Archivio per la categoria ‘2.4 cucina’

di Giuseppe Annunziata

Comuni disturbi di origine gastrointestinale – nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, meteorismo – possono avere un’eziologia sicuramente da ricercare in eventuali Intolleranze alimentari. La statistica clinica ne riporta un gran numero di casi che, fino a pochi anni fa, venivano riuniti sotto la diagnosi di allergia alimentare o, in mancanza di riscontri di natura biochimica, in sindrome psicosomatica. Malgrado talune manifestazioni organiche (eritemi cutanei, affaticamento muscolare, emicrania) palesassero da tempo un interessamento gastrointestinale o, quantomeno, alimentare, solo nel 1991 l’allergologo Allen P. Kaplan descrisse con esattezza la differenza che intercorre tra allergie ed intolleranze alimentari, indicando quest’ultime come allergie non allergiche, sottolineando l’aspetto patologico di interesse immunologico.

Inutile, ora, soffermarci sulla triste diatriba che esiste, in materia di Intolleranze alimentari, fra gli operatori del settore, più o meno vicini alla visione olistica della Medicina, che non riconoscono in toto tale fenomeno, in quanto non supportato da sufficienti prove di carattere scientifico, nonostante la letteratura clinica abbia riservato un piuttosto ampio capitolo a riguardo.

E’, tuttavia, necessario tener presente che si tratta di un fenomeno in largo sviluppo (circa il 40% della popolazione soffre di intolleranze alimentari o lo sospetta) e, per quel che riguarda la fisiologia, diverso da quello delle allergie.
Le allergie rappresentano il risultato di una risposta immunologica anomala che si verifica dopo che l’organismo sia venuto a contatto con una o più sostanze apparentemente innocue, ingerite od inalate. Si tratta, dunque, di una reazione immuno-mediata, costituita da meccanismi di ipersensibilità immediata. Tale reazione è dovuta alla produzione, da parte dei globuli bianchi, di anticorpi (gamma-globuline ed Immunoglobuline) che, legandosi all’antigene, lo inattivano. Nel caso delle allergie alimentari, le Immunoglobuline coinvolte sono le IgE: queste vengono sintetizzate a seguito della prima ingestione poi, in caso di seconda assunzione, reagiscono in maniera diretta con l’alimento producendo istamina. Il manifestarsi di un’allergia è, quindi, dovuto ad un’anormale capacità di produrre IgE specifiche in presenza di naturali antigeni introdotti in maniera fisiologica. La sintomatologia legata alle allergie è molto variabile e può interessare diversi organi ed apparati: si va da un interessamento della mucosa orale – con orticaria, gonfiore o edema –  alla regione oculare –  con sintomi di congiuntivite, lacrimazione ed edemi palpebrali – ed ancora all’apparato respiratorio – con episodi di asma bronchiale. Il quadro clinico di maggiore importanza è rappresentato dall’anafilassi sistemica manifestata da disturbi gatrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, prurito, orticaria) con successivo interessamento delle vie respiratorie (edema della glottide e laringospasmo); il culmine è il collasso cardiocircolatorio, o shock anafilattico.

Non del tutto differente è il tipo di reazione legata ad un’Intolleranza alimentare. Sicuramente si tratta di una reazione non IgE-mediata della quale non è possibile dimostrare una patogenesi immunologica. Numerosi studi clinici hanno, tuttavia, evidenziato un interessamento del sistema anticorpo-antigene a carico delle IgA. A differenza delle allergie, le Intolleranze alimentari sono dose-dipendente e con eziologia legata ad un aumentato passaggio di macromolecole antigeniche per alterazione della mucosa intestinale, conseguenza di fenomeni di disbiosi con presenza di candidosi nella mucosa del medesimo viscere e, relativo accumulo tossinico a carico di uno o più organi emuntori. In presenza di tale situazione è, quindi, compromesso il sistema immunitario intestinale. Un’ulteriore differenza è rappresentata dalla mancata immediatezza della reazione conseguente all’ingerimento dell’antigene e da una scomparsa dei sintomi nel momento in cui esso viene eliminato.

Le cause dell’insorgenza di intolleranze alimentari sono varie:
– condizioni genetiche (il figlio di due persone con intolleranze alimentari avrà il 40-60% di possibilità di contrarre anch’esso un’intolleranza alimentare);
– sostituzione, durante la prima infanzia, del latte materno con altro latte di origine animale o vegetale;
– svezzamento precoce;
– disturbi della digestione e dell’assorbimento di carboidrati, proteine e lipidi;
– ingestione di alimenti ricchi di ammine vasoattive, come tiramina ed istamina (formaggi fermentati o stagionati, salmone, aringhe, sardine, tonno, acciughe, sgombro, insaccati, fegato di maiale, pomodori, spinaci, bevande fermentate) o liberatori di istamina (pomodori, fragole, crostacei e frutti di mare, albume d’uovo, cioccolato, alcuni tipi di pesce ed alimenti in scatola);
– deficit enzimatici (deficit di lattasi nell’intolleranza al lattosio);
– presenza di sostanze tossiche naturali (aflatossine nei cereali) o aggiunte (coloranti ed additivi);
– effetto farmacologico indesiderato (causato dall’ingerimento di sostanze nervine);
– ipersensibilità a farmaci ed alimenti;
– azione fermentante su alcuni substrati ad opera della flora batterica del colon (vino ed alcolici);
– stress persistente e sensibilità cerebrale.

Nonostante l’eziopatogenesi differente, esiste una correlazione fra Intolleranze alimentari ed allergie. In primo luogo, un sovraccarico alimentare può, dopo lunghi periodi in cui si è sviluppata un’intolleranza, evolversi in allergia; in secondo luogo, le Intolleranze alimentari possono essere fenomeni predittivi dello sviluppo di allergie ad inalanti. (Calkhoven et al. 1991; Kemeny et al. 1991; Hidvegi et al. 2002).

Sia in caso di allergia che di intolleranza alimentare, si verifica una reazione avversa al cibo. Tali reazioni sono classificate in maniera differente da vari autori. L’Accademia Europea di Allergologia ed Immunologia Clinica classifica le reazioni avverse al cibo in: tossiche (che non dipendono dall’individuo ma dalla dose) e non tossiche (che dipendono dalla suscettibilità individuale e si divisono in Intolleranze ed Allergie).

Le metodologie diagnostiche in uso per determinare la presenza di un’Intolleranza alimentare sono varie e ciascuna di esse sfrutta differenti parametri di valutazione.

  • CITOTEST: si effettua mediante prelievo di un campione di sangue che viene messo a confronto con una serie di sostanze alimentari; al microscopio viene, dunque, valutato il livello di rigonfiamento dei granulociti e classificato secondo quattro livelli di allergia (lieve rigonfiamento, discreto rigonfiamento, notevole rigonfiamento e rottura). Numerosi pareri critici sono stati espressi sul citotest a causa della mancanza di prove scientifiche che ne supportino la validità. Esiste, per altro, un grande dilemma legato al tipo di sostanze utilizzate per la diagnosi: la reazione può essere valutata correttamente solo usando sostanze idrosolubili (caffè zucchero sale ecc.), mentre l’uso di sostanze solide (frumento, formaggio, mais ecc.) o oleose, determina una reazione di rigonfiamento dei globuli bianchi del tutto indipendente dalla presenza di allergia.
  • ALITEST: segue gli stessi principi di svolgimento e parametri di valutazione del citotest.
  • ALCATEST (Antigen Leucocytar Cells Test): successivamente ad un prelievo di sangue venoso vengono messi a confronto due campioni: uno posto a contatto con gli estratti alimentari, l’altro non esposto a tale contatto ed utilizzato come campione di controllo. I campioni vengono, quindi, analizzati per identificare alcuni parametri fondamentali – numero di granulociti e neutrofili, dimensioni cellulari e curve di distribuzione dimensionale – ed i grafici di tali dati confrontati per sovrapposizione. Un adeguato software, dunque, identificherà le reazioni con ciascun alimento classificandole in quattro categorie: alimenti non reattivi, alimenti con reazione moderata, alimenti con reazione grave ed alimenti con reazione estrema.
  • TEST KINESIOLOGICO: il fondatore della kinesiologia applicata è stato il Chiropratico George Joseph Goodheart Jr. che sperimentò il test muscolare, messo, poi, a punto dal Dr. Kendall. Il test muscolare, che consente di valutare la risposta del sistema nervoso della persona a fronte di differenti fattori di tipo strutturale, biochimico, emozionale ed energetico, è considerato il codice per comunicare al corpo, senza la mediazione della mente. Il paziente viene messo a contatto con estratti degli alimenti (attraverso contatto diretto con fiale che lo contengono o somministrazione sublinguale) e successivamente se ne valuta il tono muscolare: cali di forza od indebolimento muscolare suggeriscono la presenza di un’Intolleranza alimentare.
  • DRIA TEST: rappresenta una variante del test Kinesiologico, nel quale la forza muscolare è rilevata da un computer mediante sensori collegati al paziente.
  • VEGA TEST: test di bio-risonanza dove il paziente entra in contatto con delle fiale test attraverso un macchinario che ne identifica un eventuale intolleranza o sovraccarico.
  • E.A.V. (Elettro-agopuntura secondo Voll): test di bio-risonanza che effettua misurazioni elettrofisiche in specifici punti di Agopuntura dislocati su mani e piedi. Le frequenze degli alimenti sono già memorizzate nel software. Secondo le teorie della fisio-bio-cibernetica, se si lascia passare attraverso un meridiano di Agopuntura una determinata corrente a bassissima tensione, questa deve entrare ed uscire invariata: il rilevamento di un indice di caduta suggerisce  la presenza di un «ostacolo» lungo il decorso del meridiano, quindi, un probabile difetto bio-energetico a carico dell’organo interessato. A questo punto, dunque, prendendo in considerazione quanto detto dal Prof. Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, il quale sostiene che ogni evento fisico precede sempre un evento chimico, non risulta impensabile sostenere che una suddetta caduta di energia suggerisca una prossima insorgenza di disturbi organici a carico dello stesso organo, magari ancora non evidenziati da relativi esami biochimici.

Dall’esito del test, qualunque esso sia, si evince che, nella stragrande maggioranza dei casi, il sovraccarico è causato dagli alimenti che si assumono abitualmente. Questo perché tali alimenti provocano uno stato di momentaneo malessere, non così evidente da causare un rifiuto, ma tale da giustificare un rilascio di endorfine, le quali, a loro volta, creano uno stato di apparente benessere, pertanto l’organismo richiede tale cibo per produrre queste molecole analgesiche.

Gli alimenti risultati positivi al test, che sono, quindi, causa di intolleranza, vanno momentaneamente sospesi dall’alimentazione (per un periodo variabile a seconda dell’intensità del sovraccarico, ma, in ogni modo, non superiore ad uno o due mesi) e poi reintegrati con una dieta a rotazione. In questo modo, l’organismo subirà una desensibilizzazione a tali alimenti. Questo metodo si riallaccia al concetto di terapia omeopatica. La sospensione di tali alimenti può, talvolta, provocare disturbi come cefalea, stanchezza, nausea o vomito. Questo status, che può protrarsi per 2 o 3 giorni, è causato proprio dal mancato rilascio di endorfine.
Uno studio austriaco, pubblicato nel 2007 su International Journal of Obesity, ha messo il luce un importante interessamento del fenomeno delle intolleranze alimentari sulle cause di obesità, malattia cronica associata ad un’infiammazione di basso grado e ad una crescente presenza di macrofagi nel tessuto adiposo (ATM). Le intolleranze alimentari sono responsabili dell’insorgenza di questi processi infiammatori che, a loro volta, inducono ad insulino resistenza per interferenza degli ATM con gli adipociti. Eliminando gli alimenti causa di tale intolleranza, si ottiene una riduzione dell’infiammazione, il ché permette, oltre al conseguente dimagrimento, un miglioramento dei disturbi totali ad essa correlati. Modulando l’infiammazione, quindi, si interviene anche sul metabolismo. In questo modo, il paziente dimagrirà non per riduzione della quantità di cibo assunto, ma per ottimizzazione del proprio metabolismo.
Le Intolleranze alimentari possono essere causa, come visto prima, di disturbi gastrointestinali e metabolici (diabete, dismetabolismi, iper/ipotiroidismo, sovrappeso, obesità, cellulite, colon irritabile, meteorismo, costipazione, diarrea) o non strettamente legati all’apparato digerente (allergie, asma, rinite; cefalee, emicranie, nevralgie; micosi, candidosi; disturbi del ciclo mestruale, perdite vaginali; aritmie cardiache, palpitazioni, ipertensione; disturbi del comportamento, depressione, insonnia, crisi di panico; artrite reumatoide, artrite; acne, eczema, orticaria, psoriasi; condizioni genetiche). Fattori aggravanti possono essere: terapie farmacologiche (cortisone, antibiotici, antinfiammatori); interventi chirurgici; inquinamento ambientale; frode alimentare; OGM. Ciò che è importante sottolineare, è che la relazione fra patologia ed intolleranza è probabilistica, nel senso che la patologia può dipendere dall’intolleranza, ma non dipende necessariamente da essa.

(tratto da: Tesi per Master in Fitoterapia ed Erboristeria “Approccio olistico alle Intolleranze alimentari” – candidato Giuseppe Annunziata)

(fonte foto: web)

 

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Struffoli

Pubblicato: 22/12/2010 in 2.4 cucina

STRUFFOLI

  • Difficoltà : media
  • Cottura : 15 min
  • Preparazione: 15 min
  • Dosi per: 8 persone
  • Costo:  basso

Gli struffoli sono i dolci più tipici della tradizione Napoletana e rappresentano sicuramente una delle ricette più caratteristiche del periodo Natalizio.
Per chi ancora non avesse mai sentito parlare degli struffoli, basti dire che sono delle piccole palline di pasta dolce, fritte e poi immerse nel miele e decorate con confettini colorati e frutta candita.
Per quanto riguarda le origini degli struffoli, dobbiamo tornare indietro fino all’età degli antichi Greci che pare li abbiano esportati nel Golfo di Napoli al tempo di Partenope. Ed è proprio dal greco che secondo molti deriverebbe anche il nome “struffoli”: più precisamente dalla parola “strongoulos”, ovvero “dalla forma arrotondata”.
Secondo altri pareri, la parola struffolo, deriverebbe da “strofinare”, il gesto che compie chi lavora la pasta, per arrotolarla a cilindro prima di tagliarla in tocchetti.
Altri ancora, pensano che lo struffolo si chiami così perché “strofina” il palato, ovvero lo solletica con il suo dolce sapore. Nonostante sia una preparazione molto conosciuta ed apprezzata, gli struffoli hanno una larga diffusione solo nell’Italia meridionale dove ne esistono diverse versioni, tutte più o meno simili alla ricetta originale ma con nomi diversi: in Calabria “cicirata” o “turdiddi”, in Umbria ed Abruzzo “cicerchiata” ed a Palermo “strufoli”.

INGREDIENTI

  • ½ scorza grattugiata di arancia
  • 60 g burro
  • 400 g di farina
  • ½ scorza  grattugiata di limoni
  • ½ bicchierino di rum (oppure limoncello, anice o brandy)
  • 1 pizzico di Sale
  • 3 uova intere e 1 tuorlo
  • 40 gr di zucchero

Per la copertura

  • 30 gr arance candite
  • 30 gr di cedro candite
  • 1 scatola di piccoli confettini colorati
  • 350 gr di miele millefiori
  • Zucca candita 30 gr
  • Olio per friggere

PREPARAZIONE

Mettete la farina in una ciotola o su un piano nella classica forma a fontana e aggiungete al centro  le uova, il burro, lo zucchero, il liquore, la scorza grattugiata del limone e dell’arancia, ed un pizzico di sale. Impastate molto bene e, una volta ottenuto un composto omogeneo e abbastanza compatto, dategli la forma di una palla e lasciatelo riposare per almeno mezz’ora ricoperto da un canovaccio pulito. Trascorsa la mezz’ora, lavorate l’impasto ancora per qualche minuto e dividetelo in  tanti bastoncelli spessi meno di un dito, rullandoli su un piano leggermente infarinato.
A questo punto, tagliate i bastoncini a piccoli pezzettini e disponeteli su un telo, facendo attenzione a non sovrapporli.
Una volta pronti, mettete l’olio in una padella e friggete i vostri struffoli un po’ alla volta: prelevateli gonfi e dorati ma non particolarmente coloriti per evitare che si possano bruciare, quindi sgocciolateli e fateli raffreddare su carta assorbente da cucina.
Fate asciugare per bene i vostri struffoli e nel frattempo sciogliete il miele dolcemente in una pentola abbastanza capiente. Quando il li miele si sarà liquefatto, spegnete il fuoco e aggiungete gli struffoli nel tegame, rimescolando delicatamente fino a quando non si siano bene impregnati di miele. Versate, quindi metà della codetta e della frutta candita nella pentola, mescolando ancora il tutto; quindi prendete un piatto da portata e distribuite gli struffoli a monticello oppure mettete al centro del piatto un barattolo di vetro vuoto e disponete gli struffoli tutt’intorno a questo in modo da formare una ciambella.
A miele ancora caldo, prendete la restante codetta e frutta candita e cospargetela sugli struffoli, in modo da ottenere un effetto estetico gradevole.
Se avete optato per la forma a ciambella, non  appena il miele si sarà solidificato, togliete delicatamente il barattolo dal centro del piatto e servite gli struffoli.

BUON APPETITO!!!

Federico Prisco

 

Dopo il grande successo riscosso dall’innovativa “Dieta della Luna”, proposta su questo sito dal Dott. Michele Annunziata, il piano alimentare che tiene conto dell’influenza delle fasi lunari, torna anche per il 2011.

A seguito delle richieste di molte lettrici, il Dott. Annunziata ha reso possibile la dieta anche per questo nuovo anno.

Completa ed esplicativa come sempre, e corredata di una piccola introduzione, nonché del piano alimentare giorno per giorno,  la nuova “Dieta della Luna 2011” sarà disponibile su richiesta contattando il Dott. Annunziata all’indirizzo e-mail: animama@libero.it oppure lasciando un commento a questa pagina.

Richiedete la nuova “Dieta della Luna 2011” e riscoprite un nuovo approccio al cibo.

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LA REDAZIONE

 

CIAO A TUTTI,

CI TENEVO A RINGRAZIARE TUTTI I LETTORI CHE CI HANNO SCRITTO PER AVERE LA DIETA DELLA LUNA DEL Dott. Annunziata. INNOVATIVA ED EFFICACE HA COLTO L’ATTENZIONE DI MOLTI AMICI CHE CI TENEVANO AD AVERE QUESTO PIANO ALIMENTARE CHE RISPETTA LA LUNA.

DI SEGUITO RIPORTERO’, IN ORDINE CRONOLOGICO, I PRIMI COMMENTI INVIATI PER RICEVERE LA DIETA, COSI’ DA PERMETTERE ANCHE AD ALTRI AMICI DI SCRIVERE IL LORO DESIDERIO DI PROVARLA O LA LORO PERSONALE ESPERIENZA.

GRAZIE PER ESSERCI VICINO.

BUONA VITA E BUON 2011 A TUTTI.

LA REDAZIONE
Giuseppe Annunziata

COMMENTI

luigia scrive:

Visti i buoni risultati ottenuti,con questa dieta, negli ultimi tre mesi ,sarei felicissima di avere la versione per il 2011.
Grazie e auguri di buon anno!
Luigia

Grazie Luigia,
giro la tua richiesta al Dott. Annunziata e ti faccio inviare da lui stesso la Dieta della Luna 2011.

Grazie per averci scelto e grazie per la tua testimonianza!

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

***

Arianna scrive:

ho trovato oggi questo post facendo una ricerca sulle fasi lunari, vorrei provare anch’io :)
Grazie mille

Ciao Arianna,
come per l’amica Luigia, anche per te giro la tua richiesta al Dott. Annunziata e ti faccio inviare la Dieta della Luna 2011.

Poi ci fai sapere come è andata :)

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

***

Roberta scrive:

Questa dieta mi ha incuriosita e vorrei provarla. Grazie mille!!!

Ciao Roberta,
ti ringrazio innanzitutto per esserti iscritta al nostro giornale. Adesso girerò la tua mail al Dott. Annunziata e lui ti invierà la Dieta della Luna 2011.

Mi auguro che possa piacerti :)

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

***

angela scrive:

Ho qualche chilo in più e sono incuriosita da questa dieta. Mi piacerebbe provarla. Angela

Ciao Angela,
io seguo questa dieta da ormai un annetto e ti assicuro che una volta provata non l’abbandonerai più :)

Come per le altre amiche, giro la tua mail al Dott. Annunziata e lui stesso ti invierà la Dieta della Luna 2011.

Fra qualche mesetto, però, facci sapere come sei trovata :)

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

***

Lorena scrive:

Vorrei provare la dieta della luna 2011. E’ possibile provarla?

Ciao Lorena,
certo che puoi provare la Dieta della Luna 2011.

A breve riceverai una e-mail dal Dott. Annunziata con allegato la Dieta.

Facci sapere poi eh :)

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

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Mariasilvia scrive:

Questa dieta mi affascina molto! Sono in sovrappeso di circa 10 chili e come molti farò il proposito di mettermi in forma! Posso avere questa dieta?

Ciao Mariasilvia,
bhe bisogna dire che 10 chili in più non sono poi così tanti e difficili da perdere.

Credo che la Dieta della Luna 2011 potrà esserti molto d’aiuto :)

In pochi giorni riceverai la tua dieta dal Dott. Annunziata.

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

***

paola scrive:

ciao vorrei provare anch’io questa dieta!!
potreste mandarla anche a me??
grazie

Ciao Paola,
certamente! In pochi giorni ti sarà inviata via mail dal Dott. Annunziata.

Grazie per averci letto e Buon 2011
Giuseppe Annunziata

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mari scrive:

ho un sovrappeso di 8 kg e mi piacerebbe provare questa dieta!
grazie,
m.

Ciao Mari,
come avrai potuto vedere dai messaggi delle altre amiche, adesso invierò la tua richiesta al Dott. Annunziata che provvederà a spedirti via mail la Dieta della Luna 2011.

Poi facci sapere se li hai persi questi kili :)

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

***

fede scrive:

Salve
vorrei provare anche io la dieta della luna..

Ciao Fede,
sono felicissimo di poter far provare anche a te questo spettacolare piano alimentare :)

Buon 2011
Giuseppe Annunziata

***

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Torta Quiche Lorraine

Pubblicato: 09/11/2010 in 2.4 cucina

TORTA QUICHE LORRAINE

  • Difficoltà : media
  • Cottura : 30 min
  • Preparazione: 60 min
  • Dosi per: 4 persone
  • Costo:  basso

La Quiche Lorraine è una ricetta tipica della tradizione gastronomica Francese, conosciuta in tutto il mondo ed apprezzata per la sua facile realizzazione e per il suo sapore semplice ma deciso.
La farcitura di base di questa classica torta salata si prepara mischiando tra loro principarlmente tre ingredienti: uova, pancetta e formaggio.
Naturalmente, col passare del tempo, la ricetta base si è evoluta ed ha lasciato spazio ad altre interpretazioni: ad esempio, molto famosa è la quiche lorraine farcita con uova e verdure.

INGREDIENTI

  • 150 gr di groviera grattugiata
  • 1 pizzico di noce moscata
  • 200 g di pancetta
  • 300 ml di panna da cucina
  • 1 pizzico di pepe
  • Sale q.b.
  • 1 uovo intero più 3 tuorli
  • 350 gr pasta brisè

PREPARAZIONE

Per prima cosa prendete la pasta brisè( per comodità useremo pasta sfoglia già pronta, acquistabile in qualunque banco frigo di un supermarket).Poi infarinate un piano di lavoro e stendete la sfoglia molto velocemente,  calcolando che il cerchio di pasta dovrà coprire il fondo della vostra teglia, aderire ai bordi e sbordare leggermente di circa 2 centimetri.
Imburrate, quindi, una teglia antiaderente o di ceramica, e adagiatevi il cerchio di pasta che avete precedentemente steso facendolo aderire per bene al fondo ed ai bordi. A questo punto, pareggiate i bordi tagliandoli con un coltello e infine, con una forchetta, punzecchiate la pasta brisè sul fondo della teglia. Per effettuare la cottura in bianco o cieca , coprite la pasta con un foglio di carta da forno che colmerete con dei legumi secchi (fagioli, ceci, lenticchie, ecc…) Mettete la teglia in forno preriscaldato a 190 gradi per 15 minuti. Una volta trascorsi i 15 minuti, sfornate la quiche, togliete i fagioli e la carta da forno  e spennellate il fondo con dell’albume. Successivamente rimettete in forno la quiche per altri 5-10 minuti a 170° in modo da far dorare per bene il fondo. Nel frattempo tagliate la pancetta affumicata a dadini e fatela scottare per 10 minuti in acqua bollente, poi scolatela e tenetela da parte. Una volta estratta la base della quiche dal forno , disponete sul fondo il formaggio grattugiato e i dadini di pancetta affumicata . Prendete quindi le uova e sbattetele in una ciotola, insieme alla panna; aggiungete poi un pizzico di noce moscata, un pizzico di pepe, il sale, e mescolate il tutto fino ad ottenere una crema che verserete nella teglia fino a ricoprire interamente gli altri ingredienti. Infornate la quiche lorraine a  170° per circa 15-20 minuti., fino a che  si sarà dorata in supeficie. Prima di servire la quiche lorraine lasciatela riposare nella teglia per 10 minuti, così, compattandosi, sarà più semplice tagliarla a fette.

BUON APPETITO!!!

PS: io personalmente adotto una variante: al posto della pancetta uso funghi champignon già trifolati, prosciutto cotto e sottilette; una volta stesa la pasta in una teglia con carta da forno, aggiungo sul fondo 4  (o più) sottilette in modo da coprire il fondo, 3 uova sbattute salate, una confezione di panna da cucina, parmigiano grattugiato q.b., i funghi (dose da barattolo) prosciutto q.b. e la metto nel forno a 220 C° per circa 40 minuti.

Federico Prisco

Mele stregate caramellate

Pubblicato: 29/10/2010 in 2.4 cucina

MELE STREGATE CARAMMELATE

  • Difficoltà : media
  • Cottura : 15 min
  • Preparazione: 20 min
  • Dosi per: 8 persone
  • Costo: molto basso

Le mele stregate sono una delle ricette più classiche e tipiche della notte di Halloween, molto semplici da preparare e molto gustose, sono il dolce giusto per una festa di bambini anche se piacciono molto anche ai grandi!

Per la preparazione delle mele stregate caramellate, munitevi di un termometro per caramello, il quale vi assicurerà la buona riuscita della ricetta.

INGREDIENTI

  • 100 ml di acqua
  • ½ cucchiaino di cannella
  • 4 chiodi di garofalo
  • Coloranti alimentari rosso q.b.
  • 8 mele
  • 50 gr di miele
  • 1 bustina di vanillina
  • 500 gr di zucchero

PREPARAZIONE

Preparate per prima cosa le mele: lavatele , asciugatele per bene e togliete il picciolo quindi infilzate ogni mela con un robusto stecco di legno per spiedini. A questo punto mettete in un piccolo tegame piuttosto stretto e dal fondo spesso,100 ml di acqua tiepida, lo zucchero e il miele, quindi fate sciogliere bene il tutto . Ponete all’interno del tegame un termometro da caramello e quando la temperatura sarà arrivata a 100 gradi, aggiungete il colorante , la cannella e i chiodi di garofano. State molto attenti a eventuali schizzi e a non toccare il caramello con le  mani, perchè raggiunge delle temperature altissime che possono provocare ustioni molto serie. Mescolate e lasciate bollire a fuoco moderato fino a che la temperatura sarà arrivata a 150 gradi , quindi togliete il pentolino dal fuoco, eliminate i chiodi di garofano, inclinatelo leggermente, e roteandole, ricoprite  le mele di uno strato sottile di caramello. Sgocciolate le mele sopra al pentolino e poi adagiatele su di un vassoio ricoperto di carta da forno, sul quale le lascerete asciugare. Non appena le mele saranno fredde ( per non rischiare di bruciarvi col caramello) servitele immediatamente.

BUON APPETITO!!!

Federico Prisco

 

Risotto ai funghi porcini

Pubblicato: 19/10/2010 in 2.4 cucina

Cari amici, dopo una breve pausa, ritorno con la ricetta di una delle mie passioni!!!
Non c’è nieinte di meglio di un fungo porcino appena trovato tra castagni e felci bagnati di rugiada!!

Buona ricetta a tutti!!

RISOTTO AI FUNGHI PORCINI

  • Difficoltà : Bassa
  • Cottura : 20 min
  • Preparazione: 15 min
  • Dosi per: 4 persone
  • Costo: elevato

Il risotto ai funghi porcini è un classico primo piatto autunnale dal gustoso e aromatico sapore dovuto alla presenza del re dei funghi: il porcino.

La morbida carne del porcino non annerisce neanche dopo il taglio e conserva intatto tutto il suo profumo anche dopo la cottura; appena pronto il risotto ai porcini, spolverizzatelo con del prezzemolo e parmigiano grattugiato.

INGREDIENTI

  • 1 spicchio d’aglio
  • Brodo vegetale q.b.
  • 60 gr burro
  • 1 cipolla dorata
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • Parmigiano reggiano grattugiato
  • Pepe macinato a piacere
  • 400 gr di porcini
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato
  • 320 gr di riso carnaroli ( o arborio)
  • Sale q.b.

PREPARAZIONE

Mondate i funghi porcini togliendo la terra alla base del gambo, staccando le cappelle dai gambi e strofinandoli delicatamente con un panno umido e pulito (o con carta da cucina inumidita). Una volta puliti i funghi porcini, affettate sia le cappelle che i gambi. In un tegame piuttosto capiente mettete a fondere il burro, quindi aggiungete la cipolla mondata e tritata finemente e lasciatela appassire senza farle prendere colore; unite anche il riso e fatelo tostare per due minuti, quindi aggiungete un mestolo di brodo vegetale e lasciate cuocere a fuoco moderato, mescolando e unendo poco brodo quando serve. In un altro tegame di acciaio, o di materiale antiaderente, mettete l’olio e uno spicchio di aglio schiacciato che farete rosolare qualche istante; unite poi i funghi precedentemente puliti e tagliati a fette.
Fate saltare i funghi a fuoco allegro, aggiungendo a metà cottura il sale e in ultimo il pepe macinato al mulinello; aggiungete, se necessario, poco brodo vegetale fino a terminare la cottura (deve durare un massimo di 10-12 minuti totali), poi spegnete il fuoco e, se volete, aggiungete 2 cucchiai rasi di prezzemolo tritato.Cinque minuti prima che il riso termini la sua cottura unite i funghi precedentemente preparati, tenendone da parte 2 cucchiai che vi serviranno per guarnire i 4 piatti di risotto.
A cottura avvenuta, spegnete il fuoco, aggiungete il parmigiano grattugiato e il restante burro, mantecate per bene il tutto e lasciate riposare qualche secondo. A questo punto, dividete il risotto in 4 piatti, guarnite la sommità di ognuno di essi con i funghi tenuti da parte e servite immediatamente portando a tavola dell’altro parmigiano grattugiato in modo che i commensali, se lo desiderano, si possano servire da soli.

BUON APPETITO!!!

Federico Prisco


Caprese con salsa all’origano

Pubblicato: 27/08/2010 in 2.4 cucina

CAPRESE CON SALSA ALL’ORIGANO

  • Difficoltà : Bassa
  • Costo : basso
  • Preparazione: 20 min
  • Dosi per: 4 persone

La caprese  con salsa all’origano è una simpatica e originale rivisitazione della classica caprese; viene composta verticalmente, con fette di pomodoro e mozzarella di bufala, condite con una salsa marinata di origano, olio e sale e guarnita con foglie di basilico.

INGREDIENTI

  • 32 foglie di basilico
  • 4 mozzarelle di bufala da 250 gr l’una
  • 100 ml di olio d’oliva
  • 1 cucchiaio di origano
  • Pepe macinato a piacere
  • 4 pomodori sodi e maturi (della stessa grandezza della mozzarella)
  • Sale q.b.

PREPARAZIONE

Mettete l’olio extravergine di oliva in una ciotolina con l’origano e il sale e lasciate marinare.
Nel frattempo lavate ed asciugate i 4 pomodori, poi tagliate ognuno di essi in 5 fette dello spessore di ½ cm ; tenete da parte le 4 sommità con il picciolo e scartate invece i fondi dei pomodori. Scolate bene le mozzarelle e tagliate anch’esse a fette di ½ cm , dopodiché iniziate a comporre le “torri” di caprese in questo modo: ponete sul piatto di portata la prima fetta di pomodoro, conditela con la salsa di origano, adagiatevi due foglie di basilico  in modo che rimangano sporgenti, poi sovrapponete una fetta di mozzarella  e condite con la salsa di origano. Procedete così fino all’esaurimento degli ingredienti, inserendo 8 foglie di basilico per porzione e finendo col coprire le “torri” con le sommità messe da parte.

BUON APPETITO A TUTTI !!!

Federico Prisco