Archivio per la categoria ‘2.2 cinema&spettacolo’

di Francesca Saporito

La coppia  Jonny Deep e Penelope Cruz non ha deluso i fan de  “I Pirati Dei Caraibi” che in questo quarto appuntamento tridimensionale ha introdotto una serie di novità, alcune un po’ difficili da accettare: l’assenza del bell’Orlando in primis, quella dell’odiosa/amata scimmietta e della maestosa Perla Nera.

Il cambio di regia tutto sommato ha rispettato i canoni delle precedenti narrazioni, lasciando soddisfatti gli spettatori e aggiungendo “una ventata di aria fresca” alla Saga firmata Walt Disney che da anni stupisce e conquista anche i più scettici . Certo qualche spettatore ha colto che in questo film rispetto ai precedenti vi era un numero inferiore di scene d’azione e che il 3D era per certi aspetti  inutile, ma dal punto di vista della sceneggiatura, dei dialoghi e degli effetti speciali il film è davvero interessante.

Oltre i confini del mare,  ispirato al  romanzo di Tim Powers “Mari Stregati”, è la nuova avventura del simpatico capitano Jack Sparrow (Jonny Deep)  alle prese con un vecchio amore di gioventù la bella e astuta Angelica (Penelope Cruz), che lo trascinerà a largo sulla nave del perfido Barbanera, la Queen Anne’s revenge, alla ricerca della Fontana della Giovinezza.

Tra Zombie e Sirene l’intramontabile Jack dovrà difendersi sia dal tremendo capitano Barbanera, esperto di magia nera e  di pratiche woodo, con la cui spada domina la Sua terrificante Nave, che dall’avvenente Angelica i cui occhi sanno ammaliare e possono mettere in serio pericolo….

La storia ha inizio nei tribunali della Vecchia Inghilterra e prosegue oltre i confini del mare nei meandri del sottosuolo, in  una terra sperduta che nasconde il segreto dell’Eterna Giovinezza. Una lotta a vele spiegate tra marina inglese, quella spagnola e una ciurma di pirati altamente caratteristica composta da Capitan Barbanera, Angelica e un fantastico Jack, sempre più ironico e burlone, che termina sulle coste di un’isola deserta, accompagnati dalle sagge parole di un Jonny Deep che ha fatto dell’avventura il suo ideale di vita.

Amore, passione, sacrificio, azione, pillole di saggezza, effetti speciali e 3D: 2 ore e 20 minuti assolutamente da non perdere!!!!

Jack Sparrow ci insegna, ancora una volta, che in balia delle onde l’importante non è la meta ma il viaggio, che un uomo non può e non deve legarsi ad un obiettivo ma deve saper cercare nuovi stimoli e che il vero amore sta appunto nell’imparare ad amare se stessi anche a costo di rinunciare a qualcosa. Il segreto dell’eterna giovinezza sta proprio in questo, non è un’acqua miracolosa a rendere più lunga la vita di un uomo ma il sogno di viverla fino in fondo rischiando e provando, la capacità presente in ognuno di noi di tendere verso i propri limiti cercando di superarli. È l’impresa il vero mistero delle nostre azioni e non il conseguimento.

L’invito di Rob Marshall, quindi, ai suoi “lettori multimediali”, è quello di diventare pirati di se stessi, di imparare ad assaporare ogni momento per renderlo un’esperienza indimenticabile “oltre i confini del mare”, aldilà degli anni vissuti o perché no ricevuti attraverso il sacrificio spontaneo (o meglio forzato) di chi per un po’ si trova ad incrociare la nostra strada e a percorrere con noi un viaggio potenzialmente infinito: la vita.

 

di Francesca Saporito

Si può affermare senza alcun dubbio che 5 è il numero perfetto…

Il nuovo Fast and Furious ( Fast Five in America) si apre con sfumature da Mission Impossible: l’inverosimile si mescola a giochi di guerriglia, alta velocità e corpi bollenti, auto veloci e milioni di dollari, donne stupende e uomini camaleontici… Novità assoluta di questo capitolo: alcuni dei volti delle passate edizioni si incontrano in questo capolavoro di adrenalina pura facendolo apparire come epilogo di una saga (B movie di altissimo livello) che da sempre fa rimanere incollati allo schermo fino all’ultimo minuto…

Colpi di scena e lotte di liberazione si succedono in un Brasile fumante di piombo, nei meandri delle favellas il rombo dei motori accompagna la leggenda di “Toretto” e del suo amico-nemico, l’ex poliziotto O’Conner, alle prese con due nuovi nemici Joaquim de Almeida (Reyes) il boss di una delle favellas di Rio de Janeiro e Dwayne Johnson (agente Luke Hobbs), il roccioso ex-wrestler, un ostinato poliziotto sulle tracce di Toretto e Brian. Il film è la narrazione dell’ultimo colpo della “Famiglia Toretto”, il colpo decisivo che permetterà a tutti di ricostruirsi una vita all’insegna della libertà. Le note di Danza Kuduro di Don Omar ( special guest) fanno da colonnba sonora ad un finale emblematico ed enigmatico, che trasforma l’happy end in un to be continued, mediante un ritorno inaspettato e per molti fan anche desiderato, quello di un grande amore.

Dopo due ore le mie impressioni su Fast and Furious 5 sono espresse in queste parole: davvero stupendo, decisamente un grande film, per gli amanti del genere e per chi adora Vin Diesel è assolutamente da non perdere!

Il regista Justin Lin punta ancora una volta sull’identificazione dello spettatore con il fuorilegge, bello e dannato, il fuggitivo che infrange le regole ma che ha un proprio codice d’onore, e che dimostra in fondo di essere non un killer spietato ma un ragazzaccio con un grande cuore: il grande Vin Diesel, la star.

Dominic rappresenta un pò il Lupin dei nostri tempi, colui che nonostante tutti i suoi errori, condanne di tentato omicidio, furti vari e corse clandestine,  noi cinefili, piccoli mortali, preferiamo vedere in libertà e non dietro alle sbarre.

Lo adoriamo mentre spinge l’acceleratore fino in fondo o fa partire il Nos, lo osserviamo entusiasti progettare un colpo e riunire una squadra d’eccezione: Dwayne Johnson, Jordana Brewster, Tyrese Gibson,continua» Ludacris, Matt Schulze, Sung Kang, Gal Gadot, Don Omar, Tego Calderon, Elsa Pataky ( i paladini delle passate edizioni 3 e 4 che fanno gruppo con personaggi unici).

Il suo essere paterno e onnipresente nei confronti della sorella Mya e del suo fidanzato Brian, lo rendono l’ideale capofamiglia che, davanti ad un barbecue, esprime il valore dell’amore fraterno e dell’amicizia. In poco più di due ore (130 minuti esatti), siamo catapultati in un clima da Ocean’s Eleven, che termina in una lunga corsa all’interno caos cittadino, a bordo di frecce nere, inseguite da sirene fiammanti, trascinanti una cassaforte custode di un sogno che vale 11 milioni di dollari a testa e che profuma di LIBERTA’.

Justin Lin, regista della saga per la terza volta, con Fast & Furious 5 firma, a mio avviso, la sua impresa migliore, per la facilità con cui violenza e spettacolo si fondono e confondono con il piacere della serialità e lo spirito di avventura… un puzzle che riunisce in sé tutti i tasselli essenziali di questi dieci anni (dall’alba del 2000 ad oggi) e che li completa egregiamente almeno fino al prossimo capitolo….

di Francesca Saporito

E neppure il Digitale Terrestre è riuscito a fermare il duopolio Rai e Mediaset e a determinare un maggiore pluralismo dell’informazione.
In queste ore il commissario europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia sta valutando se approvare o meno il piano del Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani.
Tale piano anzicchè aprire le frequenze a nuovi soggetti, determinando un rinnovamento e un ricambio della prospettiva dell’informazione televisiva, agevola ulteriormente le reti Rai e Mediaset.
Infatti l’assegnazione delle frequenze non sarà determinata attraverso un’asta, che potrebbe essere remunerativa per le casse dello Stato italiano fortemente indebolito dal debito pubblico e dalla crisi, ma mediante un singolare Beauty Contest.
Esso prevede che ai concorrenti venga assegnato un punteggio secondo alcuni requisiti tecnici e commerciali: il numero di dipendenti, il possesso di impianti per la trasmissione in chiaro, e l’esperienza nelle reti televisive.
Già da quanto appena scritto si comprende senza tanti problemi quali società saranno privilegiate nell’assegnazione.
Inoltre, la graduatoria sarà suddivisa in base a tre lotti di frequenze (A, B e C), messi all’asta: la prima tranche (tre frequenze in palio) è riservata solo ai nuovi entranti, Rai e Mediaset potranno invece gareggiare per la seconda ( che assegna due segnali) e che insieme con i criteri con cui si macinano punti, è scontato che il duopolio Rai-Mediaset conquisterà una ricchissima frequenza.
Che ne sarà del rispetto dell’articolo 21 della Costituzione Italiana? A cosa è servito il passaggio al Digitale terrestre? Cosa guadagneranno i cittadini italiani dall’approvazione di questo piano?
Vero è che Rai e Mediaset sono troppo legate alla loro poltrona, da non riuscire a rinunciare al potere ottenuto ma il mio pensiero va a quel diritto alla libertà di espressione che si fonda sull’uguaglianza, diritto riconosciuto agli Italiani in quel lontano 1948 e che dopo ben 63 anni non è stato ancora rispettato.
Il digitale terrestre infatti ha mostrato la sua reale faccia, rivelandosi come uno strumento per permettere ai magnati della tv di aumentare il loro potere economico, politico e manipolatorio. Unica nostra speranza rimane Internet, un marasma di contenuti nei quali però è difficile orientarsi vista la difficoltà di verificare l’attendibilità delle fonti e la veridicità delle notizie. Inoltre se si tiene conto del digital divide, una fetta della popolazione rischierà comunque di essere inadeguatamente informato.

– di Francesca Saporito

Parte su Canale 5, in prima serata, la serie tv Non smettere di sognare, 8 puntate per replicare il successo del film omonimo, una produzione RTI diretta da Roberto Burchielli. Soggetto di serie e sceneggiatura di Fabrizio Bettelli, Luca Biglione, Barbara Cappi, Grazia Giardiello, direzione della Fotografia Gigi Martinucci, scenografia di Roberto Bassanini, costumi di Roberta Beolchini, musiche di Fabrizio Lamberti e coreografie di Nadia Scherani, oltre 700 comparse e numerosi volti della tv italiana.

Una serie sui talent show e i sogni di una ballerina, Giorgia, figlia di una portinaia e di un musicista, che si guadagna da vivere facendo le pulizie negli studi televisivi. La sua vita cambierà d’un tratto, quando, incontrato l’amore, potrà realizzare i suoi obiettivi sul palcoscenico di un programma tv alla ricerca di giovani talenti, tra sfide di ballo e di canto e storie strappalacrime.

Devo dire che la curiosità mi ha spinto a seguire l’intera puntata, anche se dopo il primo quarto d’ora avrei voluto cambiare canale o addirittura spegnere la Tv. Sì, perché la massiva campagna pubblicitaria mi aveva fatto ben sperare, un cast di rispetto con Roberto Farnesi, veterano delle fiction, una strepitosa Giuliana De Sio, attori, improvvisati e tali, reclutati da fiction di successo e reality show (Amici di Maria De Filippi e Grande Fratello) e Katy Saunders, nel ruolo di Giorgia, direttamente da Tre metri sopra il cielo e che, per il mio modestissimo parere, avrebbe fatto meglio a restare ferma a quel successo. Dialoghi pessimi, storie poco coinvolgenti e per l’intera puntata hanno proiettato esclusivamente balletti e casting e qualche gag divertente (alcuni provini scadenti e le telefonate di Tony, Salvo Vinci di Amici).

Non posso credere che gli sceneggiatori e gli autori della Mediaset abbiano puntato su questo tipo di storia. Da un lato è interessante vedere i retroscena dei programmi televisivi, una Tv che guarda a se stessa e che svela i suoi altarini ma davvero il perbenismo della serie nei confronti delle raccomandazioni nel mondo del piccolo schermo mi ha lasciato senza parole. Forse nel debutto hanno preferito non svelare tutte le loro carte ma tra secchi di acqua che cadevano dall’alto, rose colte in giardino, baci rubati, amori nati al primo sguardo, figlie alla ricerca di genitori e lacrime per sogni infranti, a mio avviso, la prima puntata della neonata “Non Smettere di Sognare” era davvero pesante.

I flashback del protagonista Farnesi, nel ruolo di Lorenzo Molinari, sono serviti a rinfrescare la memoria sul film, da cui la serie trae spunto, anche se la digressione è stata un po’ troppo lunga. Manca, per il momento, una spiegazione per la fine del grande amore tra Lorenzo e Stella, Alessandra Mastronardi dei Cesaroni, che penso sarà data nel corso della serie.

Nei ricordi della protagonista Giorgia è stato introdotto un altro personaggio di spicco Luca Ward, il padre artista, che per inseguire i sogni di gloria ha abbandonato moglie e figli e che, nella prima puntata, ancora non è tornato. Il finale è stato stucchevole, Giorgia ha ballato per l’uomo di cui si è misteriosamente innamorata e in lei gli autori del talent hanno riconosciuto una nuova stella, l’unica che davvero potrà fermare la scalata al successo della raccomandata di turno, che pur di sfondare, novità assoluta, va a letto con il produttore.

Interessante la parte dei casting che in alcuni tratti ricordava i provini di X Factor e pessimo il ruolo di Salvo Vinci che avrebbe dovuto divertire con la sua simpatia ma, a mio avviso, è scaduto nel ridicolo.

Forse sarò l’unica a considerare l’esordio alquanto deludente ma ritengo davvero eccezionale l’interpretazione di Giuliana De Sio, nel ruolo di Miranda, autrice del talent, una grande attrice che sa sempre come stupire ed una sorpresa gradita è stata Lidia Schillaci (Gin), ex di Operazione Trionfo, che mi ha davvero emozionato.

Per il resto almeno per ora non ho trovato alcuna novità ma siamo appena agli inizi, mancano ancora 7 lunghe puntate e quindi ripeto a gran voce nella mia testa: Non Smettere di Sognare Mai!

Saw 3D

Pubblicato: 30/11/2010 in 2.2 cinema&spettacolo

Fa la tua scelta… vivere o morire

E l’ultima fatica di Kevin Greutert torna a stupire, torna a lasciare senza fiato.

Sarà perché il regista ci si mette di impegno per creare una trama aldilà dell’immaginario, sarà perché la paura di essere la prossima vittima del famigerato serial killer questa volta sembrava ancora più reale dei precedenti, meraviglia del 3D, che riesce a sfondare i limiti del cinema e costruisce una terza dimensione a metà strada tra i videogiochi più violenti e le ansie più nascoste.

Colpi di scena a non finire, cara abitudine del trhiller l’enigmista, che spinge lo spettatore ad immaginare fino all’ultimo secondo come si concluderanno i giochi, chi sarà il vincitore e chi il vinto. Questa volta, però, il gioco era rivolto ai cinespettatori, lì nel buio della sala cinematografica con le mani davanti agli occhi per paura di guardare o per evitare di essere colpiti da pezzi di corpo volanti, mentre le terribili macchine di torture che ci hanno accompagnato in tutte le sette edizioni erano lì in rumorosa attesa delle loro malaugurate cavie.

In uno dei suoi saggi, Susan Sontag afferma che la visione della violenza ha un duplice effetto su chi vi assiste, un primo effetto di turbamento, che spinge il soggetto a privarsi dello spettacolo, ovvero a girare la faccia dall’altra parte, a coprirsi la mano con gli occhi ed un secondo di catarsi, un senso di liberazione dovuto al fatto di non essere il soggetto che la subisce.

È forse questo il motivo di tanto interesse nei confronti di un film come Saw? Sarà la tensione che procura la morte a fare di Saw un successo in ogni sua edizione? Sarà il senso di liberazione quando sentiamo pronunciare dal serial killer la frase game over ? Sarà il desiderio voyeurismo ( tipico della nostra epoca) che ci spinge ad accorrere di fronte a scene di morte e di sofferenza? Non ho una risposta a queste domande, so solo che questa volta Saw 3D mi ha delusa un po’ nel finale, magari  perché ha tralasciato “particolari” resi noti nei sei film precedenti,per il gusto di un effetto sorpresa.

Forse questo è stato davvero il capitolo definitivo e forse la scelta narrativa del regista è dipesa da un desiderio intrinseco di connessione con tutte le sue micro rivelazioni ma, ahimè, devo ammettere che anche stavolta mi son lasciata suggestionare dagli eventi e catapultare nell’intreccio, vivendo un’esperienza unica, irripetibile, degna di un buon film.

Consiglio a tutti una buona visione e, qualora siate deboli di stomaco o di cuore, è meglio che restiate a casa a vedere la tv.

Francesca Saporito

 

L’undicesima edizione del Grande Fratello ha avuto inizio e già ha fatto i suoi proseliti nell’ambito del pubblico italiano. La miscellanea è sempre la stessa ciò che cambia è un po’ la struttura della casa e i protagonisti. Come sempre si scelgono uomini e donne di tutta Italia con caratteri completamente diversi e si osservano 24 ore su 24 in attesa di vederli piangere, ridere, avvicinarsi e perché no innamorarsi. Dalla sua prima edizione ad oggi il Grande Fratello ha fatto passi da gigante, tanto da diventare un rituale nell’immaginario collettivo e il sogno nel cassetto della stragrande maggioranza degli Italiani. Le figure più discusse di quest’anno sono il polemico gigolò e l’adorabile figlio di un boss della camorra rispettivamente Giuliano e Ferdinando, già più volte attori di interessanti discussioni.

The Big Brothers nasce in Olanda come esperimento sociologico oltre che come format televisivo ed ottiene un enorme successo. Ben presto, nei vari paesi europei e non solo, si decide di puntare su una televisione che costruisce emozioni e che non si limita solo a riprodurle prendendole in prestito dalla realtà. Nel gergo televisivo, infatti, programmi come il Grande Fratello, C’è Posta per te, Stranamore entrano a far parte di quella che si definisce “Fabbrica delle emozioni”, ovvero ciò che si tende a  costruire non è solo una struttura portante dotata di studio, presentatore, concorrenti e sponsor (programma televisivo) ma anche determinate situazioni che spingono i concorrenti a tirar fuori il lato oscuro, dolce o aggressivo che sia, e che determinano il pieno coinvolgimento del telespettatore. Si sa che le storie tristi, le lacrime, gli amori e le liti sono fonti di guadagno per i network ed è proprio per questo motivo che tali programmi continuano ad andare in onda, nonostante le accuse provenienti da più fronti di tv spazzatura.

A mio avviso, più che parlare di programmi poveri dal punto di vista culturale si dovrebbe fare mente locale di ciò che significa proprio la parola cultura. Tutto può essere cultura se determina una modificazione delle informazioni  di un soggetto. La conoscenza dell’altro è la fonte più valida di crescita personale, soltanto dall’incontro-scontro con altre menti, evolute o meno che siano, il soggetto acquisisce informazioni utili alle relazioni interpersonali. La definizione dell’uomo come animale sociale non può eludere la prospettiva del dialogo, dell’osservazione, dell’incontro e dello scontro con l’altro. Il Grande Fratello punta da un lato alla convivenza forzata di quattordici “tipi”, opportunamente selezionati, alla limitazione della libertà personale dell’individuo, la reclusione seppur volontaria di individui in una casa lussuosa, e alla creazione di situazioni al limite della tolleranza psicologica, dall’altro al coinvolgimento positivo o negativo del telespettatore, che non può fare a meno di interessarsi a ciò che accadrà all’interno della casa dato che esso diviene argomento di discussione nei vari luoghi sociali (supermercato, lavoro, piazza, social network).

Visto in questo senso, il GF è più che semplice spazzatura, è un esperimento sociale talmente ben riuscito da aver diviso il pubblico in due schiere da un lato gli innocentisti, dall’altro i colpevolisti, anche se la mia modesta opinione è sempre: in medio stat virtus.

Francesca Saporito

 

“Quando un forestiero viene al sud piange due volte, una quando arriva e l’altra quando se ne va!” Questa breve frase può da sola spiegare l’intera trama del film Benvenuti al Sud regia di Luca Miniero. Si tratta della classica commedia all’italiana remake del film francese “Giù al nord”. Punto focale dell’intreccio è la contrapposizione tra un direttore delle poste della provincia di Milano Alberto (Claudio Bisio), che a causa di una truffa viene trasferito per due anni a dirigere l’ufficio postale di Castellabate, dove incontrerà un team di lavoratori che da semplici subalterni si trasformeranno in cari amici. Miniero porta in schermo le dicerie sul conto di Napoli, le estremizza, le ingigantisce con un unico obiettivo, quello di creare nello spettatore lo stesso processo di innamoramento che si verificherà nel protagonista Alberto. Scettico in un primo momento, impaurito dalla nuova location, Claudio Bisio alias Alberto non potrà fare a meno di affezionarsi prima ai suoi colleghi e poi alla città di Castellabate. Tutta la trama quindi è incentrata su un rapporto di odio e amore nei confronti di Napoli e dei napoletani. Costui, infatti, da perfetto milanese in casa sua, non può far a meno di parlare male dei suoi nuovi concittadini, ma in ogni istante si rende conto che quel paesino così caratteristico ed anticonvenzionale è in grado di regalare una vita diversa, e di restituirgli ciò che il tempo gli ha negato. Una commedia leggera e divertente, grazie alla presenza di due comici di prim’ordine Bisio e Siani e di una miriade di battute e gag… eppure trovo che il film sia alquanto deludente per i miei gusti. Ritrovo un ritratto di Napoli che non condivido e che non le rispecchia.  Forse dire che è una delusione è un po’ esagerato, ma reputo che sia fin troppo facile, per un regista, costruire una storia su clichè ormai visti e rivisti, il milanese che si innamora di Napoli, la bellezza del paesaggio napoletano, la proverbiale ospitalità e bonarietà di noi napoletani. Speravo in una storia più costruita, perché dopo qualche input viene a mancare proprio la trama in virtù delle gag comiche di Siani, ormai sentite e risentite. È vero non si può fare a meno di ridere, le battute son divertenti, ma una domanda mi pongo: possibile che a Castellabate si affezionino tutti così facilmente all’ultimo arrivato? Possibile che si è tanto ospitali da cedere il proprio letto ad uno sconosciuto? Possibile che di prima mattina uno mangi broccoli e salsicce? Si forse mi sto appellando a piccole assurdità ma, data la mancanza di effetti speciali, preferirei che il cinema italiano puntasse su storie più realiste. Siani e Bisio instaurano un’amicizia nel corso della trama ma le basi di questo solido rapporto non vengono spiegate, e la storia d’amore, praticamente inesistente, tra Siani e la bellissima Valentina Lodovini dove è?. Qualche sguardo ogni tanto segno di un amore che cova sotto le ceneri. E quando avviene la maturazione di Mario alias Alessandro Siani? Il ruolo più riuscito secondo il mio modesto parere è quello della Finocchiaro, Silvia nella trama la moglie di Alberto, che interpreta il personaggio di una donna ossessionata dalla vita milanese e moglie e madre apprensiva, se non fosse per il fatto che anche lei alla fine si lascia travolgere dall’amore partenopeo. Tuttavia in una commedia il lieto fine è d’obbligo e poi fa sempre piacere vedere che Napoli ha così tanto successo da far sempre più proseliti anche se sappiamo che nella realtà non è così . Il mio consiglio è di andarlo a vedere, ricorda un po’ il classico cinepanettone, che punta all’umorismo, alla risata facile ma che a mio avviso non riesce a mettere a fuoco il tema centrale.

Francesca Saporito