Archivio per la categoria ‘2.3 Diario di bordo’

Buongiorno e benvenuti in Mongolia…..ops…quasi quasi mi sbagliavo: in Romagna.
Non capita tutti i giorni di vedere una vera yurta mongola, anzi GHER.
6 mt di diametro, fatta solo ed esclusivamente con feltro di lana e legno, interamente fatta a mano e proveniente dalla Mongolia (grazie alla mia amica DULAM),
Un ospite di riguardo mi ha confessato di essere stato in Cina e Mongolia in vacanza e non ne ha vista una da vicino, incredibile.
Qui puoi vedere dal vivo come è fatta, a cosa servono i vari pezzi di cui è composta, dormirci dentro se vuoi, e fare una bella foto ricordo per i  tuoi amici prima di partire per davvero in Mongolia ( o Siberia dove si chiamano yurte).
Se vuoi puoi portare i tuoi bambini o i tuoi studenti se sei un’ insegnante.
Le yurte o Gher sono poche in Italia, ne puoi vedere sul sito
(organizzano anche viaggi culturali in Mongolia)
Non perdere questa occasione durante le vacanze estive
Puoi venire quando vuoi previo appuntamento tel. al 3398655345
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Assaggi di Puglia

Pubblicato: 05/03/2011 in 2.3 Diario di bordo

Bari - Lungomare

Bari - Lungomare

Come altro definire una breve visita in questa regione ( peraltro gia esplorata in anni ormai remoti), in cui si è toccato qualche comune, visitato qualche paesino, adocchiato luoghi particolari per future visite? Il giro era compreso, in gran parte, nel Salento, quella parte del tacco della penisola, che comprende  le province di Lecce, Brindisi e Taranto. Salento significa tra 2 mari , l’Adriatico e lo Ionio.

La nostra prima tappa è Bari, il capoluogo; il lungo mare alla periferia è un obbrobrio, costellato di orrendi casermoni moderni, poi man mano che ci si avvicina al centro, le costruzioni si fanno più belle ed eleganti. Il primo e unico edificio che visitiamo è la cattedrale di S. Nicola, le cui reliquie furono contese da veneziani e baresi che, alla fine, finirono per prevalere.L’edificio in arenaria bianca è imponente e bellissimo; la facciata è divisa da lesene in 3 parti , la cui porzione superiore è  ingentilita da bifore e monofore; la parte centrale presenta un portale con animali stilofori e fregi sull’architrave .L’interno colpisce per la sua semplicità e la sua sobria eleganza. L’unico elemento vivace è il soffitto ligneo, finemente decorato che percorre tutta la navata centrale. La chiesa è anche dotata di matroneo e di un bellissimo ambone ligneo.La cripta che accoglie le reliquie di S. Nicola è un edificio più arcaico , con colonnine bizantine ornate di motivi floreali e alcune colonne normanne che presentano  figure  zoomorfe

Bari Vecchia - vicolo

Bari Vecchia - vicolo

Da Bari partiamo per Lecce percorrendo una litoranea che in certi punti incanta per l’incredibile accozzamento di colori, l’azzurro del mare, il rosso della terra che è ferrosa e il verde degli ulivi secolari , che a differenza di quelli toscani, sono enormi, fronzuti, con tronchi così grossi  e nodosi che a volte  a volte sembrano querce.Percorriamo un tratto della val d’Itria, verde, boscosa, selvaggia e infine arriviamo a Lecce.

La città è costruita con una pietra particolare, detta pietra gentile o leccese, la cui prerogativa, ahimé è quella di sfaldarsi con facilità. Il Duomo di Lecce, situato in una piazza dove hanno sede altri 2 edifici, è così bello e leggiadro da sembrare una composizione floreale. 2 colonne dividono la parte inferiore dalla superiore;  sopra  si trova una balconata formata da colonnine scolpite in modo diverso l’una dall’altra e sopra ancora un fregio finemente e delicatamente ornato. L’interno , a 3 navate, è ricco di marmi, cappelle, stucchi, colonne tortili, con un soffitto ligneo spettacoloso. L’insieme da un senso di leggerezza e  di sobrietà, diverso dal barocco siciliano, che pure è bellissimo per altre caratteristiche. Altro capolavoro è la chiesa di S. Croce , una meraviglia assoluta, iniziata nel ‘300, il cui completamento richiese altri 3 secoli. Anche qui abbiamo una parte inferiore relativamente semplice sopra la quale si trova un fregio molto elaborato, sormontato da telamoni, figure maschili o animali con funzione di sostegno. Al di sopra   un’elegante balconata e poi un rosone a vari raggi,  incantevole. L’interno, bianco, presenta colonne con capitelli finemente scolpiti che la dividono in 3 navate; le cappelle laterali hanno colonne tortili, ma l’effetto d’insieme è di grande semplicità, forse per il colore bianco che è interrotto dal solito soffitto ligneo, decorato in oro, ancora più semplice di quello del duomo, ma di una bellezza incomparabile.

Ostuni (BR)

Ostuni (BR)

Tutta la città è piena di palazzi barocchi, belli ed eleganti, con graziosi balconi panciuti, che si affacciano dalle pareti delle case.

La nostra prossima tappa è Otranto, che da il meglio di sé in estate, trasformandosi in località balneare, ricercata e modaiola, tanto che la popolazione aumenta di 10 volte . Ha un lungomare elevato che si affaccia su un’acqua color turchese . Ha un bel castello aragonese con fossato e ponte levatoio e un Duomo bellissimo, per il mio gusto la chiesa più bella che abbiamo visto. La facciata , semplicissima, ha un magnifico rosone e l’interno, diviso in 3 navate da colonne semplici, presenta un soffitto ligneo  decorato con tarsie a croce o ottagonali, bicrome. Il pezzo forte però è il pavimento musivo, con un unico motivo che rappresenta l’albero della vita. Anche qui abbiamo una cripta con soffitto “ a stella “e colonne diverse l’una dall’altra. C’è un bell’affresco raffigurante la vergine col bambino, che è vestito e ha gli occhi bistrati, secondo lo stile bizantino.

Dopo una sosta a Putignano, paese elegante con bei palazzi e chiese eleganti, arriviamo ad Alberobello, la città dei trulli, dove ne sono stati censiti 1064.

I Trulli di Alberobello

I Trulli di Alberobello

Queste strane costruzioni nacquero circa 400 anni fa, da una concessione di una nobile famiglia locale, che permise ai contadini di costruire delle case nel proprio  feudo, ad una condizione: che queste case, fossero costruite a secco, con un tetto conico, le cui pietre si potevano togliere a  partire da una pietra centrale, detta chiave di volta. In questo modo,  in caso di controllo da parte della guardia reale, potevano essere rapidamente  smontate, in maniera tale che rimanesse solo la parte basale e quindi non figurassero  come abitazioni. Dopo 3 secoli di semiclandestinità, gli abitanti ottennero dal re, il diritto di esistere e finalmente le loro case divennero stabili.

La cosiddetta “parte commerciale” è un dedalo di viuzze formate solo da trulli, trasformati per lo più in negozi o strutture ricettive ed è veramente piacevole aggirarsi là dentro per ammirare e comprare i manufatti locali e le specialità culinarie del luogo,  vino e olio compresi.

Il nostro giro, ahimè troppo breve, si conclude con Castel del Monte, fatto costruire da Federico II di Svevia, spirito illuminato, protettore di artisti, scienziati e poeti, progressista e perciò inviso alla chiesa, che difatti lo scomunicò.

Il castello ha forma ottagonale ed è costituito  da 8 stanze a terreno e 8 al primo piano, di forma trapezoidale, che si affacciano su un cortile. I materiali sono il  marmo, la pietra calcarea e la breccia corallina ; è stato restaurato, alcuni decenni orsono, in una maniera un po’ troppo disinvolta, secondo gli esperti, ma per noi profani è davvero un bello spettacolo.

E qui si conclude per ora, la visita, anzi, l’assaggio salentino, che mi riprometto di degustare  meglio in un futuro prossimo.

Rahima


Sono numerose le cosiddette “piccole Venezie”, ma l’unica che secondo me si avvicina a questa definizione è Bruges, nei Paesi Bassi.

Città potente dal Medioevo, è costruita con le tipiche case dei paesi nordici, che ti mettono allegria solo  a guardarle, per quanto sono belle, alte, con i tetti spioventi, variamente colorate e a volte somiglianti ad un merletto. Molti dei suoi edifici furono costruiti dal XV° al XVIII° secolo. Fu una città commerciale molto importante, qui venivano prodotte e vendute le famose tele fiamminghe e gli artigiani divennero così influenti  da far parte del consiglio comunale. Sorsero molte piccole ditte fiorenti e indipendenti e la città nel 1500 visse una vera e propria età dell’oro.Bruges cominciò poi a decadere per motivi vari, ma soprattutto  per l’insabbiamento dei canali che la univano al mare   il che rese i traffici difficoltosi.

E’ una città prettamente medioevale, molto ricca di verde, con un’atmosfera bellissima da scoprire, sia di giorno per i suoi magnifici colori, che di sera, quando si riflette nel sistema di canali che la attraversano  creando dei riflessi meravigliosi.

Bruges è dominata dal Beffroi o vedetta, una torre alta 83 metri che risale al 1200. Chi avesse voglia ( io non l’ho avuta a dire il vero) di salirne i 366 gradini, sarebbe ripagato , dicono, ma mi sa che è vero, da una vista impagabile sulla città e sulla pianura che la circonda. La torre contiene anche un delizioso carillon formato da 57 campane.

La città è un susseguirsi di piazze e strade bellissime delimitate da edifici suntuosi, con la facciata  piena di guglie e ornamenti e  colori vivaci. Il Beffroi domina la piazza Maggiore dove hanno sede alcuni bellissimi edifici come il Palazzo Provinciale e il palazzo delle Poste che sono neogotici, ma si inseriscono alla perfezione nel contesto urbano. Dove ora si trova il Palazzo Provinciale ,  era il mercato marittimo dove giungevano le navi dopo aver attraversato il sistema di canali che le univa al mare.

Dietro il Palazzo Provinciale troviamo il meraviglioso  municipio ornato di guglie e di statue che hanno sostituito quelle originali e  le facciate che sembrano una trina . All’interno la sala concistoriale è affrescata con motivi che rappresentano le vicende storiche della città.  Alla destra del Municipio si trova la cripta di s. Basilio, romanica e sopra questo edificio la cappella del Santo Sangue, che contiene una preziosa reliquia  proveniente da Gerusalemme, custodita in un capolavoro di reliquiario, d’oro e pietre preziose. La reliquia viene portata in processione per la festa dell’ascensione.

Visitare  questa città  è entusiasmante, ma il modo più suggestivo di percorrerla è attraverso i canali con delle piccole imbarcazioni.Percorrendo  la Bline Ezelstraat,  vediamo il Notariato , esempio tipico di arte rinascimentale fiamminga, pieno di colonnine e ornamenti un po’ ridondanti, ma bellissimo e finalmente troviamo il sistema dei canali che attraversano Bruges .Arriviamo al molo dei Pietrai e al molo Verde, dove ci sono  paesaggi di una bellezza incomparabile. Quando sono andata io, non c’erano le macchine digitali e ho consumato un numero inverecondo di rullini.Dal Molo del Rosario si ha una vista meravigliosa col Beffroi sullo sfondo. Proseguendo troviamo il molo di s. Nepomuceno, chiamato così per la statua  omonima dedicata all’arcivescovo di Praga che era anche il confessore della regina Giovanna e che fu affogato per non voler tradire il segreto della confessione.Di fronte troviamo la cosiddetta “casa spagnola”, perché in essa abitò un borgomastro spagnolo; dalla fine del  XV° secolo, molti spagnoli si trasferirono in questa città per sfuggire all’Inquisizione.

In uno slargo ameno e delimitato da case coperte di edera, si trova il DiJver, dove ogni fine settimana viene allestito una specie di mercatino di robivecchi. Lì vicino si ha l’entrata al museo Groenige, che ospita una favolosa collezione di maestri fiamminghi, i cosiddetti “Primitivi”, che , nonostante il nome, furono dei veri rivoluzionari per il modo in cui trattavano la luce e il colore e il gusto dei particolari.

Continuando la nostra passeggiata troviamo  arriviamo al palazzo dei signori Gruuthuse, mercanti che si arricchirono con la vendita del “ gruut”, un miscuglio di spezie che serviva ad insaporire la birra. Luigi di Gruuthuse era un mecenate e collezionava manoscritti.  Adesso il palazzo è sede di un museo  di storia.

Subito dopo troviamo la chiesa di Nostra Signora che contiene i monumenti funebri di Maria di Borgogna  e di suo padre Carlo il “ Temerario”.Qui si trova anche un’opera di Michelangelo, una vergine in marmo, donata alla città da un personaggio eminente dell’epoca.

Proseguendo il nostro giro troviamo l’antico ospedale di S. Giovanni , in  cui i religiosi che vi dimoravano, si prendevano cura degli ammalati e soccorrevano i viandanti poveri. In questo luogo esiste un’antica farmacia e un museo situato nelle sale che accoglievano i malati.

Altro monumento di rilievo è il Beghinaggio principesco, dove donne nobili, ma non sposate vivevano insieme, senza però prendere i voti.Adesso è abitato da suore benedettine.

C’è poi la casa dell’addetto alla chiusa che collega i canali della città vecchia con il “lago dell’Amore”, popolato da cigni, divenuti un simbolo della città di Bruges;  dal lago  si può raggiungere Gand attraverso un altro canale.

Non dimenticate di acquistare un qualche merletto dalle trinaie, che con un po’ di fortuna, potete anche veder lavorare ( come vedete l’affinità con Venezia continua). Il cibo è dignitoso, per essere un paese nordico e quindi avete tutto a favore di un viaggio in questa città suggestiva e originale   che può essere visitata con qualunque clima. Per gli incorreggibili romanticoni si può anche noleggiare una carrozza con i cavalli e visitare la città in quest’altro modo.

Rahima

 

 

Ferrara è una città incantata perché l’atmosfera che vi si respira è rarefatta, quasi irreale. Intanto quello che colpisce è l’assoluta mancanza di macchine, tutti vanno in bicicletta e l’ambiente è pulito e silenzioso. La gente è tranquilla, parla tranquillamente, passeggia tranquillamente e siede sulle panchine dei numerosi parchi, conversando pacatamente. Nessuno ha fretta; si direbbe che il rapporto interpersonale, il dialogo, l’esposizione delle proprie idee, magari davanti ad una bibita o un cappuccino fumante, si prendano tutto lo spazio necessario, di più, prevalgano nettamente sulle attività frenetiche a cui noi, ahimé, non riusciamo a sfuggire. Insomma, ti sembra di essere in un altro mondo….Penso a Firenze, che pure adoro, è la mia città e la amo di un amore viscerale, però il caos, il rumore, la fretta, lo stress, il traffico impazzito, la fanno da padroni.

Invece Ferrara ,  placidamente adagiata in una spianata, è circondata ancora dalle antiche mura ed è bellissimo percorrerne il perimetro in bicicletta. E’ situata nella parte più orientale dell’Emilia-Romagna, vicina al Po’ ed  è una città medioevale e rinascimentale,colma di tesori.

Ferrara è una città, ma per una strana alchimia che non ho ancora compreso , città e campagna si intersecano e a volte si sostituiscono. Ci sono parchi e giardini per ogni dove e poi c’è Corso Ercole, una strada incredibile, così magica che non sembra costruita dagli uomini, bensì dagli Dei; non da Dei possenti e soprannaturali, ma da Dei bonari, tranquilli, quasi caserecci. Però il risultato è unico.

Inizi a percorrere Corso Ercole in pieno centro e alla fine dopo un km e mezzo appena, sei in aperta campagna. Come è potuto avvenire? Non si sa. Il passaggio è così impercettibile che non te ne accorgi se non per un particolare insignificante; un giardino di qua, un ciuffo d’erba che spunta in mezzo al selciato di là e così via via la trasformazione avviene.

Lungo questa strada stupenda si hanno dei gioielli di architettura rinascimentale, come il Palazzo del Monte di Pietà, Palazzo Naselli-Crispi e il celeberrimo Palazzo dei diamanti, detto così perché rivestito da bugne tagliate a punta di diamante  e sfalsate da fila a fila. C’è inoltre un bellissimo giardino abbellito da un portale e da un pozzo centrale. Anche l’interno è prezioso, in quanto il piano alto ospita la Pinacoteca nazionale con opere di maestri ferraresi e di artisti del calibro di Mantegna o Gentile da Fabriano. Al piano terreno è collocata la galleria d’arte moderna. Naturalmente non citerò tutti i palazzi che ci sono in questa strada sennò dovrei scrivere un libro solo su Corso Ercole.

L’ultimo tratto della strada, delimitato da alti pioppi, si chiude con il torrione della Porta degli angeli.

Nel centro della città campeggia una stupenda cattedrale consacrata nel XII° secolo, ma la cui costruzione durò ancora per 3 secoli.  Inizialmente in forme romaniche , fu poi  abbellita da elementi gotici successivi. La facciata che conserva forme romaniche nella parte più bassa, è divisa in 3 parti ornate da loggette ogivali sovrapposte. Magnifico il portale decorato da una Madonna e da bassorilievi raffiguranti il Giudizio universale. L’interno della cattedrale fu rivoluzionato nel ‘700 e della costruzione originale rimasero solo i muri perimetrali . All’interno sono custodite opere di grande pregio, tra cui il Bastianino , il Guercino e il Rosselli.

Di fronte alla cattedrale si innalza il maestoso palazzo comunale cui si accede attraverso un imponente scalone con copertura a volta e cupola che poggiano su arcate sorrette da colonne. Il palazzo è collegato con il castello da un passaggio, la cosiddetta “ via coperta”.

Il castello Estense  iniziato nel ‘300, si riflette nelle acque ferme che lo circondano. Ha tre ingressi dotati di ponte levatoio. Inizialmente era un poderoso quadrilatero difeso da 4 torrioni angolari, cui furono aggiunte altre 3 torri; costruito dapprima con funzione difensiva, divenne nel ‘500 sede della vita della corte Estense.

I monumenti e le chiese da vedere sono talmente tanti e di alto pregio che lascio a voi la scelta, ma vi consiglio di godervi con tutta la calma il palazzo Schifanoia. Un palazzo che si chiama così non si può perdere; il nome la dice lunga sulla destinazione dell’edificio, costruito per schivare la noia, un luogo di rappresentanza e di svago, una delle cosiddette “delizie estensi”. Il palazzo di origine trecentesca , aveva all’inizio un solo piano, cui se ne aggiunse un altro nel XV° secolo. Ha un bellissimo portale marmoreo ed era inizialmente decorato con finti marmi colorati. Però la vera attrazione di questo luogo è il ciclo di affreschi della sala dei mesi. I mesi sono rappresentati da scomparti divisi in 3 fasce sovrapposte. Quella inferiore rappresenta la vita di corte, nella zona mediana i segni dello zodiaco corrispondenti e nella fascia superiore le divinità pagane che presiedono alle attività dell’uomo nei diversi mesi dell’anno. Purtroppo dei 12 , ne sopravvivono solo 7, gli altri sono andati irrimediabilmente distrutti per incuria. Nella fascia inferiore è spesso rappresentato Borso d’Este.

Se ci siamo muniti di bicicletta, non mancheremo di fare un giro lungo il perimetro delle mura e di vedere la Certosa, costruita inizialmente fuori dalle mura e poi inglobata dalla ristrutturazione voluta da Ercole d’Este. Il vasto complesso originato da un monastero,  è situato su un ampio spiazzo erboso e comprende il cimitero e la chiesa di S. Cristoforo ricca di pregevoli dipinti. Nell’area circostante la Certosa , si trova il cimitero ebraico , simile ad un giardino ordinato e pieno di serenità.

Lasciata la Certosa si percorre una via bellissima dove gli alberi che la fiancheggiano formano una  meravigliosa galleria verde e così si può tornare in città.

La cucina è godereccia come gli abitanti; imperdibili i cappellacci di zucca, i passatelli , il panpepato e anche i vini sono pregevoli. In un giorno, arrivando di buon’ora, si possono vedere molte cose; conviene noleggiare delle  bici e servirsi di queste come fanno i locali, il che ci farà ancor più immergere nell’atmosfera di questa particolarissima città. Naturalmente in un giorno ve ne farete solo un’idea , ma secondo me, un’idea così entusiastica da farvi venire la voglia di ritornare presto.

Rahima


 

Giordania

Pubblicato: 26/01/2011 in 2.3 Diario di bordo

Dato che ho parlato della Siria, mi è sembrato doveroso fornire anche il resoconto di un mio  viaggio in Giordania.

Sono due paesi  per certi versi simili, ma anche molto diversi. Bellissimi entrambi, ricchi di storia, cultura, tesori d’arte inestimabili e memorie del tempo antico. Però la Giordania è un paese più moderno, più abituato alla presenza dei turisti , la fama di cui gode all’estero è meno  “sospetta” rispetto alla Siria e l’approccio con gli occidentali più consueto e consolidato dal tempo. Naturalmente questo riguarda le grandi città e le zone  archeologiche  più importanti, ma insomma la Giordania è molto più visitata da turisti di tutte le nazioni e da molto più tempo.

La capitale, Amman, è una vera metropoli  costruita inizialmente su sette colline, ora  diventate 19. E’ piena di palazzi moderni, quartieri residenziali, alberghi di lusso e grandi arterie piene di traffico. La città vecchia è piena di negozietti, non è un vero e proprio suq, ma è comunque possibile fare acquisti mercanteggiando sul prezzo.

La parte più rilevante della Amman antica è la cittadella ,che ha sede sul colle Jebel Qala’at. Ci sono le rovine di un tempio e di un castello, ma il monumento più pregevole è il grande teatro che poteva contenere 6000 spettatori. Complessivamente  per il mio gusto , Amman non è un granché.

Nei dintorni della capitale ci sono i cosiddetti “ castelli del deserto” dai nomi impronunciabili. Furono costruiti dai califfi Omayadi, qualcuno dai Mamelucchi, qualcun altro è un fortilizio romano. L’aspetto che li caratterizza è quello di una fortezza, sebbene l’interno sia spesso ricco di sale pregevoli con decorazioni a stucco, a mosaico e talvolta vi sia  contenuto anche un caravanserraglio. Il modo migliore per visitarli è con un fuoristrada.

50 Km a nord di Amman si trova Jerash, definita come la Pompei della Giordania per il suo stato di perfetta conservazione. E’ una delle città romane che si sono mantenute meglio in assoluto, forse perché è rimasta per secoli sotto la sabbia e il lavoro di restauro e ristrutturazione non ha intaccato la sua grande bellezza. E’ stata abitata fin dal Neolitico, ma conobbe il suo massimo splendore nel periodo ellenistico e romano, per poi decadere nuovamente. E’ molto grande e merita un giorno intero di visita; ha tutto, strade lastricate, templi grandissimi, terme, fori, antiche mura.

Si inizia in genere dall’ingresso meridionale dove si trova l’arco di Adriano e i resti dell’ippodromo, si prosegue con la strada colonnata, ossia con l’antico cardo che abbiamo visto essere la via  che collegava il nord col sud. La strada perfettamente pavimentata è delineata da colonne con bei capitelli corinzi; proseguendo sul cardo si trova il ninfeo, fontana pubblica riccamente scolpita e ornata da statue di ninfe; da qui si sale al maestoso tempio di Artemide del II° secolo dopo Cristo. Proseguendo ancora troviamo,  tra le altre cose , il grande teatro, capace di 5000 persone e dotato di un’acustica favolosa, come del resto tutti teatri dell’antichità. Nell’area di Jerash , risalenti al periodo bizantino, sono state trovate numerose chiese cristiane.

La strada che da Amman va verso sud è uno degli itinerari più classici  e attraversa molte antiche città, giungendo infine ad Aqaba, unico sbocco  della Giordania sul Mar Rosso.

Aqaba è una città moderna, piena di industrie situate anche sulle coste e complessivamente piuttosto brutta che vi sconsiglio; c’è la barriera corallina, ma conviene andarsela a vedere da un’altra parte.

Tra le antiche città cui accennavo c’è Madaba, riscoperta nell’800  e famosa per i suoi bellissimi mosaici, il più importante dei quali, opera mirabile situata nella chiesa di s. Giorgio, è un mosaico bizantino che rappresenta la mappa della Palestina.

A ovest di Madaba si trova il Monte Nebo con il monumento dedicato a Mosè che, secondo la Bibbia nel libro del deuteronomio, qui  ebbe da Dio la visione della terra promessa, “di latte e di miele” e qui fu sepolto, ma il sito resta sconosciuto.E’ un luogo sacro a cristiani, ebrei e musulmani. La chiesa primitiva del IV secolo, fu sostituita da una basilica con battistero nel VI secolo. Ora c’è un grande complesso che ingloba gli edifici precedenti , molti decorati con splendidi mosaici. Il monte Nebo è una cresta montuosa alta circa 800 metri, dalla cui sommità è possibile godere un panorama unico sul Mar Morto e sulla valle del Giordano.

Scendendo lungo la valle del Giordano si arriva al Mar Morto, la più grande depressione della crosta terrestre, 408 metri sotto il livello del mare, uno specchio d’acqua con un tasso di salinità così alto che non vi cresce alcuna forma di vita. Divertentissimo fare il bagno perché si galleggia come vesciche piene d’aria e l’acqua ti spinge verso l’alto impedendoti di nuotare. Impossibile affogare.

Continuando verso sud troviamo il deserto del Wadi Rum, il più grande della Giordania, reso leggendario dal film “Lawrence d’Arabia” che qui venne girato. E’ uno degli ambienti desertici più suggestivi e belli del mondo; offre distese di sabbia rossastra che assume sfumature rosse, bianche e rosate, dune gigantesche che si innalzano all’improvviso, canyon, montagne con vette alte ed erose dal tempo, ricche di incisioni rupestri. Contiene molte sorgenti d’acqua e questo crea una  delicata vegetazione di acacie e altre piante dall’aspetto piumato. E’ ancora abitato da tribù beduine con le loro tende, anche se molti di loro hanno preferito trasferirsi in casette e abbandonare la vita nomade.

Bere il tè alla menta sotto una tenda nomade, ospiti di una famiglia è un’esperienza davvero piacevole, perché la gentilezza e il rispetto che ti dimostrano , ti fa sentire speciale.

Il modo migliore per percorrere il deserto è con un fuoristrada e se possibile, cercate di passarvi  una notte  , perché è un’esperienza indimenticabile.Noi abbiamo dormito sotto una grande tenda dove erano allineati materassini. Il deserto è bellissimo, ma lo diventa ancora di più di notte, quando è bello aggirarsi  da soli intorno all’accampamento, con l’aria divenuta fresca e la sabbia morbida come un tappeto di velluto e un cielo stellato così incredibile che ti sembra di toccare la Via Lattea. Io amo il deserto perché mi da un senso di sacralità, la sensazione di far parte di un tutto; chi ci crede si sente più vicino a Dio.

250 Km a sud di Amman, troviamo la meraviglia della Giordania: Petra. L’ingresso più caratteristico è quello orientale, attraverso uno stretto passaggio nella roccia, chiamato Sik;  alla fine di questa lunga e stretta gola appare lei: la bella tra le belle, la maestosa tra le maestose, la regale tra le regali. Un sogno, una magia, un desiderio accarezzato da una vita: avevo pochi anni quando vidi per la prima volta alla TV un servizio  su Petra, la città dei Nabatei e promisi a me stessa che un giorno l’avrei visitata. E finalmente accade: è lì di fronte a me. Sono paralizzata dall’emozione, ho i brividi, non ho mai visto niente di più bello. Passato il turbinio iniziale , cominciamo a contemplare religiosamente il primo meraviglioso monumento che si staglia davanti ai nostri occhi: “ il tesoro del faraone”, la cui facciata è incisa nella roccia e poi via via gli altri. Abbiamo dedicato a Petra 3 giorni e questo ci ha permesso di ammirarla in lungo e in largo; la cosa meravigliosa non è solo l’architettura, ma anche il tipo di pietra locale usata per la costruzione, una pietra con 3 strati di colore sovrapposti, che conferisce al luogo una tonalità indimenticabile dai colori cangianti.

Non mi metterò a descrivere Petra, mi mancherebbero le parole e poi potete prendere una qualsiasi guida e guardare quello che c’è. Posso dire che in assoluto Petra è la cosa più bella che ho visto nella mia vita  e un po’ di mondo credo di averlo visto.

Consiglio ai viaggiatori, categoria assai diversa dai turisti, di non visitare Petra in un giorno, ma di dedicarle il tempo necessario, perché questa città va centellinata, va percorsa con calma, va vista all’alba e al tramonto. Cercate anche di evitare il tour della Giordania in una settimana, perché fareste una grande indigestione senza avere il tempo di assaporare  tanta bellezza e farla poi sedimentare in modo che resti per sempre dentro di voi e possa dare vita a ricordi indelebili, come il mio che risale a 10 anni fa, ma è sempre vivido.

Rahima

Perle di Sicilia

Pubblicato: 12/01/2011 in 2.3 Diario di bordo

Perché questo titolo? Intanto perché la Sicilia è una perla, o meglio uno scrigno di perle e poi perché è talmente grande e bella e piena di meraviglie, che se ne può descrivere solo un pezzettino  per volta.

La Sicilia è una terra baciata dagli Dei; si, perché c’è tutto. La natura e la civiltà, il mare, i boschi e la montagna;  scorci di mare unici al mondo, spiagge bianchissime,  scogliere che si affacciano su un’acqua cristallina e parchi naturali bellissimi da scoprire. L’arte poi è un vero compendio: si va dalla preistoria, all’arte greca, romana, bizantina, medioevale, rinascimentale,  barocca.

La cucina indiscutibilmente è tra le migliori del mondo e, secondo il modesto parere di chi scrive, la migliore del mondo. Di terra e di mare, gli spaghetti alla Norma, le sarde a beccafico, il pesto alla trapanese e poi le granite, i cannoli, le cassatelle; un  trionfo di delizie per il palato. E i vini poi…superbi, rossi robusti e bianchi  aromatici, con tutte le variazioni intermedie.

Naturalmente una vacanza in Sicilia, oltre all’aspetto culturale e artistico, per me irrinunciabile, lascia anche molto spazio all’aspetto  godereccio (anche questo irrinunciabile). Dopo aver ammirato paesi e monumenti, da metà pomeriggio cercavamo una località di mare, spiaggia o scoglio e restavamo là a crogiolarsi al sole o nell’acqua fino all’ora del tramonto. Sono andata a maggio quando le giornate sono lunghe ed è bellissimo aspettare  quel momento incantevole  in cui la  palla rossa del sole scende pian piano verso il mare e poi sparisce, lasciando un’aria rosata che precede di poco l’imbrunire.A quel punto cominciava la ricerca di un ristorante o di una trattoria tipica, possibilmente sul mare, a volte seguendo la guida, più spesso lasciandoci guidare dall’istinto o dal  senso estetico. Quasi sempre la scelta era azzeccata e la serata si concludeva con una passeggiata per ammirare gli scorci notturni e anche per smaltire la lauta cena  innaffiata  da buone libagioni.

Villa Palagonia

Villa Palagonia

Ma basta con queste digressioni e veniamo  all’argomento di cui voglio parlarvi oggi: la Sicilia barocca. Non sono una grande amante di quest’arte; essendo nata in Toscana prediligo il rigore stilistico  e le linee sobrie che caratterizzano la mia regione, ma il barocco siciliano è un’altra cosa. E’ una magia che  ti cattura e ti trasporta in un mondo fantastico di mostri, figure antropozoiche, animali che non esistono e davvero, osservando le figure che  sostengono le balconate dei palazzi , o il corteo di mostri di Villa Palagonia, (detta anche Villa delle Maschere), senti di essere in un mondo fantastico.

Non è facile ricordare i particolari delle chiese o dei palazzi barocchi, almeno per me; mentre una chiesa romanica o gotica, essendo più semplice, ti rimane impressa per  la struttura, i capitelli, le volte, le costruzioni barocche si assomigliano. Differiscono per i fregi, la maggiore o minore opulenza delle decorazioni, i colori dei marmi più accesi, o più delicati, ma la struttura non è molto dissimile (naturalmente io non sono un’esperta d’arte, solo  una modestissima dilettante). In generale il barocco siciliano si caratterizza per la presenza di mascheroni e putti che ornano le facciate o sostengono balconi e terrazze, per le balaustre in ferro battuto, per le inferriate panciute, per le  alte scalinate che conducono all’ingresso principale , per le facciate concave o convesse, ma molto spesso curvilinee. Gli interni sono una profusione di marmi colorati che rivestono pareti e pavimenti.

Modica

Modica

Per il nostro giro nella val di Noto, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, abbiamo scelto come base un hotel a Ponzallo, paese carino, ma poco significativo , ottimo però per la posizione strategica che permette di raggiungere ogni parte della zona barocca, situata a sud-est della Sicilia.

Il nostro giro comincia con la visita di Scicli, un paese poco battuto dai turisti, chissà poi perché. Piccolo ma stupendo, è situato intorno alla piazza principale e ci sono, a mio gusto, due chiese barocche tra le più belle viste in tutto il giro.

Modica è un altro capolavoro della val di Noto, oltre ad essere famosa per la cioccolata, di cui opportunamente ci riforniamo. C’è Modica alta e Modica bassa, le case sono abbarbicate sul fianco di una collina. Il paese alto scende all’interno di una vallata in cui un tempo scorreva un fiume e scendendo diventa Modica bassa. L’arteria principale, corso Umberto I°, presenta alla base la cattedrale di s. Pietro edificio grandioso che si raggiunge salendo una armoniosa scalinata delimitata da statue. Lungo questo corso è un susseguirsi di palazzi e edifici religiosi,  uno più bello dell’altro .

Da non perdere a Modica alta, un altro splendore di chiesa barocca, S. Giorgio che si trova in cima ad un’altissima gradinata e si impone con tutta la sua bellezza e maestosità sugli altri edifici.

Noto

Noto

Dirigendosi verso il mare prendiamo per Pachino e la zona di capo Passero che è la punta sudorientale della Sicilia. Arriviamo a Marzamemi, delizioso villaggio di pescatori dove ci riforniamo di pomodori secchi e tonno, dopo aver fatto sosta sulla spiaggia. E’ un paese grande come un fazzoletto, ma  grazioso come non se ne vedono. C’è una piazzetta con due ristorantini molto invitanti, ma finiamo per scegliere un localino sulla spiaggia, tutto arredato in rosso e con grandi vasi di gerani rossi. Una goduria per la vista e per lo stomaco.

Il giorno successivo ci dedichiamo a Noto, un paese grande, bello e con un’aria cosmopolita che ci sorprende perché pieno di turisti, ristoranti, bar e negozi. Fu distrutto dal terremoto del 1693 e fu ricostruito in un luogo più basso rispetto all’insediamento antico. E’ costruito con una pietra locale giallo-dorata che con la luce del sole acquista una tonalità unica. La meraviglia è il duomo di Noto,  appena restaurato, come del resto gran parte della cittadina che è stata riportata al suo antico splendore. La cattedrale di S . Nicolò si erge in tutta la sua imponenza nella parte più alta della piazza. L’interno è stranamente sobrio. Bellissimo passeggiare per le viuzze adiacenti dove si trovano magnifici palazzi patrizi con fregi e balconate. I balconi sono l’elemento che più colpisce perché sono sostenuti da figure grottesche come  sirene e grifoni.

Ragusa Ibla

Ragusa Ibla

Seguendo la guida ceniamo alla trattoria del Crocifisso, segnalata come il migliore ristorante di Noto. Non so gli altri, ma questo è davvero una poesia per il palato; coccolatevi chiudendo col semifreddo al pistacchio di Bronte.

A chi interessasse consiglio vivamente di visitare Noto antica, la città che fu abbandonata perché distrutta dal terremoto, che è piuttosto ben conservata ed è di una suggestione unica, completamente deserta, in cui ci si aggira tra antiche mura, resti di chiese, strade e spiazzi erbosi in un’atmosfera rarefatta e un paesaggio che potrebbe essere uscito da un quadro di Giorgio de Chirico.

Altra tappa del nostro viaggio Ragusa, o meglio il centro storico della città, Ragusa Ibla. La città distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita sull’altipiano che domina l’insediamento originale, Ragusa superiore, ma i nobili restaurarono i loro palazzi e Ragusa Ibla fu ricostruita esattamente nello stesso luogo. I due centri sono ora uniti da scalinate o stradine tortuose . Da Ragusa superiore  si arriva a  Ibla attraverso  una strada piena di curve che scende. La visione d’insieme di Ragusa Ibla  è di quelle che ti tolgono il fiato. Importante la chiesa di S. Maria dell’Itria con una cupola rivestita da maioliche. Per visitare bene tutto l’agglomerato, ci sono scalinate o la “Salita Commendatore”, un vicolo ripido ,  pieno di gradini e curve. Ovunque chiese e palazzi bellissimi; stupendo il Duomo di S. Giorgio situato, tanto per cambiare, in cima ad un’alta scalinata.  In cima a Ragusa Ibla il giardino Ibleo, parco pubblico dove si trovano le rovine di 3 chiese romaniche .

Spiaggia Eloro

Spiaggia Eloro

Tornando verso la nostra base, per la sosta marina quotidiana, facciamo una digressione verso Eloro, un sito archeologico recintato, che possiamo solo sbirciare da qualche fessura e poi raggiungiamo l’oasi faunistica di Vendicari. Lasciamo la macchina fuori dall’area e percorriamo un tratto abbastanza lungo di sabbia, prati fioriti e una campagna bella come non se ne vedono; dopo una camminata abbastanza lunga, arriviamo ad una spiaggia di forma semicircolare con un  mare incredibilmente  azzurro.Un po faticoso, ma ne valeva la pena.

Il giorno successivo decidiamo di visitare Caltagirone, paese incredibilmente bello, famoso per le sue maioliche che non si riesce a non comprare da quanto sono pregevoli.Bellissimi gli edifici e le chiese, ma l’attrazione maggiore è la grande scalinata, interamente rivestita da piastrelle in ceramica. Ogni fila di gradini ha un disegno diverso. La visione d’insieme è davvero sconvolgente. A metà della scalinata , esiste una famosa pasticceria con i tavolini fuori, dove gli abitanti siedono placidi, conversando piacevolmente e gustando le squisitezze locali. Mi sembra di intravedere un ritmo di vita così tranquillo, naturale, in armonia con i tempi biologici ,che molti di noi ( io di sicuro) hanno abbandonato per una vita frenetica e sempre di corsa.

Poi partiamo  per la costa settentrionale alla volta della riserva dello “ Zingaro”, ma questa è un’altra storia, o per meglio dire, un’altra perla.

Rahima


Siria

Pubblicato: 04/01/2011 in 2.3 Diario di bordo

Un viaggio in Siria è un’esperienza indimenticabile perché è un museo  a cielo aperto, pieno di posti  che non si scordano più. La Siria non è un paese ricco, ma la gente è fiera e dignitosa; non ho visto nessuno particolarmente malvestito e non ho visto un solo bambino chiedere l’elemosina; al massimo nei siti archeologici cercano di venderti qualcosa, ma in questo tutto il mondo è paese.

Osservare le donne è veramente interessante: le musulmane hanno un abbigliamento  incredibilmente  vario: si va da ragazze con jeans e maglietta e la testa velata da un vezzoso foulard colorato, ad altre con l’abito lungo e la testa coperta, ad altre ancora vestite interamente di nero, con un velo nero anche sul viso, al punto che non sai come facciano a camminare di notte. La cosa divertente è che camminano a braccetto insieme, ridendo e scherzando e ci si rende conto che davvero l’abito non è importante. In una città vicina all’Eufrate, ho visto donne vestite all’europea, assieme a donne completamente ricoperte di stoffa nera, che giravano insieme da sole e andavano a comprarsi il gelato. La donna col velo nero sul viso, lo ha alzato e ha cominciato a leccare traquillamente il suo cono, continuando a ridere con le amiche. La Siria è un paese molto sicuro dove anche una donna sola può passeggiare di sera, senza che venga importunata seriamente. Naturalmente i commenti arrivano perché non è una cosa usuale, ma non c’è alcun pericolo.

In Siria convivono tranquillamente gruppi religiosi diversi, musulmani, cristiani, armeni, ebrei e si è colpiti dall’armonia di questa convivenza e da tanta integrazione. La considerazione amara che scaturisce è che quando gruppi religiosi diversi non vanno d’accordo o addirittura si combattono, c’è sempre qualche motivo politico o qualche movimento animato da interessi economici o da mire espansionistiche, a  seminare zizzania o a fomentare l’odio , altrimenti gli uomini potrebbero veramente vivere in pace nel rispetto delle reciproche diversità.

Una cosa che abbiamo notato presto è che noi italiani siamo molto benvoluti e la gente ci fa una gran festa. Esistono motivazioni politiche. C’è una parte di mondo ( indovinate quale?) che considera la Siria come un paese di potenziali terroristi e che sistematicamente la esclude dalla lista dei paesi  da visitare, perché ritenuta non sicura. Invece noi italiani, pur aderendo sulla carta ad una certa alleanza, abbiamo sempre avuto rapporti politici e commerciali molto cordiali e spedizioni archeologiche italiane hanno lavorato a lungo in Siria. Per es. ad Ebla, gli italiani hanno scavato per anni e formato maestranze locali che adesso sono in grado di continuare per proprio conto.

Moschea di Damasco

Mosche di Damasco

Il nostro viaggio comincia a Damasco, città leggendaria, considerata la più antica del mondo, cosa che fa un certo effetto. La parte più interessante è la città vecchia, cinta da mura, dove abbondano moschee, chiese cristiane, bottegucce piene di mercanzia , tappeti colorati, case dall’aspetto esteriore dimesso, ma  nel cui interno si intravedono giardini da favola. Che dire di Damasco? E’ un sogno, piena di monumenti bellissimi, che sarebbe troppo lungo elencare. Meravigliosa la moschea degli Omayadi, uno dei monumenti più pregevoli di tutto l’Islam, bellissima e maestosa, dove le donne devono indossare una veste lunga con tanto di cappuccio. Ma almeno ti fanno entrare! Ci sono dei paesi arabi dove l’accesso alle moschee è vietato.  E poi la tomba di Saladino, la cappella di Anania, il museo Azem, ecc. Da non perdere assolutamente il museo nazionale che merita una lunga visita, perché ricco di reperti provenienti dai siti archeologici più importanti e che costituiscono un affascinante riepilogo di tutto quello che vedremo.

Nei dintorni di Damasco ci sono luoghi meravigliosi: il monastero di Mar Musa, posto a strapiombo su una parete rocciosa, a cui si accede  attraverso una stretta gola percorribile solo a piedi. Noi l’abbiamo fatta alle due del pomeriggio (ahimè!), ma ne valeva la pena. Nella chiesetta si trovano affreschi dell’XI°, XII° e XIII° secolo. A Mar Musa arrivano giovani da tutto il mondo per meditare e lavorare; abbiamo incontrato alcuni ragazzi asiatici e tra l’altro,  una giovane senese.

Maloula

Maloula

Sempre nei dintorni di Damasco si trova Maalula, una cittadina dove gli abitanti parlano un dialetto derivato dall’aramaico. Il paese non ha nulla di rilevante, eccetto la chiesa di S. Sergio che da sola vale tutto il viaggio. E’ una delle chiese più antiche del mondo e scusate se è poco. La chiesetta bizantina è costruita sopra un tempio pagano i cui elementi sono ancora ben riconoscibili. Gli affreschi sono molto antichi e l’altare è ricavato dall’ara sacrificale, dove venivano uccisi gli animali.

Altra località di rilievo vicino a Damasco è Bosra, costruita interamente in basalto nero e quindi un po’ cupa, ma con un anfiteatro meravigliosamente conservato.

Continuando il nostro giro arriviamo al Crak des Chevaliers, un autentico gioiello che ti stende per bellezza, maestosità e imponenza. E’ un castello crociato in perfetto stato di conservazione , costituito dalle  mura di cinta esterne, dal fossato  e ancora più all’interno, dalla fortezza vera e propria . Ci vogliono ore per visitarlo tutto e conviene portarsi una torcia perché alcune parti sono molto buie. Per descriverlo ci vorrebbero non so quante pagine e quindi mi limito a farne menzione.

Sito archeologico di Apamea

Sito archeologico di Apamea

Procedendo verso nord arriviamo ad una meraviglia assoluta, il sito archeologico di Apamea. L’itinerario principale segue il cardo,  ossia la strada che collegava  il nord col sud ed  è affiancato da due colonnati paralleli costruiti in granito grigio. Alcuni tratti presentano la pavimentazione originale e si vedono le tracce dei carri. Qua e là cespugli di fiori di tutti i colori. Ci sono vari decumani, ossia la strada che univa l’est con l’ovest e il principale è il punto di accesso al sito.

La sera arriviamo ad Hama, città attraversata dal fiume Oronte, dove domina il rumore delle norie, grandi ruote di legno costruite a scopo idraulico per irrigare i campi e ancora perfettamente funzionanti.

Il giorno successivo arriviamo al luogo più famoso, incredibile e affascinante  della Siria: Palmira, la città della regina Zenobia, che per alcuni anni, tenne testa all’impero romano. Anche qui abbiamo una grande strada colonnata, costruita però in arenaria rosa, un magnifico corteo di colonne che al tramonto si tinge di rosa. Restiamo tutta la giornata e personalmente sono in uno stato di grazia: godimento allo stato puro. E’ tutta stupenda,  ma in mezzo a tanta  meraviglia  non si può perdere il tempio di Bel, il museo, il teatro e la valle delle tombe. Ce ne andiamo a sera, ubriachi di stanchezza, ma anche per la grande bellezza ( che stia per arrivare la sindrome di Stendhal?).

Sito archeologico di Rasafa

Sito archeologico di Rasafa

Da Palmira ci dirigiamo verso l’Eufrate visitando siti antichissimi, come Mari, Dura Europos e Rasafa. Mari è una città mesopotamica vecchia di 5000 anni, meno affascinante per i non addetti ai lavori, ma fondamentale per gli archeologi che la paragonano alle città sumeriche. Rasafa è un sito archeologico abbandonato, quasi metafisico , bellissimo nel suo isolamento, che sembra emergere improvvisamente dalle sabbie del deserto. Non c’è anima viva, tranne un custode grande e grosso, il cui faccione si illumina quando apprende che siamo italiani e non ci fa pagare il biglietto.

All’ora di pranzo ci fermiamo a fare il bagno nel lago Al Assad, in realtà un invaso formato da una diga costruita sull’Eufrate.E’ una giornata un po’ grigia, l’acqua è pulita, ma non molto trasparente e freddina;  ma chi se ne frega? Ci pensate? Ho fatto il bagno nell’Eufrate!!!!Per pochi metri ho anche calpestato il suolo della Mesopotamia e non vi posso descrivere l’emozione che ho provato.Ho visto luoghi più belli, più lontani, più esotici, ma qui è diverso. Qui siamo di fronte all’origine della civiltà; agli albori del mondo civilizzato. Qui la storia  con la S maiuscola ti si para davanti e ti lascia sopraffatto .

Aleppo

Aleppo

L’ultima parte del viaggio è dedicata ad Aleppo e dintorni. La città è bella, caotica e rumorosa. Da non mancare la cittadella, costruita sopra una collina a scopo difensivo, il suq fascinoso quanto lo sono i suq, ma qui ancora di più. Si può girare per delle ore in quelle stradine e ammirare merci di ogni tipo, stoffe, tappeti, gioielli , frutta secca e sempre quell’odore di spezie veramente inebriante.Inevitabile la contrattazione, condotta sempre con calma e gentilezza .  Anche ad Aleppo c’è una grande moschea dove le donne devono paludarsi con mantello e cappuccio, ma ne vale davvero la pena.

Nei dintorni di Aleppo visitiamo le città morte, un gruppo di città bizantine che furono ad un certo punto, improvvisamente abbandonate dagli abitanti, senza un motivo apparente. Oggi si pensa che questo sia accaduto per il  mutare delle rotte commerciali.Comunque il mistero che le circonda e l’ottimo stato di conservazione, le rende particolarmente affascinanti.

Non possiamo non citare la basilica di S. Simeone lo Stilita, detto così perché passò oltre 30 anni della sua vita sopra una colonna, predicando e rispondendo alle domande dei devoti, ma per non essere tentato dal demonio, rifiutò di vedere qualsiasi donna, compresa sua madre. Non voglio commentare un problema delicato come la fede religiosa , ma ho orrore di tutti i fanatismi. Dopo la sua morte fu costruita una basilica che in realtà era composta da 4 basiliche disposte a croce. Nel V° secolo dopo Cristo era la chiesa più grande del mondo.

Falafel and Tabbouleh

Falafel and Tabbouleh

E’ opportuno visitare la Siria in primavera, dopo il clima diventa proibitivo. Possibilmente il viaggio va fatto in 15 giorni perché tanta bellezza va assaporata e metabolizzata. Il cibo è buono, anche se io, che sono vegetariana, ho avuto qualche difficoltà, ma le tante  salsine da spalmare sulle tipiche focaccine locali , le zuppe di verdure davvero ottime e i falafel, mi hanno permesso di sopravvivere dignitosamente. Diffusa la birra, ma non il vino che non viene servito, nemmeno nei ristoranti di lusso e così ho dovuto pasteggiare ad acqua, cosa che non gradisco affatto, soprattutto a cena. Mi sono però consolata con una delizia locale , il caffè col cardamomo, una spezia dall’odore forte, che viene servito semidolce o dolce; io lo prendevo dolce e  quei 5 minuti dedicati  a degustarlo  (perché la polvere di caffé deve depositarsi sul fondo e quindi occorre far passare un po’ di tempo prima di berlo) erano  sacri. La vita costa poco e l’offerta turistica è variegata.

Comunque la Siria mi resterà sempre nel cuore, per la sua bellezza, la gentilezza dei suoi abitanti e la sua capacità di evocarmi lontane reminiscenze storiche, che improvvisamente diventavano nitide e attuali riempiendomi di emozione.

Rahima