Racconto

Pubblicato: 16/09/2012 in I edizione

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Papa Alino, il papa nero come i bambini

-Santa Maria In Trastevere?
-Sì, bravo proprio quella.
-Ma, sua Eccellenza, non le sembra un tantino… inappropriato?
-La Boston Mailing Group mi ha assicurato che le funzioni non saranno soppresse, i crocefissi saranno rispettati. Cosa chiedere di più? D’altronde per un prezzo così…

Quando il conclave si riunì per la duecentosettantaquattresima volta fu eletto Papa Alino, che entrò di prepotenza nella storia. Non solo perché il suo colore della pelle tendeva drasticamente al nero-qualcuno direbbe fosse un po’ troppo… “abbronzato”- ma poiché fu il primo papa della lunga storia ecclesiale ad essere eletto con tutti i voti, dico tutti, a favore. Nessuno metteva in dubbio, nemmeno nei meandri più intimi del dubbio personale, la rettitudine di quest’uomo, la sua capacità di parlare alle folle, la fortezza nel condannare le ingiustizie. Tutti, nessuno escluso, pensarono che papa Alino fosse la persona giusta, una manna dal cielo caduta a fagiolo, per risanare le crepe nella Chiesa, per riportarla a quella credibilità che da tempo le spettava. E tutto, almeno all’inizio, andò secondo i piani.

Quando il fascio bianco di fumo si avviluppò lungo il cielo di Roma, e la piazza si riunì di curiosi più che fedeli, fu strano vedere da lontano quella macchiolina scura vestita di bianco, qualcuno avrebbe detto che fosse addirittura nera. Un papa nero? Sì, un papa nero.

Papa Alino approfittò di quel palcoscenico per mostrare al mondo intero riunito al suo microfono tutte le sue abilità retoriche. Le parole che rimbombarono tra le fontane e le statue della piazza furono salde e precise, piene di calda speranza e di ferma condanna. Finalmente, un papa così. Finalmente!

Passarono giorni, qualche mese. L’attenzione dei giornali scemò come qualsiasi attenzione umana, che zompetta di evento in evento come un’ape che vola di petalo in petalo, troppo avida di curiosità per mettere radici su di un fiore. Ma, come sempre accade per la memoria umana, facile a dimenticare e altrettanto facile a riprendere un argomento come se niente fosse stato, il picco fu raggiunto prontamente durante una normalissima udienza settimanale. La sala vaticana era piena in ogni ordine di posto- usanza letteraria quanto mai azzeccata in un caso del genere- e, tra la folla, un folto gruppo di bambini si distingueva per il malcelato baccano. Papa Alino entrò su di una macchinetta blindata, con vetri appositamente neri per l’occasione. Raggiunse il microfono con abilità fisica quasi sconcertante rispetto ai suoi predecessori. E chi lo uccide questo? Pensarono in molti.

Papa Alino si prodigò in un saluto in mille lingue diverse, tutte universali. Poi, quasi timidamente, cominciò la sua riflessione.

“Care amiche, cari amici, care bambine, cari bambini. Vorrei parlarvi oggi di una decisione che ho maturato in questi miei primi mesi di pontificato. Molte cose sono cambiate in questo seppur breve tempo, e molte cambieranno. Il giudizio di Dio è sempre più vicino, il suo tempo sta per compiersi. Prepariamoci al meglio. Perché noi non sappiamo quando arriverà il Salvatore, ma dobbiamo farci trovare sempre pronti, sicchè ognuno di noi possa dire al Redentore “Io ho amato il prossimo mio come me stesso, come tu ci hai insegnato”. Anch’io, nel mio piccolo potere che ho su questa terra, ho deciso di darmi da fare. E lo dimostrerò. Giuro che ve lo dimostrerò.”

Giornali e televisioni subito ritornarono a piazzare i loro segugi tra le colonne del Vaticano, allarmati dallo scoop che lasciavano presagire quelle parole. E, come spesso accade, la notizia non si fece attendere. Un informatore segreto, che acconsentì a farsi chiamare il corvo II (qualcuno ricorderà forse un episodio simile che generò il primo vero corvo della storia) rilasciò dichiarazioni sconvolgenti attraverso una serie di interviste a raffica per 10 televisioni diverse e 15 giornali di tutto il mondo. Riportiamo, qui di seguito, il discorso segreto del Papa Alino con i suoi più stretti collaboratori al momento della discussione.

-Santa Maria In Trastevere?
-Sì, bravo proprio quella.
-Ma, sua Eccellenza, non le sembra un tantino… inappropriato?
-La Boston Mailing Group mi ha assicurato che le funzioni non saranno soppresse, i crocefissi saranno rispettati. Cosa chiedere di più? D’altronde per un prezzo così…

Papa Alino aveva mantenuto la parola. In nome dell’amore verso il prossimo come se stessi egli decise di vendere la storica Chiesa di Santa Maria in Trastevere agli americani della Boston Mailing Group per tre triliardi di dollari. Con quei soldi, di cui buona parte fu fatta stampare subito dal papa per evitare che finisse nelle profondissime fortezze delle banche vaticane, 100 mila bambini furono salvati dalla fame e coinvolti nel progetto- dal nome tutt’altro che fantasioso- “Anche Papa Alino aiuta il prossimo”. I bambini furono inseriti in strutture moderne e, insieme alle proprie famiglie, studiarono nelle migliori università del mondo. Quando si chiedeva loro in cosa credessero, subito ti rispondevano “Nel mio prossimo, come Papa Alino!”. Visto il successo dell’iniziativa, e data la freschezza atletica del papa nonostante la veneranda età, 20 anni dopo egli decise di dare avvio alla seconda edizione del progetto.
In esclusiva mondiale riportiamo il dialogo tra Papa Alino e i suoi funzionari, in base alla testimonianze di un informatore segreto, fattosi chiamare per l’occasione il corvo III (qualcuno, tra le righe dei giornali, aggiungeva con blasfemia il termine la vendetta) .

-Egregi Cardinali, non guardatemi così. Mi sento ancora in piena forma.
-Ma, sua Eccellenza, noi tutti vogliamo che lei viva il più a lungo possibile.
-Colgo l’occasione, allora, per comunicarvi la mia nuova decisione. L’azienda americana Facebook mi ha appena presentato un’offerta per 10 triliardi di dollari. Riuscite a immaginare quanti bambini potremmo salvare dalla fame?
-Tantissimi sua Eccellenza, tantissimi. Ma, ci dica, per cosa le hanno offerto tutti questi soldi?
-State tranquilli, miei cari. Gli americani mi hanno assicurato che niente sarà cambiato. Al massimo qualche verniciata di blu e qualche f dipinta al centro della cupola.
-La cupola? Di quale cupola sta parlando, sua Eccellenza?
-Naturalmente, della cupola di San Pietro. Non è un’offerta incredibile?!

Qualcuno dice che molti cardinali svennero saputa la notizia. I bambini, quelli, cominciarono a festeggiare.

Raffaele Nappi

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