Il graffio dell’anima

Pubblicato: 16/09/2012 in I edizione

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Cos’e’ che fa sanguinare l’anima quando un amore finisce spezzando le illusioni in esso riposte, cos’e’ che fa dire domani il sole sorgerà ma non per me, quel vuoto immenso che lacera ogni forma o dimensione vitale. Solo il tempo, solo quello potrà dirci quando le ferite finiranno di sanguinare se finiranno di sanguinare!  Laila ripensava ogni giorno a quanto era bello il suo amore a quante volte diceva “ sarà per sempre? Un freddo mattino d’inverno la neve cadeva copiosa, silenziosa quasi a voler sottolineare quanto dolore e quanto ancora doveva provare, con quale unità di misura si arriva a misurare l’apice di tanta sofferenza .   La sua vita si trovò di colpo sbalzata in una dimensione del tutto sconosciuta, mai e poi mai Laila poteva immaginare di non  poter vivere senza lui, il petto le doleva fino a  bloccarle il respiro. Un suono improvviso distolse Laila dai suoi funesti pensieri, chi sarà a quest’ora? Non aspettava nessuno, i suoi passi risuonavano nel lungo corridoio di casa Moretti, guardò dallo spioncino timorosa e vide per sua grande sorpresa la sua adorata Rebecca imbacuccata fino alla punta del naso, aprì senza indugiare buttandole le braccia al collo felice per quella inaspettata visita, le lacrime le salirono agl’occhi finalmente poteva dare libero sfogo a quella rabbia repressa. “Dio il suo  ben amato Dio “le aveva tolto ciò che più di bello aveva il suo: Mirko, spazzando via la sua giovane vita in una manciata di secondi, per un tragico incidente d’auto. I singhiozzi la scuotevano tutta, e vani erano  i tentativi di Rebecca di consolarla, lenendo il dolore immenso che Laila provava.  Rebecca “amica  d’infanzia di  Laila “ si domandava se  quel graffio nell’anima  si sarebbe lenito col tempo, e se l’essere umano fosse davvero capace di combattere contro un’avversaria tanto forte come la morte ! ? Fuori era già buio quando Laila si addormentò esausta  dopo il lungo piangere.  Un raggio di sole fece capolino in quella  mattina di novembre inondando la stanza di Laila , vestita ancora come la sera precedente , al suo fianco la sua cara Rebecca che a sua volta sbadigliò stirandosi come un gatto , “ sei già sveglia disse alla sua amica, che ne dici di scendere a fare colazione il mio stomaco brontola come una vecchia comare, disse a Laila nel tentativo di  scuoterla  un po’. Si avviarono insieme verso la  scala che portava alla vecchia cucina di faggio che  tanto aveva amato con il suo Mirko. Preparò per se e la sua amica una colazione a  base di caffè latte e biscotti  con la granella di zucchero; i suoi preferiti. Fecero colazione  in silenzio senza alzare gli occhi dalle tazze ancora fumanti. Fu Rebecca a rompere il silenzio dicendole “ pensi che ne potremo parlare, ora, con più serenità, sono o non sono la tua migliore       amica? A quel punto Laila  l’abbracciò di slancio sentendosi in parte confortata. Hai ragione forse parlarne  mi aiuterà a capire dando qualche risposta ai miei perchè.  Nonostante la fredda mattinata si sedettero davanti al porticato di casa Moretti. Il loro fedele cane Rocky  andò subito a rannicchiarsi ai piedi di Laila come era solito fare,  Laila cominciò a parlare come un fiume in piena:” ti ricordi solo tre anni fa’ come eravamo felici Mirko ed io varcammo la soglia di casa per la  prima volta, commossi ed emozionati  per avere ricevuto come regalo di nozze Villa Moretti, pegno di profondo affetto dei suoi genitori , in quanto unico figlio maschio del quale il signor Edoardo Moretti ne andava fiero. Gestiva insieme al  padre un rinomato ristorante della loro città, con ottimi successi di clientela e soprattutto di professionalità. E fu proprio lì che ci conoscemmo, in occasione di una cena organizzata con i miei colleghi per festeggiare l’uscita al giornale  di una nuova rubrica da me ideata che parlava di bellezza  femminile. Era euforica mi sentivo realizzata per aver raggiunto uno dei miei obbiettivi prefissatami. Gustammo deliziati tutti i piatti che Mirko ci consigliò, arrivati al  dolce si unì a noi per un brindisi. “ a Laila  gridarono all’unisono i miei colleghi” anche Mirko si congratulò  domandandomi

per quale giornale lavorassi; “ Il Gabbiano risposi” , ci congedammo ripromettendoci di tornare a mangiare nel suo locale.  Trascorse una settimana da quella cena, quando una mattina attraversando via Falcone, una via del centro, incontrai per caso Mirko anche lui affaccendato con in mano un’enorme scatolone ; “ ciao Laila mi sorrise,” i nostri occhi s’incontrarono per un attimo, sentì una morsa allo stomaco, e non capivo se era per la fame visto l’ora raggiunta o per quell’incontro inaspettato , ci salutammo  con entusiasmo e proseguii per la mia strada.  Solo la sera riuscì a tirare un sospiro di sollievo, presa com’era dai miei impegni al giornale.  Mi ritrovai nella mia camera a pensare a lui “Mirko”, non riuscivo a dimenticare lo sguardo che ci eravamo scambiati quel pomeriggio, presa dai miei pensieri mi addormentai senza neanche cenare.

Il mattino seguente mi svegliai di buon’umore, senza una ragione precisa, feci colazione e mi recai al giornale, anche il lavoro di quella giornata fu soddisfacente, tornai a casa stanca ma felice. Mentre ero sotto la doccia  sentii squillare il telefono, mi avvolsi in fretta nel mio accappatoio e risposi  con il fiatone “ Ciao mi disse: sono Mirko ti ricordi di me?

Con il cuore che mi pulsava a mille risposi; “certo che mi ricordo come stai ? Cercando in tutti i modi di nascondere la mia agitazione, “volevo invitarti  ad un concerto jazz disse Mirko”risposi di si senza alcuna esitazione  , ci vediamo tra un’ora davanti al mio ristorante”. Cominciai a spargere sul letto un’infinita’ di abiti indecisa su cosa indossare, alla fine optai per un paio di jeans e maglione a collo alto con una giacca in pelle nera, che trovavo mi donasse molto. Uscii di casa entusiasta per quella serata che

si presentava così eccitante che  quasi non mi ricordai il percorso che feci per arrivare davanti al suo locale. Quando lo vidi lì davanti ad aspettarmi per un momento, smisi di respirare tale era l’emozione; mi venne incontro con un sorriso disarmante, da quel momento capii che mi ero innamorata di lui. Quella sera trascorsa con Mirko, fu una delle più belle della mia vita, lui era così dolce mi faceva soprattutto ridere, cosa di cui avevo realmente bisogno, mi rendeva ottimista  e pronta ad affrontare la vita con più entusiasmo.

Iniziò così, la nostra storia d’amore alla quale ci dedicammo tutti e due anima e corpo, senza mai risparmiarci dando di noi il meglio che potevamo, uscirono così lati del mio carattere a me sconosciuti che non sapevo neanche mi appartenessero.

Ogni scusa era buona per incontrarci, arrivavo addirittura a mentire al giornale per un lavoro inaspettato fuori porta. Anche per Mirko fu così, aveva sempre fornitori da vedere fuori dal locale anche se la cosa stupiva e non di poco suo padre che non riusciva a capire cosa stesse capitando al suo figliolo. Mi chiedevo se l’amore era questo,che  faceva sussultare i l cuore  ogni volta che squillava il telefono. Arrivare ad annientarsi, per l’amore dell’altro, solo per poterlo vedere anche pochi attimi. Per mia fortuna scoprì con il passare del tempo che anche per lui era lo stesso,dunque il mio amore era ben riposto, eravamo diventati una persona sola, anche gli amici ci prendevano in giro meravigliati di questo amore cominciato in sordina, sul quale non ci scommettevano un solo centesimo. Ma loro malgrado dovettero ricredersi arrivando quasi ad invidiarci per la nostra temerarietà. Mirko aveva una famiglia bellissima, unita e compatta e pronti a sostenersi amorevolmente; conobbi ben presto suo padre “il signor Edoardo” e sua mamma un signora dolcissima che metteva al primo posto il rispetto altrui, cosa che per me aveva un valore immenso, forse perché per me era in cima alla lista delle mie priorità, aveva anche una sorellina di 10 anni, un vero tornado che coinvolgeva tutti con il suo entusiasmo per qualsiasi cosa accadesse intorno. Diventammo presto amiche ed anche con i suoi genitori , sapevo di aver occupato un posto nel loro cuore. Cosa potevo desiderare di più; io che avevo perso entrambi i miei genitori in giovane età, avendo di loro un ricordo quasi sbiadito dal tempo, ma che mi lasciò nell’anima un graffio indelebile. A volte pensavo di aver ricevuto l’amore di Mirko per riscattarmi della vita avversa che avevo dovuto affrontare.

Ne parlai spesso con Mirko, ma lui ribadiva sempre che niente ci è dovuto se non lo meritiamo , e che probabilmente me lo ero conquistato con la mia perseveranza e la mia voglia d’amore. Parlavamo spesso dei nostri pensieri anche quelli nascosti in fondo all’anima mai

confessati .Avevo 27 anni il mio lavoro andava abbastanza bene ero ogni giorno più sicura di me, acquistavo sempre più fiducia in

quello che svolgevo suscitando ammirazione nei  miei superiori. Anche il ristorante di Mirko andava al meglio sempre con una maggior clientela della città “bene” il che dava al ,locale sempre più prestigio. Riuscivamo malgrado tutto a frequentarci assiduamente condividendo la passione per il cine

ma e per la buona musica che faceva da sottofondo ai nostri incontri, rendendoli sempre speciali

e unici . Le nostre comparse in compagnia erano sempre più rare, ma i nostri amici capivano e si erano abituati a queste nostre toccate e fuga, per poi isolarci nel nostro mondo del quale eravamo gelosi , è vero forse un po’ egoisti,

ma il gioco valeva la candela . Ogni bacio scambiato con il mio Mirko, era come il primo emozionandomi sempre di più come un fuoco che si alimenta poco a poco. Erano trascorsi due anni da che ci eravamo conosciuti e innamorati, decidemmo così che per noi era giunto il momento tanto atteso, quello di unire le nostre vite in una sola , sposandoci e coronando il nostro sogno d’amore.

I genitori di Mirko,  accolsero con gioia sincera la nostra decisione, vista la nostra fermezza a riguardo.

Da quel momento cominciò la mia favola, alcune volte dovevo pizzicarmi per rendermi conto che tutto quello stava accadendo davvero. I preparativi per le nozze furono entusiasmanti anche se   faticosi  visto il  poco tempo a  disposizione  dopo il lavoro di  entrambi. La signora Moretti si dimostrò una vice mamma perfetta non avrei potuto desiderare di meglio. Mi accompagnava ad ogni prova dell’abito da sposa emozionandosi come o più di me ogni volta che lo indossavo, mentre Virginia la sua adorata sorellina mi aiutò nello scegliere le bomboniere i fiori e tutto il resto. A Mirko andava sempre bene tutto, fingendo invece di scegliere una cosa piuttosto che un’altra, questo me lo faceva amare sempre di più, mi

dimostrava che tutto quello che più  desiderava era sposarmi e vivere con me per sempre.

Fissammo la data del fatidico giorno per il 16 aprile prossimo, eravamo in dicembre per cui il tempo a nostra disposizione non era molto. Preparammo insieme  ai suoi genitori  la lista per gli invitati che si dimostrò di gran lunga superiore ai nostri pronostici.

Ma pur di compiacere ai suoi accettammo di buon grado. Cominciarono ad arrivare regali dai vari invitati, la casa era invasa letteralmente da pacchi di tutte le dimensioni, tutto ciò invece d’innervosirmi mi rendeva euforica e contavo i giorni che ci separavano dal grande evento. Naturalmente il banchetto di nozze fu organizzato nel locale dei Moretti, curando ogni cosa nei minimi

particolari. Arrivò così il sabato antecedente le nozze, avevo l’adrenalina a mille, quella mattina arrivarono al locale le bomboniere, il resto dei regali di nozze e fiori di ogni sorta, la giornata scorreva serena anche se tutti affaccendati dalle ultime cose da sbrigare, ogni

tanto incrociavo lo sguardo di Mirko senza riuscire a proferire alcuna sillaba, ma i nostri occhi esprimevano al meglio quello che neanche le parole sarebbero riuscite a fare. Arrivarono le 23,00  e per me e Mirko era giunto il momento di salutarci, dandoci appuntamento in chiesa per il giorno dopo. Quella notte come di consueto ad una sposa, non riuscì a chiudere occhio, solo all’alba

mi addormentai per svegliarmi poche ore dopo piena di energia. Alle 7.30 bussarono alla porta chi poteva essere se non la mia testimone nonché la mia adorata Rebecca, con in mano dei cornetti caldi per la colazione. “stamattina ho deciso di viziarti un po’,

ma non abituarti troppo “rise beffarda Rebecca. Si, mi sentivo veramente una principessa che aspettava di incontrarsi finalmente con il principe azzurro. Scesi dalla mia nuvoletta rosa, era ora di fare una doccia e cominciare a vestirmi. Fu  tutto un susseguirsi di emozioni, dall’indossare l’abito al trucco e all’acconciatura. “Sei così bella da sembrare finta” disse Rebecca con un nodo alla gola, non è il momento di piangere disse la mia truccatrice ti si scioglierà il trucco!  Felice come non mai mi guardai allo specchio

per l’ennesima volta trovandomi sorprendentemente bella , bussarono alla porta era il fioraio che mi consegnò il più bello bouquet  avessi visto nella mia vita, ero pronta potevamo uscire di casa e come nelle migliori delle favole, fuori ad aspettarmi c’era una magnifica carrozza trainata da due cavalli bianchi, l’ennesimo regalo del mio Mirko naturalmente.

Il percorso che facemmo per arrivare in chiesa, mi sembrò lunghissimo tale era la voglia di vedere Mirko, quando la carrozza si fermò, per un attimo anche il mio cuore smise di battere, rividi in un attimo tutta la mia vita come in un flash, solo da quel momento mi sembrò di cominciare a dare un senso alla mia esistenza sarà così che si sentono le spose nel giorno del proprio matrimonio?

Lui era lì fermo sull’altare che mi fissava, sapevo già che quello sguardo non lo avrei dimenticato per il resto della mia vita, la navata che percorsi al braccio del signor Moretti mi sembrò surreale come essere sospesi da terra per un tempo indefinito! La cerimonia si svolse nel migliore dei modi fra la commozione generale, ci giurammo eterno amore, e nessun giuramento mi sembrò più che mai veritiero come in quel momento.  Avevamo coronato il nostro sogno d’amore e pensai che da quel momento niente e nessuno potesse mai dividerci, ci sentivamo inossidabili.

Il banchetto di nozze fu un vero trionfo di fiori, colori e prelibatezze di ogni sorta, i miei amici e colleghi si dimostrarono per me la  famiglia che non avevo, ma che non mi fecero rimpiangere minimamente. La famiglia di Mirko si dimostrò all’altezza delle mie più rosee previsioni, facendomi sentire una vera regina.  Per il viaggio di nozze scegliemmo l’isola di Tombouctou un paradiso che non credevamo esistesse davvero neanche nei sogni più reconditi. Mi chiedevo se l’amore potesse realmente dare tanto, da sentirsi in pace con il mondo e in dovere di ringraziare Dio per quella felicità immensa,   che provocava un dolore quasi fisico quando Mirko non c’era.

Facemmo ritorno a casa quindici giorni dopo, la presenza di amici e parenti per il nostro rientro fu un tornare bruscamente con i piedi per terra dopo aver volato a lungo, ma quella era la vita che avevamo intenzione di vivere nel migliore dei modi, ripromettendoci di rifugiarci nel nostro paradiso ogni volta che potevamo anche solo con i pensieri, come un piccolo segreto fra noi.

La nostra vita scorreva all’insegna dell’armonia e del rispetto reciproco, rendendo ogni giorno più bello ed intenso il nostro vivere a due. Quello che più contava per noi era rientrare la sera a casa per vederci finalmente soli e liberi di vivere il nostro amore . Le ore del buio per noi erano uno spazio che si dilatava a piacere, non conoscevano la fretta. Facevamo spesso progetti per il futuro che ci trovavano sempre d’accordo su ogni fronte, pensavamo e sognavamo all’unisono nei nostri progetti futuri rientrava anche quello di avere un bambino, frutto del nostro amore. Decidemmo  di  lasciare tutto al caso senza programmare nulla, vivendo ogni giorno intensamente quello che la vita ci offriva. Un appoggio reale erano i genitori di Mirko che ci seguivano nel nostro cammino senza mai però intralciare in qualche modo le nostre scelte, ringraziavo Dio anche per quella famiglia che mi aveva donato insieme al  mio Mirko. Gli amici li vedevamo di tanto in tanto lasciando invece molto spazio a quel volo a due che avevamo intrapreso. A volte mi soffermavo chiedendomi, se per tanta felicità c’era una sorta di pedaggio da pagare ma egoisticamente cercavo di non pensarci più di tanto, perché non prendere a piene mani ciò che la vita mi offriva?  Anche la mia carriera ebbe una svolta decisiva diventando redattrice nel giornale in cui lavoravo, Mirko era orgoglioso di me, e quello mi dava ancora più energia per andare avanti. Arrivo così il nostro primo Natale insieme, fu indescrivibile la gioia e le emozioni provate, la nostra casa da sogno sembrava in quel mese ancora più bella adornata a festa, fu per noi il primo albero di natale addobbato insieme, decidemmo così di fotografarlo per poterlo ricordare per il resto della nostra vita. La sera della vigilia come nelle favole che si rispettino, nevicò abbondantemente ricoprendo con il suo manto bianco l’intera città, rendendo tutto magico come in un sogno, preparai da sola la cena a cui parteciparono oltre la famiglia di Mirko alcuni stretti amici e naturalmente la mia cara inseparabile Rebecca. Decidemmo di andare tutti insieme alla messa di mezzanotte, camminavo sotto la neve fresca con il mio Mirko, c’era tutto intorno un silenzio surreale, i nostri passi risuonavano ovattati dalla folta coltre di neve caduta . La funzione in chiesa fu sublime, cogliemmo l’occasione per scambiare gli auguri di Natale con amici e conoscenti. Era l’una il freddo si era fatto via via  pungente decidemmo così di tornare a casa, a giocare a carte con i nostri amici più cari, salutando invece i genitori di Mirko che si congedarono dicendo che per loro si era fatto tardi, ci saremmo rivisti il giorno successivo per il pranzo di Natale a casa loro. Erano ormai le cinque del mattino quando salutammo i nostri  amici, eravamo stanchi ma felici di quella splendida serata trascorsa insieme. Il regalo che ci scambiammo quel Natale fu per me a dir poco sorprendente, dentro uno scatolone con un fiocco rosso c’era niente di meno che un cucciolo di cane. L’emozione provata fu talmente forte che mi commossi fino alle lacrime, decidemmo di comune accordo di chiamarlo Rocky, anch’io avevo fatto un regalo tenero a Mirko, un piccolo cuore d’oro con inciso i nostri nomi, emozionato Mirko mi abbraccio ringraziandomi per quel dono. Naturalmente la nostra vita si modificò a causa della presenza di quell’esserino, che mordeva tutto quello che trovava, ma gli volemmo bene da subito, come non amare un cane così delizioso che dipendeva da noi per tutto come un bambino. Le feste proseguirono al meglio, fino ad arrivare al primo dell’anno che decidemmo di festeggiare con i nostri amici a Sestriere, rinomato posto di montagna della nostra città. E come è di consuetudine, l’Epifania portò con sé le feste. Avevamo  un anno tutto nuovo da vivere nel migliore dei modi  possibili,  mille progetti e sogni ci eravamo riproposti nel nostro cammino ed era nostra intenzione esaudirli a pieno.  Il tempo scorreva serenamente fino al sopraggiungere della primavera, la stagione della rinascita, e così che l’avevo considerata da sempre. In fondo ogni nuovo giorno è una continua rinascita ed era così che mi sentivo con Mirko,un altalenarsi di gioie ed emozioni. Una mattina come tante, venne a trovarmi al giornale Rebecca, “quale onore averti qui nella tana del lupo! “accolsi la mia amica, mi accorsi da subito dalla sua espressione corrucciata che c’era qualcosa che non andava, infatti dopo i saluti di rito, Rebecca mi confidò che aveva qualcosa da rivelarmi con la massima urgenza, “ andrò a vivere a Parigi “,disse tutto d’un fiato. Laila ho vagliato a lungo la proposta offertami dalla mia azienda, e devo dire che ho trovato assai vantaggioso trasferirmi laggiù, ne trarrebbe beneficio la mia professionalità ed anche il compenso e allettante. ( Rebecca lavorava come fotografa pubblicitaria per una nota azienda di marketing ). Pur con il cuore in gola le dissi  che aveva fatto una buona scelta e di prendere la palla al balzo, anche se ne faceva le spese la nostra amicizia. “Parigi non è poi così lontana “ mi disse Rebecca nel tentativo di indorare un po’ la pillola, ma sapevamo entrambe che quella decisione ci avrebbe fatto soffrire e non poco.  Giunse così il giorno della partenza,  Mirko ed io eravamo all’aeroporto ad accompagnare Rebecca ci salutammo promettendoci di vederci appena possibile e sentirci spesso al telefono per colmare la distanza fra di noi, tra le lacrime le augurai buona fortuna per il suo lavoro. Nei giorni successivi, Mirko si prodigò in mille modi per risollevarmi il morale e di quello gli ero veramente riconoscente. Riuscì per altro a mantenere la promessa di sentirci spesso al telefono con Rebecca, anche se vederci invece era presso che   impossibile visto gli impegni di lavoro miei e di Mirko.  Giunse così l’estate esplodendo con mille colori e profumi in tutta la sua bellezza. Una mattina alzandomi dal letto appresi con ansia di un malessere che mi contorceva lo stomaco, mentre facevo colazione con Mirko nella grande cucina di faggio, notò anche lui del mio pallore insolito e mi chiese se mi sentissi bene, “ non lo so gli risposi” forse non avevo digerito bene l’abbondante razione di gelato concessami la sera precedente. Mirko mi consigliò di tornare a letto, tanto era sabato e non avevo impegni al giornale, ma nonostante un sonno ristoratore e le premure di Mirko nell’accudirmi, quel malessere non accennava a diminuire. Cercai di non pensarci distraendomi un po’ ci recammo al supermercato a fare le consuete spese del sabato, e Mirko mi portò a pranzo in un ristorante tipico sul fiume Po, ma quando il cameriere fece per portarci le pietanze che avevamo ordinato, misi una mano davanti la bocca un coniato di vomito mi assalì all’improvviso tanto che corsi in bagno lasciando Mirko al tavolo sbigottito.  Uscendo dal bagno trovai Mirko ad aspettarmi preoccupato, mi venne incontro, domandandomi    se andasse meglio. Lo tranquillizzai promettendogli di recarmi dal medico quanto prima.  Tra alti e bassi passò anche la domenica e il lunedì mattina mi recai con Mirko dal medico come stabilito, “  Dopo una serie di domande di routine, il dottore mi prescrisse degli esami da fare quel pomeriggio stesso, visto le pressioni di Mirko, ci salutò rassicurandoci che non era senz’altro nulla di cui allarmarsi, e che il mio stato di salute non gli dava preoccupazione alcuna.  Nel pomeriggio come d’accordo, ci recammo al centro medico per fare quelle analisi, così tra prelievi  e visite varie ci ritrovammo seduti in sala d’attesa per i risultati. Mirko mi parlo di alcuni progetti interessanti per il suo locale, ma nonostante mi sforzassi di interessare a quel discorso la mia mente era altrove. Finalmente chiamarono il mio nome alzandomi mi avvicinai allo sportello dove il medico mi     porgeva le analisi. “ Mi dica dottore c’è  qualcosa che non va “? “Chiese Mirko””Nulla di cui allarmarsi, piuttosto vi comunico che siete in attesa di un bambino” ci rivelò il medico. La gioia e la sorpresa, furono per noi una miscela esplosiva ci abbracciammo commossi; un altro dei nostri sogni si stava per realizzare. Eravamo così euforici che volevamo gridarlo al mondo intero, salutammo e ringraziammo il medico che commosso ci augurò in bocca al lupo.

Il primo posto in cui ci recammo, fu casa dei suoi genitori che accolsero la notizia con infinita gioia. La gravidanza trascorreva serena e senza problemi di nessuna sorta, ad ogni esame mi accompagnava Mirko che dimostrava sicurezza

come un vero padre provetto.  La prima ecografia fu per noi un’emozione immensa, tempestammo di domande il medico che rispose ad ognuna in modo esauriente. Solo verso la fine del settimo mese, venimmo a sapere che aspettavamo un maschietto, ne fummo veramente felici la gioia di avere un piccolo Mirko per casa m’inebriava di felicità. A differenza di tante donne, il pancione non mi creava nessun disagio, anzi era per me punta d’orgoglio mostrare la mia gravidanza, mi faceva sentire importante e la gente che m’incontrava per strada lo notava perché mi sorrideva compiaciuta.

Mirko dal conto suo non faceva che viziarmi in ogni modo possibile ed immaginabile, e vani erano i miei sforzi di fargli capire che non ero ammalata ma incinta, non per questo le sue premure venivano a meno, mi ritrovavo  così ad assecondare tali premure per compiacerlo. La fine della gravidanza si presentò una notte come tante, quel battito d’ali che mi accompagnò per nove mesi, diventò all’improvviso insistente procurandomi degli spasmi di dolore, entrai così in travaglio, ci recammo all’ospedale ansiosi e con un po’ di paura nel dover affrontare quell’ esperienza del tutto sconosciuta. Quando l’apice del dolore si faceva acuto mi bastava pensare a Mirko per trovare la forza di reagire lui era lì pronto a sostenermi, infondendomi coraggio e protezione. Si svolse tutto nel migliore dei modi, la gioia di tenere il mio bambino sul petto mi ripagava a pieno di tutte le sofferenze. Flavio e così che chiamammo il nostro bambino; guardandolo ci rendemmo conto di quanto di bello avevamo potuto creare con il nostro amore, il miracolo della vita si ripeteva dandoci un’infinita

gioia rendendoci se era possibile ancora più uniti. Allattai il mio bambino al seno, quel contatto unico che si creava fra di noi era indescrivibile, tanto che Mirko ne era a volte geloso. Flavio cresceva sano e vivace, e neanche a dirlo era l’orgoglio dei nonni che non perdevano occasione per viziarlo, ma come potevo biasimarli era il loro primo nipote e riversavano su di lui tutto l’amore di cui erano capaci, arrivando a ringraziarmi per quel dono che la natura ci aveva dato. Una sera al rientro dal  locale, Mirko mi disse che doveva recarsi in Svizzera per alcuni giorni, per concludere degli affari lasciati in sospeso tempo prima, accolsi la notizia apparentemente di buon grado, anche se il cuore mi si spezzava al solo pensiero di dovermi separare da Mirko. Lui dal canto suo cercò di rassicurarmi dicendomi che di qualsiasi cosa avessi bisogno i suoi genitori erano a mia disposizione. Due giorni dopo in una fredda mattina di dicembre salutai Mirko alla porta abbracciandolo così forte da lasciarlo senza parole, “ei piccola sarò di ritorno tra quattro, cinque giorni al massimo, ma per noi era la prima volta che ci separavamo e non immaginavo di provare così tanto dolore, bacio Flavio dicendogli di badare a me in sua assenza, il piccolo gli sorrise senza capire di cosa gli stesse parlando. Quella prima giornata senza Mirko fu interminabile e triste, mi sembrava di aver un macigno sul cuore e nonostante avessi con me Flavio che mi riempiva il tempo non riuscivo a non pensare al mio amore. Ci sentimmo la sera stessa, tante erano le cose da dirgli che me ne dimenticai, dicendogli solo di amarlo con tutta l’anima e che mi mancava terribilmente, Mirko fu dolcissimo e mi promise di non viaggiare mai più senza me e Flavio, perché quello faceva soffrire anche lui. Quella settimana il mio bambino mise il suo primo dentino e  Mirko si rammaricò di non essere presente ad un momento così importante della sua crescita.  Ci augurammo la buona notte promettendoci di sognarci a vicenda. Quella notte fu invece molto agitata

non riuscì a tranquillizzarmi neanche al mattino, tanto che chiamai sua madre pregandola di farmi compagnia. La signora Moretti si  precipitò immediatamente preoccupata di  avermi sentita così agitata al telefono. Cercò di rassicurarmi dicendomi che quell’ansia che provavo era da attribuire alla mancanza di Mirko e che due giorni dopo sarebbe finalmente arrivato. Nel pomeriggio uscimmo insieme a fare shopping per il bambino, e gliene fui grata perché riuscì a distogliermi per un pò dal mio malumore, prendemmo il thè insieme in una rinomata pasticceria del centro dove facemmo mille incontri con amici e conoscenti, tutti entusiasti di conoscere il mio bellissimo Flavio. Solo all’ora di cena rincasammo stanche, rifugiandoci nella grande cucina di faggio dove consumammo una cena leggere per il solo gusto di tenerci compagnia. La signora Moretti era per me una vera mamma e ringraziavo il buon Dio anche per quello. Intorno alle 22,00 ci salutammo augurandoci la buona notte e la ringraziai per il tempo dedicatomi lei commossa mi abbracciò e mi disse che quando ne avevo bisogno, lei era sempre lì ad ascoltarmi. Anche Mirko fu contento nel sentire che sua mamma aveva trascorso la giornata con noi, e che la sua famiglia si prendesse cura di noi in sua assenza. Il mattino dopo mi svegliai con una strana sensazione, in casa aleggiava un silenzio strano, solo affacciandomi alla finestra della sala, mi accorsi che tutt’intorno era bianco quella notte aveva nevicato, ecco spiegato quel silenzio, la neve aveva il potere di attutire ogni sorta di rumore rendendo tutto surreale come in un sogno.

Mi venne subito voglia di telefonare a Mirko per dirgli che non vedevo l’ora che tornasse, quel magico panorama scolpito dalla neve, volevo dividerlo con lui e con il nostro bambino come in una fiaba che si rispetti. Mirko a sua volta mi rispose che sarebbe arrivato prima di cena, lo salutai raccomandandogli di prestare attenzione durante il viaggio a causa del mal tempo. Mi salutò mandandomi un bacio per telefono e dicendomi che quella temporanea separazione, gli aveva dato modo di appurare quanto mi amasse; le sue parole mi resero felici, cosicché mi tornò il buon’umore e cominciai ad organizzarmi la giornata in modo che fosse tutto pronto al suo rientro. Abbracciai felice Flavio, dicendogli che quella sera sarebbe arrivato suo papà, il piccolo mi sorrise come a volermi dire che aveva capito. Dopo colazione misi Flavio a giocare dentro il box, mentre io mi apprestai a fare una doccia, volevo farmi trovare al meglio quella sera da Mirko. Pettinai a lungo i miei lunghi capelli color del grano, dove i miei occhi verdi spiccarono come due gemme, la felicità traspirava da ogni poro, sentivo quasi il profumo del suo abbraccio, come se Mirko fosse lì. Mi vestii di tutto punto e rigirandomi nello specchio mi accorsi di quanto la maternità mi avesse regalato ulteriore  femminilità. Mi recai al supermercato   a fare la spesa, volevo preparare a Mirko una cena a base di pesce di cui era ghiotto, le strade erano impercorribili a causa della neve, prestai maggior attenzione alla guida, guardando dallo specchietto retrovisore il mio Flavio che mi sorrideva divertito. Tra cambi di pannolino e pranzo al piccolo giunsero le 16,00 misi Flavio a dormire per il suo riposino pomeridiano e mi apprestai a preparare la cena, il risultato mi lasciò soddisfatta, preparai la tavola curando ogni minimo particolare comprese le candele e i bicchieri di cristallo, tutto era pronto quando mi resi conto che erano giunte le 20,00 Mirko non arrivava e cominciavo a diventare un po’ ansiosa il tempo non prometteva niente di buono,

avrebbe nevicato a lungo anche quella notte. Cercai d’ingannare il tempo per non pensare, giocando con il mio bambino e preparandogli la cena. Decisi di fare il bagnetto a Flavio, mettergli il pigiamino era pronto per la notte, gli occhietti gli si chiudevano già, mettendolo a letto provai per lui in’infinità tenerezza. Mentre tornavo di sotto sentii un freddo gelido percorrermi la schiena, probabilmente l’effetto dell’ansia protratta a lungo, cominciava a fare effetto. Erano ormai le 22,30 quando al limite della sopportazione, decisi di chiamare i suoi genitori per sapere notizie, ma purtroppo sua mamma mortificata mi rispose che neanche loro avevano notizie di Mirko. Per rassicurarmi sua mamma mi disse “vedrai che a momenti arriverà, cerca di stare tranquilla “ per non metterli in agitazione ulteriormente, feci in modo di accettare il loro consiglio. Intanto continuava a nevicare e per saperne di più sul bollettino meteorologico accesi la tv alla ricerca di qualche notiziario regionale, appresi con sgomento la notizia di un incidente disastroso, in cui vennero coinvolte parecchie macchine, mio malgrado riconobbi subito l’auto di Mirko, rimasi paralizzata dall’orrore, non poteva essere vero non  il mio Mirko; ma a confermare le mie angosce fu   lo squillo del telefono, erano i suoi genitori che con un filo di voce mi dissero che sarebbero venuti a prendermi per recarci sul

posto dell’incidente.  Pochi minuti dopo suonarono alla porta era Virginia che si sarebbe fermata lì a sorvegliare Flavio. Nel tragitto che percorremmo per arrivare sul posto, nessuno dei tre riuscì a proferire parola i nostri sguardi terrorizzati erano più che esaurienti. Arrivati lì degli agenti di polizia ci dissero che tutti i feriti erano stati portati all’ospedale vicino, nel mio cuore si accese un barlume di speranza, se Mirko era stato portato in ospedale era VIVO per me contava solo quello. Giunti in ospedale ci trovammo di fronte ad una ressa fra parenti dei feriti che volevano avere notizie dei propri cari, tutto quello sgomento mi mise addosso un ansia terribile, dovevo immediatamente sapere di Mirko, si avvicinò un medico e lo pregai di dirmi qualcosa del signor Moretti Mirko, il dottore si fece all’improvviso pallido e ci disse senza mezzi termini che Mirko non cel’aveva fatta, durante il trasporto in autoambulanza, un embolia lo stroncò sul colpo. L’ultima cosa che ricordai fu il viso della signora Moretti pietrificato, persi i sensi per un tempo indefinito, al mio risveglio come nel peggiore degli incubi i suoi genitori li vicini a me, confermarono ciò che più temevo, la morte di Mirko era l’amara verità. Piangemmo a lungo abbracciati senza riuscire a trovare le parole per esprimere quel dolore devastante. Provai un’infinità pietà per i signori Moretti in poche ore sembravano invecchiati di colpo, il mio amore per Mirko mi aveva resa egoista, pensavo che il privilegio di soffrire era solo una mia prerogativa, senza immaginare il dolore altrui. Occuparsi dei funerali e tutto il resto fu un calvario troppo pesante da sopportare, cercavamo di farci forza a vicenda ma con scarsi risultati di riuscita. Salutai per sempre Mirko, ma una  parte di me era andata via con lui, il tempo non avrebbe mai potuto cancellare il dolore che m’invadeva l’anima. Tutto ciò che mi rimaneva erano i ricordi, quelli nessuno me li poteva portare via era indelebili nel mio cuore. Quante cose avrei voluto dirgli ancora, speravo che lui da lassù vegliasse su tutti noi soprattutto sul piccolo Flavio. Andando via Mirko mi lasciò in pegno l’amore dei suoi genitori dei quali ero molto grata per il sostegno che mi offrivano, ma la mia vita era vuota a colmare quel vuoto c’era il mio bambino che amavo più della mia stessa vita, dovevo trovare la forza di andare avanti per lui, perché so che Mirko avrebbe voluto così. Le giornate erano interminabili, quando una mattina decisi di telefonare a Rebecca per metterla a corrente dell’accaduto. Cercavo in lei il conforto che non riuscivo a trovare, lei mi promise che sarebbe partita subito per raggiungermi, come avevo potuto tenerla all’oscuro della mia sciagura!  Sono ormai passati anni dalla morte di Mirko ma la rassegnazione di cui tanto parlavano non l’avevo mai trovata, Flavio cresceva bello e forte come suo padre e non mancava giorno in cui non mi chiedeva di parlargli di lui e questo mi aiutò a superare i molti momenti di sconforto che si succedettero. Il graffio nell’anima non si sarebbe mai rimarginato.

Perché si graffia?!?

Grazia Mazza

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