Archivio per la categoria ‘1.3 scienze&salute’

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Io, Gianluca Bellan, laureato in Economia e studente presso la Copenhagen Business School, e il collega Giuseppe Annunziata, laureando presso la Facoltà di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli – Federico II, ci proponiamo, attraverso la nostra esperienza di studenti negli atenei Italiani ed esteri, di portare alla vostra attenzione i maggiori punti sui quali insistere per portare uno sviluppo concreto nelle Università Italiane e una maggiore vicinanza tra Lavoro e Università.

Nella realtà sociale dei nostri giorni, in cui si fa sempre più difficile per noi giovani valicare il confine che ci separa dal mondo del lavoro, URGE una ventata di cambiamento, una serie di Riforme mirate esclusivamente a rendere più coesi il mondo del lavoro e di Università e Ricerca. Si deve perciò assistere alla possibilità, da parte dei neolaureati, di ottenere un’ “indipendenza culturale” dettata dalla facoltà di avere un posto di lavoro che rifletta ciò per cui ci si è formati e, soprattutto, ripaghi dei tanti sacrifici di anni di studio. Insomma, è necessario smetterla di rimanere inermi ad attendere che lo stato delle cose cambi da solo. Le proposte devono arrivare proprio da noi, popolo di giovani elettori, perché siamo noi a conoscere le vere difficoltà, la triste realtà in cui versano i nostri Poli universitari e, in particolare, cosa ci “tarpa le ali”, impedendoci di emergere.

Un recente rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha definito le spese dell’Italia per l’Università carenti. La cifra che il nostro Stato stanzia annualmente per ciascuno studente è in media con quelle degli atri Paesi europei, MA SI SPENDE POCO PER L’ISTRUZIONE TERZIARIA. Dal 2007 gli Atenei italiani hanno visto una riduzione di 1 miliardo di Euro da parte del Fondo di Finanziamento Ordinario, finanziamento statale che rappresenta la principale fonte di entrata per le Università. Il FFO per il 2012 è stato pari a 7.08 miliardi di Euro. Nel 2008, a seguito dell’emanazione del DM 113/08 (art. 66, comma 13), il FFO è stato ridimensionato di 63.5 milioni per il 2009, 190 milioni per il 2010, 316 milioni per il 2011, 417 milioni per il 2012 e 455 milioni per il 2013…Tanto per fare un paragone, per le BABY PENSIONI vengono spesi 9.4 miliardi di Euro, PER L’UNIVERSITA’ 6.6 miliardi.
Per l’Università, l’Italia spende l’1% del PIL, a fronte della media europea che è all’1.5%. Per ciascuno studente, lo Stato versa circa 9500 Euro, a fronte dei circa 13000 di media (il 30% in meno)…E GLI STUDENTI ITALIANI PAGANO LE TASSE PIU’ ALTE D’EUROPA, DOPO INGLESI ED OLANDESI.
Per quanto riguarda la Ricerca, invece, l’Italia investe l’1.26% del PIL a fronte del 2.26% della Francia, 2.28% della Germania e 1.77% del Regno Unito.

Su cosa ci batteremo con il nostro programma:

  1. Politica di austerità in scuola ed Università ma solo in ricambio di un ripristino dei fondi per Borse di Studio tagliati con la Riforma Gelmini, tagli di oltre il 90% in 3 anni (da 246 milioni di Euro del 2009 a 13 milioni del 2012), che hanno cancellato, dunque, il contributo dello Stato agli studenti meno abbienti;
  2. Maggiore impiego di fondi pubblici in Università e Ricerca: la Riforma del Paese deve partire dalle Università, perché devono essere i giovani a gettare le basi per il loro futuro;
  3. Principio di meritocrazia in poltrone dirigenziali ed occupazioni nel campo della ricerca. Per far questo è necessario portare fisicamente i centri ricerca nelle aule Universitarie. Bisogna, dunque, mettere in campo norme che vadano a contrastare e combattere il nepotismo, vero cancro della società italiana, ampiamente diffuso nell’ambiente universitario. Per far vincere il principio di meritocrazia, bisogna portare nelle Università strutture esterne che, almeno, dovrebbero essere “vaccinate” da questa triste verità. E’, inoltre, altrettanto necessario aumentare le ore di laboratorio per meglio formare gli studenti. Si tratta di un punto importantissimo sul quale batterci poiché la formazione in Italia è carente, ed ancor più quella pratica. E’, dunque, d’obbligo fare in modo da poter elargire agli studenti l’esperienza necessaria per entrare nel mondo del lavoro subito dopo terminato gli studi. E una migliore formazione serve anche ad alzare gli standard di preparazione degli stessi studenti che possono, dunque, più facilmente concorrere per il suddetto principio di meritocrazia;
  4. Incentivi ad imprese, aziende ed Istituti di ricerca che offrono opportunità a neolaureati o laureandi: bisogna includere le aziende nel processo di funzionamento delle Facoltà Universitarie. In questo modo i manager potrebbero prendere parte a lezioni e case competitions, offrire corsi in partnership (uno dei corsi che il collega Gianluca Bellan ha frequentato alla CBS, Innovation and Knowledge, era sponsorizzato dalla Novo Nordisk, nota azienda farmaceutica), incentivare la competizione con lavori di gruppo piuttosto che favorire l’individualità nello studio sui libri. Così facendo le aziende stesse potrebbero contribuire a sviluppare un loro “vivaio”, tenendo d’occhio studenti interessanti con la possibilità di assumerli nelle loro aziende;
  5. Migliore impiego delle risorse pubbliche al fine di creare opportunità di crescita per gli studenti: un esempio potrebbe essere abbassare l’offerta delle 150 ore previste dai vari ESU per impiego negli uffici didattici ad 80 ore. In questo modo si impiegherebbero due studenti anziché uno, dando a più la possibilità di comunque fare esperienza anche all’interno dell’Università;
  6. Abbattimento del “monopolio culturale e didattico” della ormai centenaria docenza, offrendo più possibilità a giovani ricercatori; un esempio potrebbe essere la suddivisione delle ore offerte da un particolare corso tra il docente e i suoi ricercatori: il docente terrebbe lezioni teoriche, mentre i ricercatori si occuperebbero della parte pratica. Con questo punto si intende combattere la piaga dei docenti centenari titolari di numerose cattedre e, contestualmente, direttori di progetti di ricerca, il tutto a scapito di giovani ricercatori costretti, per anni, ad essere assistenti non retribuiti dei suddetti docenti per sperare in un futuro e poco probabile posto nella docenza universitaria;
  7. Istituzione di un maggior numero di progetti di ricerca su scala nazionale;
  8. Incentivi e sgravi fiscali per gli Enti pubblici e privati che si offrono di sovvenzionare progetti di ricerca;
  9. Contratti di inserimento per studenti fin dai primi anni di Università: contratti flessibili di impiego presso le aziende nel network dell’Università, così da appoggiare alla formazione teorica Universitaria la formazione pratica che verrebbe a consumarsi nel dopo-lezione, o nei giorni liberi dello studente. In questo modo lo studente imparerebbe ad organizzare la propria agenda, sentirsi al centro dell’attenzione, e sviluppare skills che sui libri non si sviluppano.
  10. Eliminazione dell’ammissione a numero programmato per le Università, chiaro impedimento del diritto allo studio e metodo antidemocratico per la scelta di futuri professionisti, ed istituzione di uno sbarramento fissato al II anno del corso di laurea caratterizzato dal superamento di un certo numero di esami ed il raggiungimento di un certo numero di CFU, stabiliti, a livello nazionale, per ogni singola facoltà. All’atto dell’iscrizione sarà, invece, effettuato un test NON a carattere selettivo, ma mirato solo a mettere in luce eventuali lacune dello studente che dovranno, poi, essere recuperate nell’arco degli stessi due anni, mediante la frequenza di specifici corsi
  11. Abolizione della formula 3+2 per alcune Facoltà scientifiche, così da consentire una migliore formazione dei giovani laureati e, soprattutto, ridurre spese pubbliche e private, giacché, il solo conseguimento della laurea triennale lascia il tempo che trova, e non consente, giustamente, al laureato di poter iniziare la carriera professionale, divenendo, così, causa di perdita di tempo e denaro. Sarebbe meglio, dunque, un ritorno alle lauree a ciclo unico, in cui lo studente consegue il titolo in un più ampio arco temporale prefissato che consente allo stesso una migliore gestione dei propri piani di studi evitando, così, il dramma del “fuori corso” che crea laureati troppo avanti con l’età e porta ad un eccessivo aumento delle spese per le tasse già di per sé elevate.

Fate le vostre proposte ed insieme cresceremo.

Giuseppe Annunziata
Gianluca Bellan

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CompitoMedicina2012

Di seguito sono disponibili, in formato pdf, i quesiti relativi al test che ieri 04 settembre ha messo alla prova migliaia di aspiranti medici in tutta Italia.

Un no-comment, voluto, sulle suddette domande, né sull’efficienza di un metodo, a parer mio, ingiusto per una preselezione così importante, in quanto scelta di vita… c’è chi parla di compromissione del diritto allo studio, chi di poco coerente metodo di selezione… senza mezzi termini, io sono d’accordo con ognuna di queste definizioni dei test di ammissioni alle facoltà a numero programmato… e credo che la vicenda del primario che non è stato in grado di superare i test dà ragione a tali definizioni…

… ma i politici non la pensano così… evidentemente, questo è giusto criterio di scelta! Forse hanno ragione… molto probabilmente si sbagliano!

A me sembra che per questi signori sia più importante avere medici colti piuttosto che preparati ed efficienti nella pratica!

Magari non avranno carisma, non riconosceranno a fiuto una corretta diagnosi e tratteranno le persone semplicemente come “casi” e non come esseri umani… ma l’importante è che conoscano a memoria tutti i premi nobel della letteratura! Come se in ospedale si tenesse, ogni giorno, una gara di cultura, con il pubblico… in corsia.

Quella del medico NON è una professione, non è un lavoro svolto con l’intelletto… necessita di conoscenza accompagnata ad intuito ed umanità… ma innanzitutto passione!

A sei anni da un’eventuale laurea, non puoi preliminarmente decidere se in un prossimo futuro sarò o meno un buon medico, semplicemente ponendomi inutili quesiti di cultura generale…

Ma che poi, mi domando e dico: se proprio sono necessari questi test, perché non cambiare le proporzioni dei quesiti? Io proporrei: 30 biologia; 15 chimica; 15 matematica e fisica; 20 ragionamento logico.

…anche se a mio avviso, i test andrebbero eliminati definitivamente e semplicemente istituito uno sbarramento al II anno che consista nel raggiungimento di un tot. di CFU o nel superamento di tutti gli esami e, soprattutto, PROPEDEUTICO AL PASSAGGIO AL III ANNO. In pratica, se dopo due anni non hai superato tale sbarramento, semplicemente non puoi proseguire i tuoi studi. In questo modo, ciascuno studente sarebbe spronato allo studio, cercando di dare il meglio per rimanere ancora in quella facoltà. Questa è la vera meritocrazia! Senza considerare, poi, che questo metodo è già in vigore in altri paesi del mondo!

Insomma, questo è il mio punto di vista in merito… e menomale che si trattava di un NO-COMMENT!

CompitoMedicina2012

di Giuseppe Annunziata

Il Parkinson, detto anche paralisi agitante, è una malattia neurodegenerativa, causata da una progressiva e cronica degenerazione delle strutture nervose che costituiscono il sistema extrapiramidale. Questa alterazione interessa particolarmente un’area del SNC, la sostanza nera, situata a livello del mesencefalo, dove viene prodotta dopamina – un neurotrasmettitore endogeno della famiglia delle catecolamine – che svolge un importante ruolo in funzioni quali comportamento, cognizione, movimento volontario, motivazione, punizione e soddisfazione, nell’inibizione della produzione di prolattina (coinvolta nell’allattamento materno e nella gratificazione sessuale), sonno, umore, attenzione, memoria di lavoro e di apprendimento.

La patologia, caratterizzata da progressivi tremori e difficoltà nei movimenti, è stata per lungo tempo sottoscritta nel grande albo delle malattie non curabili e trattabili con terapie mirate esclusivamente ad alleviare i dolori.

E’ notizia recente, invece, la scoperta di una possibile cura definitiva per il Morbo di Parkinson.

Una ricerca condotta dall’Istituto nazionale di Neuroscienze, guidata dal Prof. Paolo Francesco Fabene, ha fatto luce sulla patogenesi di questa patologia che colpisce ad un’età media di 55 anni (più comunemente sopra i 60 anni, ma molti casi sono diagnosticati intorno ai 40 anni o anche al di sotto. Il tasso di incidenza aumenta notevolmente con l’età: dai 20 casi su 100.000 nella popolazione totale si passa ai 120 casi su 100.000 nella popolazione oltre i 70 anni).

La scoperta riguarda essenzialmente le caratteristiche di una proteina, C-Rel, in grado di proteggere i mitocondri dall’azione dei radicali liberi, principali responsabili dell’invecchiamento. L’assenza di tale proteina è responsabile dell’insorgenza dei classici segni e sintomi del Parkinson.

Lo studio è stato accompagnato a quello del trattamento, ad oggi più efficace, a base di L-Dopa (o Levodopa, intermedio nella via biosintetica della dopamina, usato proprio per il trattamento del sopracitato Morbo) che combatte la deficienza di dopamina, altra causa dell’insorgere della patologia. Tale studio è stato condotto su una serie di topi di 18 mesi d’età (corrispondenti a 60 anni umani), nei quali si è dimostrato che, bloccando le funzioni della C-Rel, si sviluppano i sintomi del Parkinson, i quali, poi, migliorano con trattamento farmacologico a base di L-Dopa.

E’ stata, dunque, aperta una strada che riserva ottime prospettive per una cura efficace e definitiva del Parkinson.

di Dominic Salamone

La Lucania è una terra speciale sia per le sue tradizioni, cultura, brigantaggio ma è anche terra del cosiddetto Oro Nero. La Basilicata, principalmente nella zona di  Val D’agri, presenta il più grande giacimento di petrolio dell’ Europa continentale con circa 47 pozzi petroliferi che portano alla formazione di 465 barili dove ciascuno di esso costa all’incirca 90-100 dollari. Le compagnie petrolifere che sfruttano questo territorio sono esso, shell eni e total. I cittadini lucani subiscono gravi danni sia dal punto di vista economico, dato che per l’estrazione del petrolio il loro guadagno è pari a O euro, ma nel contempo anche al livello ambientale. Come fa una classe dirigente locale a non accorgersi che utilizzare quel petrolio deve essere una risorsa per tutta la popolazione e non per pochi imprenditori che per altro non sono nemmeno lucani? Il problema in realtà è che la classe politica è d’accordo con tale imprese eo ne trae guadagno ma  avranno notevoli responsabilità sulla salute dei cittadini.  In Val d’Agri si sentono dei forti odori che sono gli idrocarburi policiclici aromatici e l’idrogeno solforato. Grazie a degli studi effettuati dall’ Università della Basilicata sono state trovate tracce di Benzeni e di Alcoli su mele prodotte  nella Valle d’Agri.  Secondo delle stime effettuate,  il petrolio sarà totalmente estratto intorno al 2020 e l’inquinamento nella regione lucana sarà elevato. Ogni cibo e  campo è contaminato da petrolio ed è nocivo per l’organismo dato che porta alla formazione di patologie cardiovascolari. Peccato che i media non parlino molto della vera situazione in Basilicata e il Governo non presti attenzione, ricordandoci però che Mario Monti e Paolo Scaroni  (amministratore delegato Eni S.p.A)appartengono entrambi al Club Bilderberg.  Speriamo però nei provvedimenti delle singole istituzioni  anche se in Italia chi di speranza vive disperato Muore. Il danno più grande della Basilicata riguarda  il costo della Benzina che è il più alto d’Italia (dalla saga curnutu e mazziato)

Come promesso, lascio in questa nota alcune semplici ricette per preparare degli ottimi dentifrici direttamente a casa vostra, senza eccessive spese e senza utilizzare sostanze nocive al nostro organismo.

Premetto col dire che l’aspetto finale del prodotto non sarà eccezionale, ma meglio utilizzare un prodotto brutto da vedersi ma efficace e senza effetti collaterali.

LA SALUTE PRIMA DI TUTTO! 

…e mi raccomando, dopo aspetto i vostri feedback!!! Voglio sapere come vi siete trovati!

Buona sperimentazione a tutti
Giuseppe Annunziata

Ricetta 1: Dentifricio Classico

Ingredienti:

  • Salvia essicata 3 cucchiaini
  • Menta essicata 2 cucchiaini
  • Sale un pizzico
  • Bicarbonato di sodio 3 cucchiaini
  • Tea Tree Oil  5 gocce
  • Glicerina vegetale (la trovate in farmacia o erboristeria, anche chiamato glicerolo) quanto basta

Procedimento:

Con un mortaio pestate le foglie secche e il sale fino a rendere il tutto una polverina, poi aggiungete il bicarbonato, mescolate, aggiungente la glicerina fino ad avere la consistenza desiderata (di solito qualche cucchiaio) e poi aggiungete le gocce di olio essenziale.

La glicerina darà una consistenza pastosa al composto, che assumerà le sembianze di un vero e proprio dentifricio sbiancante naturale; inoltre, farà sì che gli ingredienti si amalgamino perfettamente e non vadano a graffiare lo smalto dei denti con la loro granulometria.

Con le quantità indicate ne otterrete circa 50 ml che ad una persona bastano circa 2 mesi, infatti ne basta poco sullo spazzolino.

Consigli:

Io uso il sale rosa dell’Himalaya che è più puro e dal sapore meno forte.

Per ottenere un risultato ottimale usate ingredienti biologici.

Ricetta 2: Dentifricio in polvere Azione Totale (non adatto a denti sensibili)

Ingredienti:

– Bicarbonato di sodio 2 cucchiaini (sbianca e neutralizza l’acido prodotto dai batteri che corrode lo smalto)

– Cenere di legno filtrata 2 cucchiaini (contiene idrossido di potassio che disinfetta e sbianca)

– Salvia essiccata 2 cucchiaini (proprietà antisettiche e nota per i benefici di denti e gengive)

– Menta essiccata 1 cucchiaino (se volete potete inserire la Malva che ha la proprietà di curare le infiammazioni del cavo orale)

– Timo essiccato 1 cucchiaino (antibatterico e sbiancante)

– pizzico di sale

– Olii essenziali a piacere, da preferire quelli di Menta, Tea Tree, Neem, Chiodi di garofano

Procedimento:

Con un mortaio pestate le foglie secche e il sale fino a rendere il tutto una polverina, poi aggiungete il bicarbonato e la cenere.

Mescolate.

Aggiungete a piacimento olii essenziali.

Avete ottenuto un potente e naturale dentifricio in polvere!

Bagnate la punta dello spazzolino e immergetelo nel dentifricio: ne basta poco per ottenere dei denti lucidi e puliti.

Con le dosi sopra dovrebbe durarvi 1-2 mesi.

Ricetta 3: Dentifricio denti sensibili

Ingredienti per 100 g di prodotto:

– 70 g di argilla verde ventilata- 5 g di foglie di salvia essiccate e ben triturate (devono essere quasi polverizzate)- Acqua (meglio distillata) quanto basta- 15 gocce di olio essenziale di salvia- 10 gocce di olio essenziale di menta piperita- 15 gocce di tea tree oil- 10 gocce di olio essenziale di chiodi di garofano

– siringa per dolci

– tubetto di dentifricio vuoto accuratamente lavato e disinfettato con alcool puro (per uso alimentare)

Procedimento:

Versate l’argilla e le foglie sminuzzate di salvia in un ciotolino di plastica ed amalgamate con l’acqua distillata fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo (la consistenza deve essere simile a quella del comune dentifricio), via via aggiungete gli oli sempre continuando a mescolare il preparato, infine aggiungete la tintura di chiodi di garofano e quando tutti gli ingredienti si son bene amalgamati riempite la vostra siringa per dolci con questo impasto ed aiutandovi col beccuccio sottile (quello per le iscrizioni al cioccolato per intenderci) riversate il tutto nel tubetto  vuoto di dentifricio, tappate, etichettate ed iniziate ad usarlo quotidianamente, sostituendo la pasta dentifricia che utilizzate di solito.

Spiegazione degli ingredienti:

L’ Argilla Verde reperibilissima in qualsiasi erboristeria ed anche piuttosto economica è antisettica, antitossica, assorbente, battericida, disinfiammante, cicatrizzante ed energizzante, niente di meglio per una bocca sana ed un sorriso smagliante. Utilizzata come ingrediente principale del nostro dentifricio rende i nostri denti bianchissimi e le nostre gengive più forti.

La Salvia Officinalis è uno dei più antichi dentifrici. Le foglie venivano strofinate su denti e gengive con poco sale in polvere. La sapevano lunga i nostri avi!!!!! Stimolante, rivitalizzante, antisudorifera, antibatterica, antinfiammatoria, antiossidante, calmante ed emolliente, la salvia viene usata spesso in caso di infiammazioni della bocca e della faringe.

La Menta Piperita con la sua azione anestetica, rinfrescante, tonificante, stimolante e leggermente astringente non manca mai nei comunissimi dentifrici.

Il Tea Tree Oil è un eccellente antibatterico, disinfettante, antimicotico ed antiparassitario ed è molto utile l’uso quotidiano per mezzo di gargarismi o sciacqui per l’igiene orale.

Chiodi di Garofano con la loro energica azione antisettica, antinevralgica, antispasmodica vengono ancora oggi utilizzati per lenire il mal di denti; basta qualche goccia di olio essenziale o tintura sul dente dolente per avere un immediato sollievo!!!

Fonte: http://impatiens-magicanatura.blogspot.com/2011/09/dentifricio-fatto-in-casa.html sito molto bello che consiglio di visitare!

Ricetta 4: Pasta dentifricia classica

Ingredienti:

– 5 cucchiaini di bicarbonato di sodio in polvere- 5 foglie di salvia fresca- 5 foglie di menta fresca- 2 cucchiaini colmi di xilitolo granulare- 1 capsula molle di vitamina E (Ephinal 300)- 2 cucchiaini di gomma arabica in polvere

Procedimento:

Cogliete, lavate e tritate le foglie di salvia e di menta e mettetele in una ciotolina. Portate a bollore una piccola quantità di acqua, pari a circa una tazza da tè. Non appena l’acqua inizierà a bollire spegnete il fuoco e mettete in infusione le foglie di salvia e menta tritate in precedenza. Attendete 4 o 5 minuti e filtrate l’infuso. Prendete la capsula di vitamina E e bucatela con uno spillo, spremetela facendo cadere il contenuto nell’infuso ancora caldo e mescolate energicamente. Ora sciogliete lo xilitolo nel liquido mescolando fino a completa dissoluzione. A questo punto versate nel liquido il bicarbonato e la gomma arabica mescolando il tutto finchè non comincerà ad addensarsi, se è ancora troppo fluido aggiungete un altro cucchiaino di gomma arabica, mescolate e lasciate raffreddare per bene. Il dentifricio è pronto per l’uso!

La gomma arabica può essere acquistata nei colorifici e nei negozi di belle arti, lo xilitolo invece potete ordinarlo QUI, mentre la vitamina E si compra in farmacia.

Spiegazione degli ingredienti:

La colpa maggiore della formazione della carie sui denti appartiene all’acidità che si forma nel cavo orale tramite la fermentazione aerobica dei batteri presenti nella bocca, che digerendo gli zuccheri li trasformano in CO2 e acido acetico, l’acido corrode lentamente lo smalto mettendo a nudo la dentina sottostante. Il bicarbonato serve quindi a neutralizzare l’acido acetico nel momento stesso in cui si forma, contribuendo inoltre a creare per lungo tempo un ambiente alcalino e inoltre la sua discreta abrasività aiuta molto la pulizia dei denti, lasciandoli lisci e perfettamente puliti.La salvia possiede note proprietà benefiche sulle gengive e la menta rinfresca l’alito.La vitamina E serve più che altro come conservante, per evitare l’ossidazione degli elementi estratti dalle erbe usate per fare l’infuso.Lo xilitolo è l’unico zucchero naturale che i batteri non possono metabolizzare, quindi agisce da dolcificante che però non contribuisce a cariare i denti. Certo, usarlo per farne dentifricio è quasi sprecato ma non ne serve molto, in fondo.La gomma arabica è una miscela di resine vegetali commestibili molto usata nell’industria come addensante e anche per fare i chewing-gum. In questo caso serve, appunto, per rendere più denso e pastoso il preparato.

 

Ricetta 5: Dentifricio in polvere

Sentir parlare di dentifricio in polvere per chi ha l’abitudine di usare quello nel tubetto è davvero strano, ma sappiate che la ricetta di questo prodotto è la più nota tra i cultori dell’autoproduzione.Basta procedere con l’essiccazione, in un luogo asciutto e ombroso, di una manciata di foglie di salvia e timo che a loro volta andranno sbriocalate per essere unite a due cucchiai di bicarbonato di sodio.A seguire mescolate il tutto con due cucchiai di argilla bianca o caolino aggiugendo all’impasto qualche goccia di olio essenziale alla menta, quest’ultimo donerà una nota rinfrescante e svolgererà un’azione antisettica.Trasferite il preparato in un vasetto di vetro con il coperchio e dopo aver rimescolato bene il tutto unite qualche chiodo di garofano intero sparso in mezzo alla polvere, per favorire la conservazione dell’impasto.Se avete dei denti sensibili vi consigliamo di aumentare la quantità di argilla bianca e diminuire quella del bicarbonato.

Importante: Non mettete lo spazzolino bagnato nell’impasto per evitare contaminazioni batteriche, servitevi di un cucchiaino di legno asciutto per prelevarne una piccola quantità e stenderla sullo spazzolino.Il dentifricio in polvere ha una durata maggiore di quello nel tubetto, sia per la quantità ridotta che utilizzeremo, che per la conservazione degli elementi di cui si compone.

Fonte: http://stilenaturale.com

 

Ricetta 6: Dentifricio bocca e denti sensibili

Ingredienti:

– Bicarbonato di sodio 1 cucchiaino

– Olio di Neem 5 gocce

– Olio di Tea Tree 5 gocce

– Olio di Menta Piperita 5 gocce

– Glicerina quanto basta

Procedimento:

Mescola il tutto per creare una pasta dalla consistenza che ti sembra più gradevole.

Consigli:

Se desiderate renderlo più dolce, aggiungete un pò di xilitolo in polvere derivante dalla corteccia della betulla. Questo componente potete trovarlo spesso nei dentifrici naturali commerciali.

Ricetta 7: Dentifricio Sbiancante all’Aloe Vera

Ingredienti

  • Polpa di Aloe Vera 1 cucchiaio
  • Bicarbonato di sodio 1 cucchiaio
  • Acqua Ossigenata 5 gocce

Procedimento

Procedete con l’estrarre la polpa dell’aloe vera presente all’interno delle sue foglie e mettela in un recipiente, tritatela finemente aiutandovi con una forchetta. Se non avete la foglia potete acquistare il succo in vendita in alcuni supermercati o erboristerie.

A questo impasto unite l’acqua ossigenata ed il bicarbonato. Mescolate il tutto facendolo amalgamare e spazzolate i vostri denti con la pasta che hai ottenuto ed il gioco è fatto avrete in poco tempo dei denti bianchissimi.

Consigli

aggiungete bicarbonato o aloe se l’impasta risulta troppo liquido o denso.

 

Ricetta 8: Dentifricio Sbiancante alla Cenere

Ingredienti:

  • Cenere di legna filtrata 2 cucchiaini (contiene l’idrossido di potassio, uno sbiancante naturale dei denti )
  • Succo di Limone 2 cucchiai
  • Sale un pizzico

Procedimento:

Filtrare la cenere rimasta dalla legna con un passino o una calza. Mescolare tutti gli ingredienti. Se la cenere non si amalgama completamente spremere altro limone.

Consigli:

Usare 2 volte a settimana come trattamento sbiancante.

(fonte: http://dioni.altervista.org)

di Giuseppe Annunziata

Con l’arrivo dell’estate si risveglia il “buon senso” di molti che spinge a seguire diete dimagranti più o meno attendibili dal punto di vista scientifico e salutare della cosa. Spesso, infatti, si è mossi dal volersi redimere dai tanti peccati di gola commessi durante i periodi freddi, più per il bell’aspetto in spiaggia che per la salute in sé.

Siti internet e giornali di tendenza ci bombardano di nuove “pseudo-diete” che promettono cali di peso inattesi e, il più delle volte, chiedendo molti sacrifici da parte nostra.

Ma quanto fanno bene alla salute questi regimi alimentari?

La dieta dimagrante non è, di certo, un metodo fai-da-te per perdere peso, bensì uno stile che deve essere ben controllato da un professionista, al fine di evitare spiacevoli inconvenienti o, addirittura, danni provocati da diete spropositate.

Un corretto piano alimentare prevede l’assunzione quotidiana di tutti i nutrienti essenziali al giusto funzionamento dell’organismo. Una carenza di proteine induce, ad esempio, l’organismo a procurarsi gli amminoacidi per la produzione di energia dai muscoli determinando, così, un calo della massa muscolare.

Uno scarso apporto di vitamina D (dovuto a mancata esposizione al sole o mancata assunzione di tuorlo d’uovo, latte ed olio di pesce – ottime fonti alimentari di questa vitamina) è responsabile di alcuni disturbi a livello delle ossa come osteomalacia (negli adulti) e rachitismo (nei bambini) il ché favorisce l’insorgenza di osteoporosi, in quanto la carenza di questa vitamina compromette la mineralizzazione ossea.

E ancora, un’insufficiente apporto di vitamina C (abbondante in vegetali a foglie verdi ed agrumi) è responsabile dell’insorgenza dello scorbuto, condizione patologica caratterizzata da un’indebolimento del tessuto connettivo che presenta come sintomi lesioni della pelle, debolezza muscolare, gengive gonfie e sanguinanti, stanchezza.

Altrettanto importante e degno di nota, è la carenza di un’altra classe di alimenti: i carboidrati.

Il fabbisogno giornaliero di carboidrati, per un uomo del peso di 70 Kg è di circa 180 gr (720 calorie). Benché l’apporto calorico possa sembrare elevato, un insufficiente consumo di carboidrati è responsabile della formazione dei tanto famigerati corpi chetonici.

A seguito della degradazione degli acidi grassi (attraverso un processo detto beta-ossidazione, fondamentale per la produzione di energia) viene generato l’acetil-CoA il quale, poi, entra nel ciclo dell’acido citrico (detto anche Ciclo di Krebs) per essere ulteriormente ossidato al fine di consentire la produzione di energia chimica, sotto forma di molecole di ATP. L’ingresso dell’acetil-CoA nel suddetto ciclo dipende, però, da un corretto equilibrio fra la degradazione degli acidi grassi e quella dei carboidrati poiché, per poter essere metabolizzato, l’acetil-CoA deve prima condensare con l’ossalacetato, derivato dal metabolismo del piruvato, prodotto finale della glicolisi, il processo degradativo dei carboidrati. Se l’apporto di carboidrati non è adeguato, le concentrazioni di ossalacetato si abbassano, dunque, l’acetil-CoA non può combinarsi con esso per entrare nel ciclo di Krebs. In queste condizioni si generano i corpi chetonici.

I corpi chetonici sono l’acetone, acetoacetato ed il D-beta-idrossibutirrato. L’acetone è molto volatile e viene eliminato attraverso la respirazione, gli altri due, invece vengono trasportati nel sangue ed ossidati nel ciclo di Krebs.

Essendo una macchina perfetta, il nostro organismo riesce, in prima battuta, a compensare questa iniziale produzione di corpi chetonici mettendo in atto una serie di meccanismi di regolazione che consentono una interconversione di queste specie chimiche in acetil-CoA che può entrare nel ciclo dell’acido citrico, permettendo, in questo modo, una produzione di energia da parte dei tessuti extra-epatici e non dallo stesso fegato che li ha prodotti.

Quando, però, le concentrazioni di corpi chetonici aumentano si possono generare alcune condizioni patologiche più o meno serie, tra cui l’acidosi e la chetosi.

L’acidosi è una condizione caratterizzata da un abbassamento dei valori di pH del sangue. Quella strettamente legata ad un aumento della concentrazione dei corpi chetonici è detta acidosi diabetica e presenta svariati sintomi come nausea, vomito, tachipnea, ipotensione, shock cardiogeno, aritmie, fino ad arrivare – nei casi limite – al coma.

La chetosi (detta anche acetonemia) è una condizione che si manifesta essenzialmente in età pediatrica e nei diabetici non controllati. Si tratta di soggetti con alterato metabolismo glucidico che conduce ad una prolungata condizione di ipoglicemia, a sua volta compensata  da un’attiva gluconeogenesi (sintesi di glucosio) che utilizza gli intermedi del ciclo dell’acido citrico, sottraendoli a tale processo e, quindi inibendone l’attività. L’eziologia della chetosi è ritrovabile in infezioni, abuso di alcol, pancreatite, infusione i.v. di destrosioipoglicemia, gravidanza, durante il digiuno prolungato, in grave carenza di carboidrati, sia per regime alimentare sbagliato che per intenso consumo (attività fisica prolungata). 

Segni e sintomi possono essere vari. Si possono manifestare: stanchezza, poliuria, sete, polidipsia, crampi, aritmie cardiache, sonnolenza, perdita di peso, bradipnea, disidratazione, ipotensione, disfunzioni cerebrali, perdita della massa muscolare. Altro segno caratterizzante una condizioni di chetosi è l’inconfondibile odore di aceto dell’alito di un soggetto diabetico, dovuto proprio alla produzione di acetone che, come abbiamo detto, viene eliminato con la respirazione.

Da quanto detto si evince che la chetosi rappresenta un’importante condizione patologia che, in alcuni casi limite, può condurre anche alla morte.

Saper discernere, quindi, tra diete più o meno fattibili in termini di salute, è requisito fondamentale per mantenere un adeguato stato di benessere generale.

Diffidate, quindi, da diete miracolose che vi promettono cali assurdi e tempestivi di peso o vi propongono prolungati digiuni, e tenete sempre a mente che per dimagrire, bisogna imparare a mangiare sano!

di Giuseppe Annunziata

Che il sesso facesse bene alla salute è cosa risaputa. Non servirebbero certo ulteriori articoli divulgativi per sapere che il nostro tanto amato amplesso permette di bruciare tante calorie. Affanno, spasmi, contrazioni muscolari e respirazione accelerata, consentono un consumo di circa 150 calorie per 20 minuti di prestazione.

Ma cosa sappiamo riguardo agli aspetti psichici e psicosomatici del sesso?

A quanto pare, il buon sesso aiuterebbe a superare nel migliore dei modi stati di paura, ansia e stress!

A dichiararlo sono diversi studi (effettuati presso l’Università di Paisley in Scozia e l’Università Groningen in Olanda), secondo i quali il sesso sarebbe un ottimo alleato in tali momenti di squilibrio. I ricercatori olandesi hanno, infatti, dimostrato che durante l’orgasmo, nel cervello, vengono inattivare quelle aree associate a sensazioni di allerta e paura, motivo, questo, della sensazione di rilassamento a seguito del raggiungimento del massimo piacere. L’orgasmo, inoltre, consentirebbe a mente e corpo di entrare in uno stato di trance che ci tiene lontani dall’ansia.

Secondo gli psicologi dell’Università scozzese, invece, a seguito di uno studio condotto su 46 volontari (24 donne e 22 uomini), il sesso aumenterebbe la concentrazione e, come per lo studio olandese, aiuterebbe a reagire come meno ansia allo stress. Dopo aver opportunamente valutato frequenza e costanza dei rapporti sessuali, ai volontari sono state sottoposte varie prove, quali un compito di aritmetica da risolvere a voce alta o un discorso in pubblico. I risultati hanno dimostrato che i soggetti che avevano dichiarato di avere avuto solo rapporti sessuali completi, al momento della prova registravano minori sbalzi di pressione sanguigna rispetto alle persone che invece si erano fermate ai rapporti orali o alla masturbazione (di coppia). Le peggiori performance in fatto di stress sono state quelle degli astinenti.

Sarà forse questo il motivo per il quale un nostro noto politico si divertiva ad intrattenere numerosi intrallazzi amorosi durante il suo mandato? In effetti, era piuttosto sicuro di quello che diceva (ahimè!) durante i suoi comizi!

Scherzi a parte, secondo i ricercatori, questi vantaggi del sesso derivano dalla stimolazione di alcuni nervi posti nella vagina e dall’effetto calmante dell’ossitocina, un ormone che viene rilasciato soprattutto durante la penetrazione.

…fare sesso, quindi, si rivela essere un potentissimo antidepressivo, ansiolitico e un poderoso anti-stress.