. 2002).

Sia in caso di allergia che di intolleranza alimentare, si verifica una reazione avversa al cibo. Tali reazioni sono classificate in maniera differente da vari autori. L’Accademia Europea di Allergologia ed Immunologia Clinica classifica le reazioni avverse al cibo in: tossiche (che non dipendono dall’individuo ma dalla dose) e non tossiche (che dipendono dalla suscettibilità individuale e si divisono in Intolleranze ed Allergie).

Le metodologie diagnostiche in uso per determinare la presenza di un’Intolleranza alimentare sono varie e ciascuna di esse sfrutta differenti parametri di valutazione.

  • CITOTEST: si effettua mediante prelievo di un campione di sangue che viene messo a confronto con una serie di sostanze alimentari; al microscopio viene, dunque, valutato il livello di rigonfiamento dei granulociti e classificato secondo quattro livelli di allergia (lieve rigonfiamento, discreto rigonfiamento, notevole rigonfiamento e rottura). Numerosi pareri critici sono stati espressi sul citotest a causa della mancanza di prove scientifiche che ne supportino la validità. Esiste, per altro, un grande dilemma legato al tipo di sostanze utilizzate per la diagnosi: la reazione può essere valutata correttamente solo usando sostanze idrosolubili (caffè zucchero sale ecc.), mentre l’uso di sostanze solide (frumento, formaggio, mais ecc.) o oleose, determina una reazione di rigonfiamento dei globuli bianchi del tutto indipendente dalla presenza di allergia.
  • ALITEST: segue gli stessi principi di svolgimento e parametri di valutazione del citotest.
  • ALCATEST (Antigen Leucocytar Cells Test): successivamente ad un prelievo di sangue venoso vengono messi a confronto due campioni: uno posto a contatto con gli estratti alimentari, l’altro non esposto a tale contatto ed utilizzato come campione di controllo. I campioni vengono, quindi, analizzati per identificare alcuni parametri fondamentali – numero di granulociti e neutrofili, dimensioni cellulari e curve di distribuzione dimensionale – ed i grafici di tali dati confrontati per sovrapposizione. Un adeguato software, dunque, identificherà le reazioni con ciascun alimento classificandole in quattro categorie: alimenti non reattivi, alimenti con reazione moderata, alimenti con reazione grave ed alimenti con reazione estrema.
  • TEST KINESIOLOGICO: il fondatore della kinesiologia applicata è stato il Chiropratico George Joseph Goodheart Jr. che sperimentò il test muscolare, messo, poi, a punto dal Dr. Kendall. Il test muscolare, che consente di valutare la risposta del sistema nervoso della persona a fronte di differenti fattori di tipo strutturale, biochimico, emozionale ed energetico, è considerato il codice per comunicare al corpo, senza la mediazione della mente. Il paziente viene messo a contatto con estratti degli alimenti (attraverso contatto diretto con fiale che lo contengono o somministrazione sublinguale) e successivamente se ne valuta il tono muscolare: cali di forza od indebolimento muscolare suggeriscono la presenza di un’Intolleranza alimentare.
  • DRIA TEST: rappresenta una variante del test Kinesiologico, nel quale la forza muscolare è rilevata da un computer mediante sensori collegati al paziente.
  • VEGA TEST: test di bio-risonanza dove il paziente entra in contatto con delle fiale test attraverso un macchinario che ne identifica un eventuale intolleranza o sovraccarico.
  • E.A.V. (Elettro-agopuntura secondo Voll): test di bio-risonanza che effettua misurazioni elettrofisiche in specifici punti di Agopuntura dislocati su mani e piedi. Le frequenze degli alimenti sono già memorizzate nel software. Secondo le teorie della fisio-bio-cibernetica, se si lascia passare attraverso un meridiano di Agopuntura una determinata corrente a bassissima tensione, questa deve entrare ed uscire invariata: il rilevamento di un indice di caduta suggerisce  la presenza di un «ostacolo» lungo il decorso del meridiano, quindi, un probabile difetto bio-energetico a carico dell’organo interessato. A questo punto, dunque, prendendo in considerazione quanto detto dal Prof. Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, il quale sostiene che ogni evento fisico precede sempre un evento chimico, non risulta impensabile sostenere che una suddetta caduta di energia suggerisca una prossima insorgenza di disturbi organici a carico dello stesso organo, magari ancora non evidenziati da relativi esami biochimici.

Dall’esito del test, qualunque esso sia, si evince che, nella stragrande maggioranza dei casi, il sovraccarico è causato dagli alimenti che si assumono abitualmente. Questo perché tali alimenti provocano uno stato di momentaneo malessere, non così evidente da causare un rifiuto, ma tale da giustificare un rilascio di endorfine, le quali, a loro volta, creano uno stato di apparente benessere, pertanto l’organismo richiede tale cibo per produrre queste molecole analgesiche.

Gli alimenti risultati positivi al test, che sono, quindi, causa di intolleranza, vanno momentaneamente sospesi dall’alimentazione (per un periodo variabile a seconda dell’intensità del sovraccarico, ma, in ogni modo, non superiore ad uno o due mesi) e poi reintegrati con una dieta a rotazione. In questo modo, l’organismo subirà una desensibilizzazione a tali alimenti. Questo metodo si riallaccia al concetto di terapia omeopatica. La sospensione di tali alimenti può, talvolta, provocare disturbi come cefalea, stanchezza, nausea o vomito. Questo status, che può protrarsi per 2 o 3 giorni, è causato proprio dal mancato rilascio di endorfine.
Uno studio austriaco, pubblicato nel 2007 su International Journal of Obesity, ha messo il luce un importante interessamento del fenomeno delle intolleranze alimentari sulle cause di obesità, malattia cronica associata ad un’infiammazione di basso grado e ad una crescente presenza di macrofagi nel tessuto adiposo (ATM). Le intolleranze alimentari sono responsabili dell’insorgenza di questi processi infiammatori che, a loro volta, inducono ad insulino resistenza per interferenza degli ATM con gli adipociti. Eliminando gli alimenti causa di tale intolleranza, si ottiene una riduzione dell’infiammazione, il ché permette, oltre al conseguente dimagrimento, un miglioramento dei disturbi totali ad essa correlati. Modulando l’infiammazione, quindi, si interviene anche sul metabolismo. In questo modo, il paziente dimagrirà non per riduzione della quantità di cibo assunto, ma per ottimizzazione del proprio metabolismo.
Le Intolleranze alimentari possono essere causa, come visto prima, di disturbi gastrointestinali e metabolici (diabete, dismetabolismi, iper/ipotiroidismo, sovrappeso, obesità, cellulite, colon irritabile, meteorismo, costipazione, diarrea) o non strettamente legati all’apparato digerente (allergie, asma, rinite; cefalee, emicranie, nevralgie; micosi, candidosi; disturbi del ciclo mestruale, perdite vaginali; aritmie cardiache, palpitazioni, ipertensione; disturbi del comportamento, depressione, insonnia, crisi di panico; artrite reumatoide, artrite; acne, eczema, orticaria, psoriasi; condizioni genetiche). Fattori aggravanti possono essere: terapie farmacologiche (cortisone, antibiotici, antinfiammatori); interventi chirurgici; inquinamento ambientale; frode alimentare; OGM. Ciò che è importante sottolineare, è che la relazione fra patologia ed intolleranza è probabilistica, nel senso che la patologia può dipendere dall’intolleranza, ma non dipende necessariamente da essa.

(tratto da: Tesi per Master in Fitoterapia ed Erboristeria “Approccio olistico alle Intolleranze alimentari” – candidato Giuseppe Annunziata)

(fonte foto: web)

 

Fumaria off. - sommità fiorita

Fumaria off. – sommità fiorita

A.I.F.F.
Associazione Italiana Fitoterapia e Fitofarmacologia

 

Curiositàdeve il suo nome all’acre ed acido odore che sprigionano le radici quando viene estirpata, od all’odore, molto simile a quello del fumo, emanato dalle foglie sfregate. Fumaria deriva dal latino (Fumus= fumo) per la credenza popolare di provocare lacrimazione qualora il succo venisse a contatto con gli occhi.

Un po’ di storia: la Fumaria era già nota nell’antichità come regolatrice delle vie biliari. Dioscoride e Galeno ne apprezzavano le proprietà benefiche sulla depurazione del sangue e prescrivevano la Kapnion (Gr.= fumo) per le malattie del fegato, per l’itterizia e per la dermatosi.

Nel 1500, veniva chiamata Fumus Terrae perché si credeva fosse generata dalle emanazioni di vapore emesse dal terreno che, dopo la pioggia, consolidandosi, assumevano aspetto di piante. Tale tradizione si è mantenuta anche oltreoceano: nell’America settentrionale, infatti, si credeva che non nascesse da un seme ma fosse un’emanazione della terra, ed il nome Fume Root descrive il modo con cui il fogliame verde bluastro si allarga sul terreno simile ad una nuvola di fumo.
Nella metà del XVII secolo, il medico erborista Culperer, rifacendosi a Dioscoride, si sofferma sugli effetti benefici della Fumaria per la vista, quando assunta sotto forma di succo fresco, sottolineando un (magari ignorato!) collegamento con la Medicina Tradizionale Cinese (si ricorda la correlazione fegato-vista).
Mattioli, nel 1885, la considerava il fitocomplesso specifico delle affezioni addominali. Secondo la tradizione popolare, la Fumaria assicura lunga vita, insieme al Frassino ed all’Angelica. Leclerc, verso fine ‘800-inizio ‘900, la raccomandava nei soggetti pletorici che abusano dei piaceri della tavola.
Più recenti studi hanno confermato l’azione antispasmodica dello sfintere di Oddi ad azione costante ed antalgico biliare (Roux e Coli., 1973) e l’utilità nelle manifestazioni epatodigestive dell’infanzia (J. Torlet, 1976).
Attualmente, in Germania, la Fumaria officinalis è approvata per l’indicazione: “coliche che interessano la colecisti e le vie biliari, insieme al tratto gastrointestinale“. E’, tuttavia, da non trascurare l’utilizzo tradizionale della Fumaria per affezioni dermatologiche, quali crosta lattea, eczema, scabbia. “[…]L’uso proprio della medicina popolare che impiega la pianta nel trattamento di svariate dermatosi potrebbe essere giustificato dall’azione depurativa della Fumaria e dalla presenza dell’acido fumarico che compare, come sostanza di sintesi in alcuni farmaci per il trattamento della psoriasi (Della Loggia R., op. cit., p. 215)”

Botanicala Fumaria appartiene alle Fumariaceae, famiglia dell’Ordine botanico Ranunculales, talvolta considerata una sottofamiglia delle Papaveraceae (Fumarioideae). Ad essa appartengono oltre 500 specie, suddivise in 16 generi, tra cui vi sono Adlumia Raf. ex DC., Corydalis DC., Dicentra Bernh. e Fumaria L.
E’ una pianta erbacea, annua, con radice fittonante bianco-giallastra; fusti ramificati, rampanti, glabri, eretti per non più di 30-40 cm, gracili di colore verdognolo spesso con sfumature porporine. Le foglie sono picciolate, profondamente divise in segmenti, alterne, sottili, glauche, glabre, di colore bruno-verde. I fiori sono raccolti in infiorescenze terminali racemose, opposte alle foglie e portanti oltre 20-30 fiori rosa porpora più scuri all’apice. Questi presentano un unico piano di simmetria ed hanno quattro petali di cui due più interni oblunghi e saldati tra loro all’apice, quello esterno superiore è munito posteriormente di uno sperone e quello inferiore è semplice. Il calice ovale è composto da due sepali, dentati, che cadono rapidamente, più stretti della corolla; due stami; lo stilo a due stimmi laterali, termina con una piccola escrescenza. I frutti sono acheni tondeggianti, un po’ schiacciati all’apice, con superficie verde e rugosetta che producono un singolo seme.

Habitat: originaria dell’Asia e dell’Europa, è presente su tutto il territorio, prati, campi, strade, in pianura ed in collina, soprattutto nei coltivi, dove è considerata infestante. Altitudine da zero a 1600 metri sul livello del mare.

Fumaria off.

Fumaria off.

Parti utilisi utilizzano, a scopo terapeutico, le parti aeree e le sommità fiorite.

Principi attivi: Alcaloidi del gruppo della berberina e della protropina: Fumarina, Fumoficinalina, Fumarosina, Stilopina, Sinactina, N-metilsinactina, Coridamina, Coptisina, Fumarilina, Fumarofina, Sanguinarina, Aurotensina, Bulgramina, Canadina, Criptopina, Diidrofumarilina, Fumaricina, Scoulerina (in complesso hanno un’efficace azione anti-istaminica, antiaggregante piastrinica e sudorifera) Acidi fenolici: Acido fenilico, Acido protocatechico, Acido caffeico, Acido clorogenico. Acidi alifatici: Acido fumarico, Acido citrico, Acido glicolico, Acido malico, Acido succinico (regolarizzano il metabolismo epatico.). Flavonoidi: Rutina, Isoquercetina, Campferolo (eccellente azione antispastica biliare e diuretica, oltre che leggermente sedativa). Inoltre: Mucillagini, Sali di potassio, Esacosanolo, Sostanze amare.

Proprietà curative: drenante e depurativa, coleretica, colagoga, antispasmodica, ipotensiva, lievemente diuretica e lassativa, regolatrice del flusso biliare, sudorifera,anti-eczematosa, antiserotoninica, antiemicranica, antinfiammatoria, antiaritmica (batmotropa negativa).
Secondo Leclerc la sua azione dipende dalle dosi e dalla durata del trattamento: essa avrebbe un’azione tonica all’inizio e ipostenizzante e antipletorica in seguito. Durante i primi otto giorni egli notò un aumento dei globuli rossi poi una diminuzione.

Indicazioni terapeutiche: affezioni dermatologiche (acne, eczema, seborrea, pitiriasi, dermatiti, dermatosi allergiche, psoriasi); obesità, stipsi, pesantezza postprandiale, meteorismo, ritenzione idrica, spasmi gastrici e biliari, discinesia biliare, ittero da ritenzione, colangite, ipercolesterolemia, iperlipidemia, iperuricemia; insufficienze epatiche medio-lievi, congestione epatica, drenaggio epato-biliare, nausea, vertigini, pesantezza, dolori all’ipocondrio destro, emicranie epatiche, astenia in caso di epatite ed anoressia nei cirrotici (in regime di riposo ed alimentazione atossica); cefalea associata a disturbi digestivi o preceduta da difficoltà digestive; turbe dispeptiche da abuso alimentare; tendenza alla pletora con eritrocitosi ed iperviscosità ematica; ipertensione arteriosa, tachicardia nervosa, arteriosclerosi, trombofilia; secchezza delle fauci in corso di terapia con antidepressivi e neuroletici; ansia, eccitazione, insonnia. Nell’anziano è un polimedicamento (Lagrange E., 2001) in caso di insufficienza digestiva generale, dovuto ad una bassa secrezione enzimatica, inappetenza, litiasi non operabili e, come preventivo, combatte l’arterosclerosi in un impiego prolungato.

Controindicazioni ed effetti collaterali: l’abuso può provocare sonnolenza, aumento della pressione intraoculare ed edema, eccitamento e convulsioni, diarrea. E’ sconsigliato in soggetti glaucomatosi, in gravidanza ed allattamento; nella gastroduodenite, in quanto è un fitocomplesso amaro; per il contenuto di alcaloidi si consigliano cicli brevi di trattamento (ipotensione arteriosa). Possibili interazioni con sedativi ed ipotensivi per sommazione di effetti. Tuttavia, a dosi terapeutiche è ben tollerata.

Sinergie: con Cynara scolymus e Taraxacum officinalis per drenaggio epato-renale.

Applicazioni:

  • Tintura Madre            40 gocce 1-3 volte al giorno
  • Estratto Fluido           10-15 gocce 3 volte al giorno
  • Estratto Secco            1 capsula (250 mg) 3 volte al giorno
  • Infuso di: Actium I. radici, Taraxacum o. radici, Borago o. fiori, Plantago o. foglie, Fumaria o. sommità fiorite, a.p. – per il trattamento dell’acne;
  • Infuso di: Fumaria o. sommità fiorite, Taraxacum o. pianta intera, Silybum m. foglie e radici, Achillea m. sommità fiorite, Orthosiphon s. foglie e sommità, a.p. – per le colecistopatie;
  • Infuso di: Crataegus o. foglie e fiori, Fraxinus e. foglie, Melilotus o. sommità fiorite, Fumaria o. sommità fiorite, Olea e. foglie, a.p. – ipertensione arteriosa;
  • Infuso di: Fraxinus e. foglie, Orthosiphon s. foglie, Fumaria o. sommità fiorite, Tilia e., a.p. – iperuricemia;
  • Infuso di: Fumaria off. sommità fiorite – leggera stipsi, catarro e muchi;
  • Impacchi della pianta intera sulle lesioni –  per le dermatosi.
(tratto da: Tesi per Master in Fitoterapia ed Erboristeria “Approccio olistico alle Intolleranze alimentari” – candidato Giuseppe Annunziata)
 
Bibliografia
– C. Di Stanislao, O. Iommelli, L. Giannelli, G. Lauro – “Fitoterapia comparata” – Massa Editore
–  “Enciclopedia della Fitoterapia” – Ed. Riza
– “Erbe buone per la salute” – Ed. Giunti Demetra
– “Guida alla Medicina Naturale” – Ed. Selezione
– C. Monti – “Le erbe aromatiche e le spezie. Cucina, salute e bellezza” – Ed. Xenia
– “Natura&Salute” – Ed. De Agostini
– “I miei fiori e le mie piante” – Alberto Peruzzo Editore

Giuseppe Annunziata

LIVING ON AIR MAGAZINE NON DA’ CONSIGLI MEDICI

Nozioni ed informazioni fornite in questa rubrica hanno fine esclusivamente illustrativo e non permettono di acquisire l’esperienza necessaria per il loro utilizzo. Questa rubrica, pertanto, conserva solo l’intento di diffondere la pratica delle terapie naturali, senza tentare di offrire un consulto medico o di sostituirsi all’opinione di uno specialista!
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di Giuseppe Annunziata

Dall’eliminazione dei cattivi odori della sudorazione alla cura dell’herpes labiale

Magari in molti non conosceranno le virtù di questo prezioso dono della Natura, eppure le sue applicazioni sono, a dir poco, infinite.

Si tratta di un minerale di origine vulcanica. Si trova in natura ed, a temperatura ambiente, si presenta in forma cristallina, incolore ed inodore.

Un po’ di storia…

Le proprietà di questo minerale sono davvero innumerevoli. Già nel Medioevo si sapeva dell’esistenza dell’allume di potassio. La Repubblica di Genova, infatti, ne possedeva il monopolio e lo esportava nelle Fiandre per la lavorazione dei tessuti. Nello stesso periodo, l ‘allume ha acquisito un grande valore, fino ad arrivare al cospetto di papi, arcivescovi e re che ne apprezzavano le qualità.

Le sue applicazioni

Ad oggi, la pietra di allume di potassio (anche detta pietra di rocca naturale), trova ampia applicazione nel settore del benessere naturale, andandosi, per così dire, ad affacciare anche nell’estetica, cosmesi ed igiene.

Com’è ormai noto, il cattivo odore provocato dalla sudorazione è causato da un’intensa proliferazione batterica. La pietra di allume di potassio è un antibatterico naturale, per questo motivo una delle sue principali proprietà è quella di perfetto deodorante naturale, che non si limita, come gli altri deodoranti sintetici in commercio, a coprire l’odore o, ancor peggio, ad impedire la fisiologica sudorazione, ma va ad agire sulla causa, inibendo, cioè, attività e proliferazione di questi rei batteri, grazie alla sua componente salina che contrasta gli acidi che si possono inevitabilmente formare. Altro vantaggio, l’allume non lascia aloni sui vestiti, fattore importante per chi è abituato al formato stick! La pietra, inoltre, non unge e non appiccica. Non contiene alcool, sostanze chimiche esterne o gas, per cui, completamente ecologico.

Ma non è solo antiodore! L’allume presenta anche importanti proprietà calmante, lenitiva ed emostatica (impedisce ed arrestare le emorragie). Passato su qualunque parte del corpo, quindi, porta giovamento in caso di irritazioni ed eruzioni cutanee, rossori, bruciori e favorisce la cicatrizzazione dei tessuti in caso di piccoli tagli o abrasioni. Per questo motivo, si presenta come un ottimo amico della pelle dopo rasatura o depilazione, per eliminare il prurito dovuto alle punture di insetti (specialmente le fastidiosissime estive punture di zanzara), per la disinfezione e la cicatrizzazione di piccole ferite e per contrastare l’insorgenza di foruncoli. A questa lista, però, aggiungo un’altra applicazione (personalmente testata!) che può rivelarsi un importante consiglio estivo: passate la vostra pietra su spalle, schiena, braccia, petto ed ovunque abbiate preso molto sole. L’allume vi donerà subito una piacevolissima sensazione di freschezza e troverete sollievo anche nelle ore a seguire. In pochi giorni il bruciore sarà completamente scomparso!

E, come dicono gli Inglesi, last but not least, la pietra di allume è indicata anche per l’herpes labiale,  guarendo le labbra e facendo regredire l’herpes più velocemente.

Insomma, ecco dalla Natura un aiuto veramente a 360°

Calendula officinalis

Pubblicato: 05/03/2011 in 3.3 Fitoterapia

 

Calendula off. - Sommità fiorita

Calendula off. - Sommità fiorita

A.I.F.F.
Associazione Italiana Fitoterapia e Fitofarmacologia

E, come promesso, eccoci qui finalmente al tatto con la parte pratica (o teorica!?) della nostra rubrica.

Per usufruire della bellezza di una pianta dal punto di vista curativo, è necessario, innanzitutto, conoscerne le proprietà terapeutiche, differenti (o, a volte, simile) a seconda della specie vegetale trattata.

Come prima pianta, ho deciso di parlare della Calendula officinalis (nome volgare: Calendula), meraviglioso fiore a cui sono particolarmente legato.

La Calendula è una pianta officinale molto utilizzata in diversi rami della Medicina naturale, tra cui Fitoterapia ed Omeopatia. Si presenta con infiorescenze  di colore giallo arancio, molto appariscenti e dal profumo molto gradevole e particolare.

CALENDULA OFFICINALIS

Curiosità: gli Egizi consideravano la Calendula una pianta capace di far ringiovanire. Gli Indù ne ornavano i templi. Persiani e Greci ne utilizzavano i petali per decorare i cibi. La tradizione vuole che, se al mattino i fiori di Calendula rimangono chiusi, molto probabilmente pioverà!

Botanica: la Calendula appartiene alle Asteracee (dette anche Composite), famiglia botanica dell’Ordine Asterales. Le Asteracee sono una famiglia di piante dicotiledoni (piante a fiore nel cui seme l’embrione è dotato di due cotiledoni, foglie embrionali), per la maggior parte erbacee. La peculiarità delle Composite è l’infiorescenza a capolino, composta, cioè, da un insieme di piccoli fiori compatti tra loro. Di questa famiglia fanno parte, oltre alla Calendula officinalis, la Matricaria recutita, da cui si ricava l’infuso di Camomilla, il Taraxacum officinalis, Tarassaco, l’Artemisia vulgaris, Artemisia, e molte altre. La Calendula, può raggiungere fino a 70 cm di altezza. Presenta la radice fittonante, il fusto ramificato e ricoperto da peluria e foglie lanceolate a margine intero o leggermente dentato. Se strofinata, la pianta, emana un gradevole profumo, non forte, ma caratteristico. I fiori sono commestibili, dal gusto amarognolo e leggermente salato.

Habitat: la Calendula cresce spontaneamente in Italia e viene difficilmente coltivata a scopo ornamentale. Le sue origini sono essenzialmente europee, nordafricane e dell’Asia occidentale. Come pianta selvatica, la Calendula, si trova un po’ ovunque, ma soprattutto lungo i cigli delle strade assolate o nei campi aperti. In Italia è molto diffusa nel Meridione.

Coltivazione

  • Semina: la Calendula va solitamente coltivata come biennale, effettuando la semina a marzo (per ottenere la fioritura estiva), o a settembre-ottobre (per ottenere quella invernale), direttamente a dimora, in vasi larghi. Se si abita in zone dal clima molto rigido, è conveniente coprire il vaso con un’artigianale serra (creata con un semplice foglio di plastica), almeno fino al tempo della germinazione. Trattandosi di una specie annuale o biennale, è possibile moltiplicarla unicamente per seme, ricordandosi di coprire i semi con un centimetro di composta.
  • Fioritura: il periodo della fioritura è a cavallo tra il mese di maggio e quello di novembre. I fiori sono grossi capolini di colore arancione o giallo che contengono dei pigmenti talvolta usati come coloranti al posto dello zafferano.
  • Esposizione alla luce: cresce bene sia a pieno sole che a mezz’ombra.
  • Concimazione: questa pianta non ha particolari esigenze per ciò che riguarda il terriccio, l’importante è che non sia troppo compatto e che il vaso sia dotato di un efficace sistema di drenaggio dell’acqua in eccesso. E’ sufficiente il comune terriccio da giardino, ben drenato. Concimare prima della fioritura. Poco prima che cominci la fioritura, somministrare del concime liquido misto e di pronto effetto contro parassiti, ruggine e larve.
  • Annaffiatura: se la pianta è rivolta al pieno sole, bisognerà innaffiarla tutti i giorni; se è collocata a mezz’ombra sarà sufficiente ogni due.
  • Malattie e parassiti: può essere colpita dal mal bianco, dalla ruggine e dalle nottue.
  • Trapianto: in primavera od in autunno.
  • Adattabilità: se coltivata in giardino, tende a disseminarsi spontaneamente.


Parti utili
:
a scopo medicinale, della Calendula si utilizzano in particolare i fiori. Per ottenere una spremuta fresca, però, si lavorano anche foglie e gambo, ma non la radice.

Principi attivi: la Calendula è ricca di principi attivi che ne fanno di questa pianta un ottimo rimedio contro molti disturbi. Tra i principi attivi si annoverano:  oli essenziali, che conferiscono il tipico profumo ed hanno una potente azione antinfiammatoria, principi amari, resine, acidi grassi, acido salicilico, saponina, carotenoidi, tra cui la calendulina, triterpeni pentaciclici, flavonoidi, polisaccardi immunostimolanti, fitosteroli e mucillagini.

Proprietà curative: coleretica, colagoga, antisettica, antimicrobica, antivirale, antinfiammatoria, diuretica, cicatrizzante, emmenagoga, depurativa ed aiuta la sudorazione.

Indicazioni terapeutiche: per le sue proprietà antinfiammatorie ed anticoagulanti , è ottima in caso di ferite infiammate o purulente, bruciature ed eritemi. Indicata anche per ipertensione arteriosa, digestione difficile, mal di gola, acne, afte, gengivite, herpes, punture di insetti, orticaria. Può, ancora, essere utilizzata per stati influenzali, tosse e raffreddore (decotto) – dolori mestruali, febbre, ulcere e irritazioni cutanee (infuso) – aiutare la cicatrizzazione di piaghe, piccole ferite o Herpes Zoster (succo e fiori della pianta applicati al naturale o  sottoforma di olio e pomata) – mal di denti e nevralgie (risciacqui con vino alla calendula) – pelle secca, screpolature, dermatosi eritematose, geloni, calli, verruche (uso topico).

Applicazioni

  • Tisana: versate 1-2 cucchiaini di petali essiccati in 1/4 l di acqua bollente. Lasciate in infusione per 10 minuti e poi filtrate. Berne una tazza calza 1-2 volte al giorno addolcendo con un po’ di miele.
  • Decotto: fate bollire 1 cucchiaino i fiori essiccati in 2.5 dl di acqua per qualche attimo e lasciate riposare per 10 minuti, quindi filtrate e bevetene 2 tazze al giorno a digiuno, addolcendo on un po’ di miele, per combattere catarro, tosse, febbre e stati influenzali.
  • Compressa: immergete una compressa di garza o cotone nell’infuso ed applicate sulla parte dolente. Ottimo per far rimarginare le ferite ed in caso di irritazioni cutanee.
  • Pomata: è possibile acquistarla in farmacia o erboristeria, oppure si può fare in casa aggiungendo alcune gocce di olio essenziale di calendula ad una crema base per la pelle. Usatela su tagli e screpolature.
  • Spremuta: spremete la la pianta intera, tranne la radice, e mettete il succo direttamente su verruche, calli o altre ferite a livello della pelle.

Bibliografia
C. Di Stanislao, O. Iommelli, L. Giannelli, G. Lauro – “Fitoterapia comparata” – Massa Editore
–  “Enciclopedia della Fitoterapia” – Ed. Riza
“Erbe buone per la salute” – Ed. Giunti Demetra
“Guida alla Medicina Naturale” – Ed. Selezione
– C. Monti – “Le erbe aromatiche e le spezie. Cucina, salute e bellezza” – Ed. Xenia
“Natura&Salute” – Ed. De Agostini
“I miei fiori e le mie piante” – Alberto Peruzzo Editore

Giuseppe Annunziata

 

 


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Nozioni ed informazioni fornite in questa rubrica hanno fine esclusivamente illustrativo e non permettono di acquisire l’esperienza necessaria per il loro utilizzo. Questa rubrica, pertanto, conserva solo l’intento di diffondere la pratica delle terapie naturali, senza tentare di offrire un consulto medico o di sostituirsi all’opinione di uno specialista!
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